Approvata dal Comune di Piacenza la possibilità di celebrare i matrimoni civili in dimore storiche private. Il sì è arrivato con il voto favorevole di tutta la maggioranza (con l’eccezione dei Moderati, astenuti) e l’astensione di Movimento 5 Stelle e Sinistra per Piacenza. Voto contrario e forti critiche arrivano dall’opposizione, con la contrarietà del centrodestra, che con Foti (Fdi) ha lanciato la polemica, parlando di “amicizie elettorali” riguardo ad una delle possibili nuove sedi dei matrimoni civili (la “Volta del Vescovo”, casale all’imbocco di strada Valnure di proprietà, dal 1860, dei conti Arcelli Fontana). Le accuse sono state subito rispedite al mittente dalla maggioranza, con l’assessore Giorgia Buscarini: “nessun favoritismo. Non c’è nessuno da privilegiare”. L’unica motivazione del Comune nel permettere di celebrare matrimoni civili anche “fuori sede” in dimore private è legata unicamente ad ampliare le “possibilità offerte ai cittadini” che si sposano, come ribadisce l’assessore Buscarini. Si vogliono aggiungere nuove sedi “alleggerendo” soprattutto il salone Pierluigi di Palazzo Farnese (scelto spessissimo, lasciando peraltro semi-inutilizzata la sede di viale Beverora). Naturalmente la scelta delle proprietà private dovrà avvenire tramite bando pubblico: “tutti potranno partecipare” continua Buscarini, a patto che la dimora soddisfi alcuni requisiti “di interesse storico, culturale, architettonico e turistico”. Le nuove “sedi” avranno al loro interno uno spazio comunale per la celebrazione del rito civile, gestito da personale dell’ufficio Anagrafe, spiega Buscarini, rispondendo a dubbi sollevati sull’organizzazione dal centrodestra. La novità partirà probabilmente solo come sperimentazione per un anno, mantenendo però l’esenzione tariffaria, già oggi prevista (nelle sedi comunali) per le coppie in cui almeno un componente sia residente a Piacenza. Foti contesta quest’ultima decisione, definendola “anticostituzionale” aggiungendo “l’amministrazione deve mettere a disposizione senza principi discriminatori, specie se si applica anche a dimore private”. Per Foti l’allargamento dei matrimoni civili a sedi non pubbliche è un provvedimento di cui “non c’è bisogno” e “senza senso”. Il centrodestra ha anche presentato un emendamento (con primo firmatario Marco Colosimo di Piacenza Viva) per un compromesso, individuando sedi di “valenza culturale e artistica di pregevole valore” ma di proprietà comunale da affiancare alle attuali (Foti ha portato come esempi l’auditorium dei Teatini e il teatro dei Filodrammatici). Anche se l’emendamento è stato bocciato di stretta misura, ha ottenuto il voto favorevole, oltre che di tutte le opposizioni, anche dei Moderati (oltre all’astensione della PD Lucia Carella). Pareri critici al nuovo provvedimento arrivano anche da Lucia Girometta (FI) che spiega come “la sede più indicata per celebrare i matrimoni ci sia già” aggiungendo “favorire i privati non è né saggio né utile”. A dar manforte anche Giovanni Botti (PdL): “il matrimonificio alla Las Vegas lo lasciamo agli americani; se si deve utilizzare il matrimonio per portare gente a Piacenza siamo veramente alla frutta”.




