Mio Post – “La volontà di partecipazione dovrebbe essere salutata positivamente”

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partecipazioneDi Stefano Benedetti, Elisabetta Bergonzi, Manrico Bissi, Cristian Boiardi, Giuseppe Castelnuovo, Artemio Cavagna, Laura Chiappa, Pietro Chiappelloni, Guido Lavelli, Giuseppe Marchetti, Marco Natali, Patrizio Passilongo, Edoardo Pivoni, Marcella Rossi, Elisa Secolo – Abbiamo letto su Libertà del 4 marzo la dichiarazione del direttore di Confindustria Cesare Betti, che attribuisce ai comitati di cittadini la colpa di essere un freno all’imprenditorialità.
I comitati e/o gruppi d’opinione non si divertono certo a occuparsi di temi complessi che riguardano il territorio nel quale vivono. È faticoso per i cittadini reperire documentazioni, studiare leggi, ricostruire percorsi amministrativi sui quali spesso essi sono stati tenuti deliberatamente all’oscuro. Non si dimentichi che non è questo il loro mestiere, né sono pagati per farlo: il loro impegno, gratuito e volontario, a favore del territorio e della città si aggiunge a tutti i normali impegni che già ogni cittadino si trova quotidianamente ad affrontare, sottraendo tempo, energie e tranquillità alla propria vita.
Se lo fanno -al di là, al di sopra e al di fuori delle organizzazioni politiche tradizionali- è perché hanno davvero a cuore ciò di cui si occupano, e si trovano a dover svolgere una funzione di supplenza rispetto a chi sarebbe deputato a farlo. Non hanno altro scopo che migliorare la città, la provincia e la qualità della vita propria e dei piacentini; cercano di salvaguardare e valorizzare la bellezza di un territorio invidiabile, tramandatoci dai nostri padri e che stiamo pervicacemente impoverendo con interventi, progetti e strategie di breve respiro.
Avendo a cuore la qualità di vita della comunità, non vogliono certo impedire lo sviluppo, ma con la convinzione che vada prestata attenzione all’interesse collettivo, interesse ben definito dall’art. 41 della Costituzione. C’è modo e modo di creare posti di lavoro, e i cittadini impegnati nei comitati o a sostegno di proteste e proposte preferiscono occasioni di lavoro durature nel tempo, che non inquinino, non impattino negativamente sull’ambiente e sulla salute, non riducano ulteriormente natura e biodiversità, non distruggano bellezza, non impediscano fonti di reddito sostenibili future.
La costruzione di un condominio come nel caso ex Enel, per esempio, dà lavoro per un tempo troppo breve, mentre la valorizzazione dei resti archeologici e la presenza di una palestra vera darebbero ben lavoro più a lungo. Questa inutile contrapposizione fra chi vuol costruire (inceneritori, condomini, ipermercati, centri logistici ecc.) e gruppi di cittadini che vogliono impedirlo è soprattutto dovuta al fatto che non c’è un progetto complessivo di città e di territorio, non c’è abitudine alla partecipazione, non c’è la disponibilità a pianificare con tutti i soggetti interessati alle decisioni che riguardano il territorio e che hanno ricadute su tutta la collettività.
Altro elemento è la sordità degli amministratori rispetto ai dubbi, ai timori, ai suggerimenti dei cittadini che spesso dimostrano di avere più lungimiranza e buonsenso. La triste vicenda dei danni prodotti al lastricato secolare di Piazza Cavalli sta lì a dimostrarlo, per esempio. E non vogliamo pensare che gli industriali possano esprimere un giudizio positivo dell’operato dell’amministrazione, tanto criticato e inutilmente dai comitati… L’accoglimento delle sollecitazioni, più volte espresse da associazioni e comitati, rispetto alla possibilità di indire referendum consultivi sulle scelte strategiche di carattere territoriale sarebbe senza dubbio un segno di democrazia partecipativa, oltreché un valido strumento innovativo per evitare percorsi autorizzativi accidentati e talvolta gravosi per gli operatori economici coinvolti, ed eviterebbe la contrapposizione fra istituzioni, soggetti economici e cittadini.
Certi politici valutano invece l’impegno di molti come un’astiosa contrapposizione ai propri progetti e ai propri interessi di parte e non come volontà di collaborare con le istituzioni per migliorare le condizioni di tutti.
E purtroppo, nell’esperienza quotidiana, la salvaguardia del bene comune viene dopo l’imperativo di proteggere l’interesse, pur legittimo, dell’iniziativa privata. Ma la volontà di partecipazione dovrebbe essere anzi salutata positivamente, sia dagli amministratori sia dai rappresentanti delle categorie economiche, perché testimonia la vitalità della società civile e una capacità di reagire e di non subire passivamente scelte e decisioni non condivise.

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