di Elisabetta Bergonzi, Portavoce del Comitato contro la realizzazione di centrali a biomassa a Bettola –
Durante le vacanze con la mia famiglia ne ho approfittato per una visita alla centrale di teleriscaldamento a biomasse delle comunità dell’Alta Valle Camonica (Ponte di Legno – Temù) intervistando l’ingegnere responsabile della centrale.
La centrale ed il suo progetto sono della società interamente pubblica costituita da Comune di Ponte di Legno, Comune di Temù, Unione dei Comuni dell’Alta Val Camonica. Il progetto per la realizzazione della centrale, della rete di teleriscaldamento e per la gestione boschiva è durato circa 10 anni. La centrale è sita “in posizione decentrata e isolata rispetto ai centri abitati” (scritto così nella presentazione del progetto e verificabile dal vero). Il progetto è nato con lo scopo principale di sostituire tutte le caldaie a gasolio dei due paesi sfruttando la risorsa principale alternativa disponibile in loco. E’ stato infatti stipulato un contratto di fornitura legname, ramaglie e gestione boschiva con il locale “Consorzio Forestale Due Parchi” (Stelvio e Adamello). Nonostante ciò lo scorso anno per la fornitura del legname in tronchi si è reso necessario appaltare all’esterno (per ora l’appalto fortunatamente è stato vinto da una società del vicino Trentino). Al momento la centrale produce solo calore ma ora stanno pensando di produrre anche energia elettrica per alimentare se stessi e alleviare, almeno in parte, i costi di gestione che sono piuttosto sostenuti, nonostante la stagionalità del funzionamento a pieno regime della centrale sia lunga (trovandosi nel mezzo delle Alpi da Settembre a Maggio), sia costituita da due caldaie separate per gestire le differenze di fabbisogno tra estate e inverno e siano già allacciate oltre 900 utenze tra Ponte di Legno e Temù. Sono stati stanziati complessivamente ben 15.000.000 (quindici milioni) di euro per il rifacimento di tutte le vie del paese per il passaggio della rete. Si capisce quindi bene che un impianto simile se non sostenuto da bilanci e contributi pubblici difficilmente sarebbe economicamente sostenibile (Ponte di Legno per far fronte alle spese sostenute per le opere pubbliche degli ultimi anni aveva anche introdotto, parallelamente all’ICI, la tassa di scopo, uno dei pochissimi comuni in Italia a farlo). Infatti alla mia domanda “ed alla centrale di Sellero (paese della media valle) cosa è successo? ” la risposta dell’ingegnere è stata: “… ho letto dai giornali… quindi quello che può sapere anche lei… sa lì è una società francese… “.
Essendo sempre stata interessata alle tematiche relative allo sviluppo delle aree montane e abituale frequentatrice della Val Camonica, quello che ho letto io sui giornali relativamente alla centrale di Sellero già qualche anno fa, facilmente ancora consultabile tramite internet (Brescia Oggi quotidiano di Brescia e Provincia), è che la centrale era nata da una società mista pubblico – privata, pian piano il comune di Sellero (proprietario del capannone dato in affitto) è uscito dalla società lasciando così spazio ad una multinazionale francese che ne è diventata proprietaria unica. Dopo varie lamentele dei residenti che sentivano odori sgradevoli provenienti dai fumi della centrale, la stessa è stata posta sotto sequestro perché si è scoperto che insieme al cippato di legna venivano bruciate notevoli quantità di materiali plastici.
A Bettola, almeno per ora, verrebbe bruciata legna per la sola produzione di energia elettrica da immettere in rete, le amministrazioni pubbliche locali non sono presenti nel progetto né tanto meno sono stati coinvolti in qualsiasi modo i cittadini, il capitale sarebbe conferito da soggetti totalmente estranei al nostro territorio, il consorzio che gestisce i boschi l’alta Val Nure ha messo per iscritto che non ha intenzione di conferire alla centrale e che anche volendo non potrebbe perché vincolato a progetti di manutenzione boschiva sottoscritti con la Regione, la centrale verrebbe inoltre posizionata in una zona in cui sono presenti numerose residenze e un’area individuata in PRG per servizi socio sanitari.
Alla mia descrizione della struttura del progetto che interesserebbe Bettola la risposta dell’ingegnere è stata semplicemente un sorriso, ironico e un po’ amaro. Dobbiamo domandarci il perché?




