
Gli abitanti del tratto Rivergaro-Cernusca della Strada Statale 45, riuniti nell’Associazione Residenti-Utenti SS45 della Val Trebbia, hanno deciso di autotassarsi per ricorrere al Tribunale amministrativo regionale della sezione di Parma contro il progetto dell’ANAS di ampliamento della strada. Il comitato è sostenuto da Legambiente e Italia Nostra, che partecipano ai ricorsi in via di formalizzazione anche alla Corte dei conti (per i costi lievitati da 50 a 200 milioni di euro dal 2017) e alla Commissione europea (per l’importante impatto ambientale sul territorio e le popolazioni, non informate a riguardo).
Spiega bene il progetto della nuova SS45 l’attivista di Legambiente, Laura Chiappa: “Una strada nuova è necessaria, nessuno dell’associazione né i comitati affermano che non ci sia bisogno di un suo ammodernamento. Il progetto presentato da ANAS non ha visto alcun tipo di compartecipazione degli utenti che percorrono abitualmente quella strada né dei residenti della zona, nonostante questo contatto sia stato cercato dal 2022. Questi cittadini sono stati obbligati a incaricare un ingegnere e un architetto a leggere migliaia di pagine del progetto ufficiale che un cittadino medio non riuscirebbe a capire e hanno presentato un progetto alternativo con una conferenza dei servizi per superare le criticità di un progetto calato dall’alto, disegnato su cartografia da tecnici che in Val Trebbia non sono mai stati, che non hanno dimestichezza col territorio. Sono poi arrivati centinaia di avvisi di esproprio lungo il tratto interessato della SS45 dall’oggi al domani. Le criticità sono molte: 8 rotonde su 11 km (un unicum in tutta la vallata, anche sul versante genovese) non hanno alcun senso, ci sarà un pauroso consumo di suolo, oltre ai grandi costi. A parere nostro sarebbero possibili molti più incroci a raso anziché rotonde, poiché ci troviamo su un ambiente del tutto collinare. Doveva trattarsi di un semplice ammodernamento e invece la nuova strada è stata progettata come se fosse una nuova struttura che non considera l’ambiente collinare con ben altre qualità e caratteristiche di una qualunque strada di pianura. La valenza ambientale e territoriale ed economico-turistica di questa zona della valle merita un’attenzione molto diversa. Verranno realizzati sbancamenti enormi e muri di 5 metri intorno alle colline, tutto per far risparmiare all’automobilista medio solo… 38 secondi in meno dell’attuale tragitto. Si sacrifica un punto della nostra bellissima valle per una sicurezza fittizia perché dipende sempre anche da come uno guida. Per noi è molto critico, poi, il progetto di viadotto del Cernusca che avrebbe un altro impatto enorme e non necessario. Inoltre, cosa succederà in più di 4 anni di cantiere in due tratti, con passaggi continui di camion dalla cava, con un incremento di file e code interminabili, già frequenti per andare e venire dalla pianura a Bobbio? Vogliamo offrire una possibilità ad ANAS di sviluppare delle correzioni migliorative, ne va della salvaguardia della Val Trebbia.”
A guidare le proteste e la necessità di una progettualità del tutto alternativa è anche Giorgio Vecchiattini, abitante del tratto interessato e ‘guida’, per così dire, dell’Associazione Residenti-Utenti, che non la manda a dire: “Per ora non abbiamo avuto riscontri dopo le nostre proteste, il ricorso al TAR [e alla Corte di conti e alla UE nda] è l’ultima spiaggia nel tentativo di arrivare a un nuovo confronto di progetto alternativo, con una squadra tecnico-legale che abbiamo pagato coi nostri soldi. Non credo che questi ricorsi passeranno inosservati per l’ANAS. Le giornate a Rivergaro e Travo con i tecnici dell’ente e le popolazioni coinvolte sono state del tutto insufficienti per la loro durata e partecipazione, male organizzate e con meno della metà degli interventi presentati e per giunta risposte in merito del tutto vaghe. Avremmo preferito tirassero fuori le tavole e smentissero le nostre richieste e osservazioni, ma non l’hanno fatto. Prima della chiusura della conferenza di servizi di novembre c’è stata la possibilità di fare una videoconferenza con ANAS, ma era durata solo 10 minuti, un tempo insufficiente per avere un ennesimo confronto. Noi vogliamo questo progetto alternativo, sappiamo benissimo la problematica della sicurezza della strada. Secondo i decreti ministeriali del 2006 non dovrebbero considerare la struttura come nuova essendo quella strada preesistente e che avrebbe effetti abnormi sul territorio con pure dei costi notevolmente aumentati. I lavori saranno una strozzatura in quel punto e alimenteranno i volumi di traffico in quell’area della Val Trebbia. Sarebbero meglio incroci a raso, controlli sulla velocità e una messa in sicurezza per i pedoni, che non è nemmeno stata considerata. Chi ci accusa di non volere la nuova strada, affida unicamente alla sola infrastruttura la sicurezza dei pedoni e automobilisti, che invece dipende spesso da fattori umani. I residenti sono corsi da noi quando nel marzo 2023 sono arrivati all’improvviso gli avvisi di esproprio, abbiamo scoperto quello che stava succedendo e ci siamo mobilitati. Siamo stati costretti ad entrare nel merito nell’ultimo anno perché il progetto, che è stato appaltato da ANAS a una società di grandi opere di Torino, lo studio Corona, non sa niente del nostro territorio e dalla progettualità si vede, perché non tiene in considerazione le vie d’accesso alle proprietà e alle abitazioni dei residenti. I proprietari di un maneggio del Cernusco non sanno come entrare in casa loro e l’ANAS non sapeva cosa rispondere. Nell’ambito della conferenza dei servizi, il commissario ha fatto approvare il progetto a maggioranza e l’avvocatura della Presidenza del Consiglio ha rigettato il dissenso del comune di Rivergaro, da qui l’unica scelta di ricorrere al TAR. Sono stati un buco nell’acqua i tentativi di dialogo coi politici piacentini di livello nazionale come l’ex ministra delle Infrastrutture Paola De Micheli (colei che ha nominato l’attuale commissario ANAS) e il deputato Tommaso Foti, uno degli uomini più vicini all’attuale presidente del Consiglio. Abbiamo anche interloquito con Salvini, l’attuale ministro dei Trasporti, che è sembrato disponibile a venirci incontro. Io sono direttore di stabilimento, chi si sarebbe mai sognato di ricorrere al TAR al costo di 20mila euro? Certi credono che ci divertiamo e invece ha creato molta rabbia in persone comuni essere snobbate e guardate dall’alto al basso dall’ANAS e da altre istituzioni contrarie (tra cui i sindaci di Bobbio e Travo, lontani dalla zona interessata) al progetto alternativo. Siamo stati costantemente ignorati da chi ci accusa di difendere il nostro orticello, e invece difendiamo solo casa nostra che è questa valle, senza rinunciare all’ammodernamento necessario di una strada.”




