Opinioni – Piroli: “Alunni stranieri, non accogliere significa rinunciare al futuro”

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piroli fotoL’assessore alle politiche scolastiche ed educative e alle politiche giovanili del Comune di Piacenza Giulia Piroli interviene sulla concentrazione degli alunni di origine straniera a Piacenza:

Nell’imminente apertura delle iscrizioni scolastiche per il prossimo anno, si è riattivata anche sul quotidiano locale la discussione sull’eccessiva concentrazione di alunni di origine straniera in alcune scuole. Il rischio che avverto come assessore alle politiche educative del comune di Piacenza è tuttavia che concentrando l’attenzione su questo aspetto si finisca per alimentare lo stigma, in un periodo di forti tensioni e trascurare altri bisogni emergenti in ambito scolastico. La presenza di bambini di origine straniera non può infatti essere letta come di per sé problematica, anche perché ci riferiamo a situazioni fortemente differenziate. Accogliere persone che parlano altre lingue che si vestono e pregano in modo diverso è faticoso per tutti, ma evitare di farlo significa rinunciare al futuro che comunque è segnato in quel senso. E’ segnato dalla globalizzazione, dal desiderio anche dei giovani italiani di studiare e lavorare in altri paesi, di parlare altre lingue, di stare in contatto con il mondo intero. E’ il nostro presente che spinge in questa direzione indipendentemente dalla presenza o meno dello “straniero”. Compito di una società civile è rendere questo passaggio non troppo traumatico, accompagnarlo nel suo compimento e mettere a disposizione strumenti e creatività. Anche nelle scuole, affinché l’incontro di culture possa diventare un’opportunità per il futuro e non solo un problema, c’è bisogno della partecipazione di tutti: insegnanti, amministratori, genitori e l’intera comunità. In buona sostanza c’è bisogno di governare il cambiamento e per fare questo occorre “l’intero villaggio” e una ricerca creativa di qualità dell’insegnamento proprio all’interno delle scuole. E’ innegabile, anche se troppo spesso sottaciuto, che tanto si stia già facendo a sostegno del sistema formativo della nostra città che, dati alla mano, risulta tra le prime per la frequenza di alunni di origine straniera. Le scuole che hanno la più alta percentuale (non dimentichiamo che se nel nostro paese valesse lo “ius soli” di bambini veramente stranieri ce ne sarebbero pochi, poichè la stragrande maggioranza nasce in Italia) sono sostenute in modo considerevole dall’Amministrazione comunale. Sono stati infatti messi a disposizione finanziamenti per promuovere attività che qualificano la scuola a vantaggio di tutti gli alunni, italiani e stranieri. Occorre però anche valorizzare l’impegno di quei dirigenti e insegnanti motivati a sperimentare e intraprendere strade ed esperienze inedite dal momento che ci troviamo per la prima volta in una situazione nuova alla quale non si può rispondere con soluzioni vecchie. In questa direzione Comune e Centro di Documentazione educativa, insieme alle scuole, hanno da anni promosso un percorso di sviluppo di curricula interculturali, raccolti in una recente pubblicazione che ha riscosso rilevante interesse anche a livello nazionale. Serve anche che l’amministrazione scolastica aiuti le scuole autonome a darsi criteri per una più equa distribuzione delle nuove iscrizioni affinché la troppo elevata concentrazione di bambini con problematiche analoghe non faccia esplodere una reazione ghettizzante per le stesse. Esistono in Italia esempi di scuole che da ghetto sono diventate le migliori istituzioni internazionali, ma anche per fare questo passo non basta mettere un’etichetta, occorre arrivarci per gradi e per convinzioni consolidate e condivise e forse nella nostra città i tempi non sono ancora maturi. Tuttavia, su questo terreno sarà fondamentale il lavoro avviato con le scuole, l’ Ufficio scolastico territoriale, i sindacati e il Terzo settore per la realizzazione di un più ampio “Patto per la scuola”, come richiesto anche dal Consiglio comunale all’unanimità. Fondamentale è poi la collaborazione dei genitori a cui andrebbe riservato un capitolo a parte. La scuola ha una propria competenza e l’autonomia didattica degli insegnanti non è in discussione, ma il piano dell’offerta formativa può essere costruito insieme alle famiglie affinché sia il frutto di una istanza comune con obiettivi condivisi. In conclusione tengo a sottolineare come di fronte ai ricorrenti fenomeni migratori nelle varie epoche le popolazioni abbiano adottato soluzioni, strategie, accorgimenti per favorire, a beneficio della comunità, il processo di integrazione. Arrestare questo processo che inevitabilmente si sviluppa a partire dal momento in cui, per le ragioni più svariate, si cerca di entrare in contatto con “l’altro diverso da me” è praticamente decidere di tornare indietro, di arrestare la storia, come riporre il computer fingendo che non esista e che non stia operando un cambiamento a livello delle nostre coscienze e percezioni.

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