
Continua a far discutere la riqualificazione dell’ex Palazzo Enel. Dopo la nota ufficiale della Soprintendenza di Bologna che ha confermato che “non si realizzerà un museo con i reperti archeologici presenti nell’area”, e la controproposta del gruppo di cittadini che da mesi contrasta il progetto (“Si potrebbe ancora realizzare un cunicolo che porti ai reperti”), ecco un nuovo intervento che contesta l’operazione edilizia, a firma di dieci piacentini tra cui gli artisti William Xerra e Alberto Esse e l’architetto Guido Lavelli.
“Costituzione italiana art.9
La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.
tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione.
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Credo che tutti i responsabili, sia pubblici sia privati, dell’ intervento sull’area ex- Enel non abbiano tenuto in considerazione l’ Art. 9 della Costituzione italiana (se non sbaglio unica al mondo che prevede la tutela del patrimonio storico e artistico della Nazione).
I patrimoni storici e artistici, che hanno stretta relazione col sito dell’intervento, sono ben due di grande valore e rilevanza :
A) I REPERTI ARCHEOLOGICI
del II secolo A.C. (che si trovano nell’area dell’intervento ) di probabile appartenenza alle mura romane e parte al Teatro romano (reperti che devono essere ancora studiati accuratamente e valorizzati in maniera adeguata ).
B) Il possente e magnifico PALAZZO FARNESE, capolavoro rinascimentale dell’Arch. Vignola, imponente ingresso da nord e dal fiume Po alla città di Piacenza Il Palazzo Farnese è austero, maestoso, un vero esempio dell’ Architettura Monumentale del Rinascimento che va assolutamente rispettato; ci ricorda i fasti e la potenza della famiglia Farnese che aveva arricchito la città di Piacenza anche con una straordinaria pala di Raffaello Sanzio, detta “La Madonna Sistina” dipinta per la Chiesa di San Sisto (venduta poi dai frati neri) e con i Cavalli del Mochi (Alessandro e Ranuccio Farnese) che danno il nome alla Piazza dei Cavalli, certamente i più bei monumenti equestri al mondo. Pochi altri palazzi italiani hanno l’asciutta e determinata maestosità del nostro Palazzo Farnese.
L’ Amministrazione Comunale ha destinato a residenza privata il terreno (ex Enel) che si trova antistante a Palazzo Farnese di Piacenza, quindi permette la costruzione di un condominio.
È mia convinzione che questo edificio residenziale non si debba fare, perché un condominio è la parte più scadente e meno nobile trattato dall’Architettura, dove prevalgono solo le esigenze speculative che sovrastano i valori estetici che sono la base dell’Architettura. Le esigenze primarie dei condomini sono solo convenienti ai committenti che le vogliono omologate ai livelli più bassi dei valori architettonici e per queste ragioni si passa dall’Architettura all’edilizia. La residenza moderna, prodotta dal periodo di ricostruzione dalla seconda guerra mondiale in poi, è grossolana, massificante e ripetitiva, risponde solo alle esigenze economiche richieste da tutti i committenti, siano essi privati, corporazioni, cooperative, enti pubblici, banche, assicurazioni ecc.
Il committente, nella maggioranza dei casi, si sente proprietario: “Ci metto io i miei soldi che sono buoni”, richiede prestazioni solo speculative e di massimo profitto, non ha nessun rispetto per l’ Architettura che per questa ragione diventa edilizia, sia che sia progettata e proposta da Architetti, da Ingegneri, da Geometri e da tutti gli operatori del sistema. Per questo scopo vengono invocati sempre criteri di funzionalità di organizzazione degli spazi: zona notte distinta da zona giorno, necessità di terrazzi, di box auto interrati e di posti macchina in superficie: la civiltà delle macchine prende il sopravvento e senza box l’appartamento non si vende. E poi non possono mancare i negozi a piano terra, per soddisfare le esigenze di una società del consumo.
Nessuno parla mai di architettura, della qualità della vita, ancor meno della bellezza. Nemmeno le Archi Star internazionali potrebbero proporre una soluzione residenziale in quella piccola area frontale al Palazzo Farnese senza fallire l’approccio. Voglio ricordare che gli edifici antistanti al Palazzo Farnese su via Cavour, che mantengono un rapporto territoriale col grande Palazzo, sono stati costruiti da Enti Pubblici o di uso pubblico, non legati a funzioni fuorvianti verso l’edilizia, che tutti rispondono a corretti linguaggi di Architettura ed il Liceo Gioia è una bell’opera di Architettura e sostiene alla grande il confronto col Palazzo Farnese (appunto perché è pubblico, non gravato da interessi particolari). L’area ex-Enel destinata storicamente alla “fiera dei Cambi” nel medioevo, non è mai stata costruita nei secoli ed ha solo sostenuto piccole catapecchie, fino a quando è arrivata la prima importante costruzione fatta dall’Enel. Obiettare che si possono sempre abbattere e ricostruire tutte le parti della città, perché continua la sedimentazione e la città si ricostruisce sempre su sé stessa, oggi non ha valenza culturale. Abbattere e ricostruire era permesso nei secoli passati solo ai Papi (“Quello che non fecero i barbari, lo fecero i Barberini” nota pasquinata diffusa sotto Urbano VIII) e agli Imperatori. Molti cittadini in questi giorni sono particolarmente impressionati per la velocità con la quale viene eseguita la parte strutturale della costruzione. Nel breve tempo di poche settimane sono state gettate alcune centinaia di metri cubi di cemento armato nella parte interrata dell’edificio, come se fosse un insediamento antinucleare. In questi casi controversi i costruttori, come sempre, accelerano i lavori e non è difficile supporre il perché.
Bisogna essere molto preoccupati per la futura destinazione urbanistica dell’area adiacente a quella in oggetto, denominata “ex camuzzi”. per interesse pubblico non deve assolutamente diventare ad uso residenziale privato, con la costruzione di un ulteriore edificio condominiale. la morfologia degli attuali insediamenti indica che si possono trovare i reperti delle antiche fondamenta dell’anfiteatro romano. Oggigiorno i nostri centri storici devono essere protetti e valorizzati nel loro profondo valore storico, artistico e culturale, come è previsto dalla costituzione italiana. Pertanto qualunque autorizzazione o intervento che non rispetti appieno l’art. 9 dovrebbe essere ritenuto, come in effetti e’, anticostituzionale”.
Artemio Cavagna
William Xerra
Guido Lavelli
Anna Lalatta
Valerio Spagnoli
Alberto Esse
Silvano Tirelli
Ferruccio Colla
Gianmaria Sforza
Gianni Marieschi




