Copra Elior “orfano” del presidente Molinaroli, che ha annunciato di voler gettare la spugna, e sospeso tra il rischio di sparire e quello di emigrare (si parla di Milano); Pro Piacenza in Municipio per festeggiare la promozione, ma non per rispondere alla proposta di unire le forze con il Piacenza avanzata dall’assessore Cisini; tifosi biancorossi del Piacenza pronti a usare “il bastone” contro l’ipotesi di fusione con lo stesso Pro. Nervi tesi, in sintesi, per tre delle realtà sportive più seguite dai piacentini: situazioni tra loro diversissime ma che, analizzate nel complesso, confermano le enormi difficoltà che città e imprenditori locali stanno incontrando in questo momento nel costruire il futuro.
Evitando di entrare nella questione delle responsabilità, che il più delle volte scade a rimpallo noioso, resta da osservare che soggetti deboli, ovviamente, erano e restano gli appassionati: sempre pronti a spendere tempo e denaro per la loro squadra ma poi sballottati tra voci, annunci e smentite o addirittura schiaffeggiati da situazioni che appaiono a molti ai limiti dell’incredibile.
Sono quelli che una volta si sarebbero definiti “sportivi” – colore e anima di ogni stadio e di ogni palazzetto – a pagare, ormai costantemente, il prezzo più alto in una realtà nella quale l’espressione “fare squadra” circola spesso, ma che ad oggi appare così in crisi da non riuscire più a garantire nemmeno il (già di per sé non certo esaltante…) livello ‘panem et circenses’.




