L’industria piacentina regge, Rolleri: “Nel 2021 il rilancio grazie a vaccini, stabilità politica e fondi europei”

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FRANCESCO ROLLERI PRESIDENTE DI CONFINDUSTRIA PIACENZA

Lo tsunami covid è stato travolgente quanto imprevisto, ma l’industria piacentina ha saputo riorganizzarsi e nella seconda metà del 2020 si iniziano ad intravedere i primi spiragli di ripresa. È questa la buona notizia che emerge dalla tradizionale indagine congiunturale di Confindustria Piacenza, presentata nei giorni scorsi dal presidente Francesco Rolleri, il direttore Luca Groppi e dal membro del Centro Studi Giulia Silva. L’analisi, realizzata a partire dai dati forniti da un campione altamente significativo di imprese del territorio – che mettono insieme circa 3 miliardi di fatturato e 8mila dipendenti – ha messo in luce le variazioni economiche del secondo semestre dell’anno appena terminato rispetto allo stesso periodo del 2019, sviluppando inoltre una parte dedicata alle previsioni per il primo semestre 2021. E se è vero che molti indicatori presentano ancora il segno meno davanti, il miglioramento rispetto al quadro disastroso conseguente al primo lockdown è evidente.

Nel dettaglio, il fatturato complessivo si attesta sul -1,14% (nel primo semestre era sceso del 13,87%), mentre l’occupazione cala del 0,91%. Tiene bene il mercato interno, con un dato positivo per il fatturato domestico (+1,78%), mentre quello estero rimane, come nella precedente rilevazione, in terreno negativo (-4,69%).

SETTORE MECCANICO SEMPRE PIÚ GIÚ, BENE L’ALIMENTARE – L’indagine si focalizza poi sui singoli comparti. Il settore meccanico, quello maggiormente rappresentativo della nostra provincia, è l’unico che segnala dati negativi per tutti gli indicatori rilevati: cala il fatturato complessivo (-5,70%), peggiore nella componente estera (-6,83%) rispetto a quella domestica (-2,77%). Un rallentamento – evidenzia lo studio – che non si lega esclusivamente al contesto emergenziale: dall’autunno del 2019, il settore stava infatti risentendo di un contesto internazionale non favorevole, dovuto alle difficoltà del settore automotive, specialmente in Germania, alle tensioni geopolitiche tra Cina, USA, Russia e conseguenti adozioni di misure daziarie e barriere non tariffarie, alle incertezze sui mercati energetici, in particolare dell’Oil&Gas. Su questo settore incide, inoltre, la dinamica degli investimenti che presenta una forte contrazione nelle ultime due rilevazioni (nel 2020, per l’intero comparto manifatturiero, gli investimenti sono calati del -19,21% rispetto all’anno precedente, nel 2019 del -11,59%).

Bene invece l’alimentare, con dati positivi sia nel fatturato (+1,98%) che nell’occupazione (+0,44%). Anche in questo settore, il dato delle vendite domestiche (+2,99%) supera quelle estere, che sono in negativo (- 1,31%). Il dato complessivo del comparto – puntualizza l’indagine – nasconde la grande variabilità tra aziende: a risentire maggiormente della congiuntura negativa sono state, infatti, le aziende alimentari che distribuiscono i loro prodotti nel canale Ho.Re.Ca. (hotel, restaurants e catering), uno dei più colpiti dalle misure restrittive. Hanno performato meglio, al contrario, le aziende che hanno potuto lavorare con il canale della GDO (Grande Distribuzione Organizzata).

La miglior performance, per quanto riguarda il fatturato, viene registrata dal settore dei materiali edili (+5,74%). È però importante ricordare come questa crescita si inserisca in un lungo periodo di crisi del comparto, che ha visto negli ultimi 10 anni il proprio fatturato sostanzialmente dimezzarsi. Il settore delle imprese varie, che raggruppa tessile, arredamento, legno, chimica/plastica ed altri, rimane stabile nel complesso (+0,11%), confermando il dato migliore sulle vendite domestiche (+4,38%) rispetto a quelle estere (-3,01%).

OCCUPAZIONE E INVESTIMENTI IN CALO – Dopo anni di crescita, l’occupazione complessiva, come detto, cala del 0,91%, risentendo dell’incertezza economica generale: in una situazione in cui è ancora in vigore il blocco dei licenziamenti, i flussi fisiologici di uscita dal mercato del lavoro (ad esempio, pensionamenti) non sono stati, per ora, sostenuti da nuovi ingressi. Anche in questo caso, il settore alimentare si è contraddistinto per un risultato positivo (+0,44%), condiviso anche dal settore dei materiali edili (+0,66%). Male, ancora una volta, il settore meccanico (-1,37%).

Particolarmente negativo è il dato sugli investimenti, che nel 2020, per l’intero comparto manifatturiero, hanno registrato una variazione del -19,21% rispetto all’anno precedente (in cui erano già calati rispetto al 2018 del -11,59%). L’unico settore che si conferma in terreno positivo è quello delle imprese alimentari (+6,20% nel 2019 e +1,94% nel 2020). A riportare il segno meno sono sia il settore meccanico (-2,50% nel 2019 e -5,79% nel 2020) che quello delle industrie varie (-26,81% nel 2019 e -20,25% nel 2020).

LE CONDIZIONI PER RIPARTIRE – Dopo un anno estremamente duro, le industrie piacentine guardano al 2021 con ottimismo. “Le condizioni perché si concretizzi l’atteso rimbalzo ci sono – il commento dei vertici di Confindustria -: la campagna vaccinale, il vero punto di svolta per l’evoluzione positiva della situazione, è partita, seppur con qualche ostacolo, ed il contesto politico e macroeconomico sia internazionale che nazionale, sembra stabilizzarsi, favorito anche dalle potenzialità dei fondi della Next Generation EU. Oltre che dalle buone aspettative sul contesto, la fiducia nel rilancio arriva in ogni caso anche dalla consapevolezza che, come più volte successo in passato, l’industria piacentina, grazie alla sua resilienza e flessibilità, saprà adattare il proprio modello di business alle mutate condizioni economiche”.

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