
Obiettivo: incanalare il traffico pendolare che viaggia su gomma su un Sistema Ferroviario Metropolitano Piacentino sulle direttrici Piacenza-Voghera; Piacenza-Cremona e Piacenza-Bologna
Lo sapevamo che nei cassetti delle pubbliche amministrazioni “covava” dal 2006 un progetto di metropolitana leggera, anzi un progetto per un Sistema Ferroviario Metropolitano Piacentino (SFMP)? Il sistema parte dall’idea di utilizzare alcune linee dismesse della rete ferroviaria esistente e ipotizza un collegamento su tre direttrici. Linee (con passaggio di convogli ogni mezz’ora) sulla Piacenza-Voghera (con fermate a San Nicolò, Rottofreno, Sarmato e Castelsangiovanni e ritorno); sulla Piacenza- Cremona (con soste a Caorso, Monticelli e Castelvetro); sulla Milano-Piacenza-Bologna (con fermate a Pontenure, Cadeo e Fiorenzuola).
Strada ferrata pronta ad assorbire il traffico pendolare interno alla provincia che dai paesi arriva in città ogni giorno al mattino per lavoro o per studio e torna a casa la sera. Il progetto era stato firmato dall’ingegner Franco Righetti e discendeva dal Piano strategico per Piacenza frutto degli Stati generali che nel 2000 diedero vita al Patto per Piacenza.
Non sarebbe certo una scelta precipitosa né affrettata, realizzarlo oggi. Sarebbe perfettamente in linea con i tempi “riflessivi” con cui si caratterizzano da sempre le scelte importanti a Piacenza. Di recente poi si segnala un altro sviluppo. Infatti nel dicembre dello scorso anno l’idea è entrata a far parte del Piano urbano della mobilità sostenibile o PUMS – suggerita da Legambiente che l’ha presentata tra le osservazioni. Il piano è stato approvato a fine anno dal consiglio comunale.
Il treno, la metropolitana leggera, sarebbe un’alternativa coerente con la svolta di cui nel dopo pandemia si fa un gran parlare, quella della sostenibilità ambientale. Importante come svolta nel sistema della mobilità vista la dimensione di traffico che ruota intorno a Piacenza.
Necessità evidente quali sono gli ostacoli per la metropolitana?
Spostare il traffico anche delle persone da gomma a rotaia sarebbe un toccasana per un territorio come quello di Piacenza. Perché non lo si è fatto e soprattutto perché se ne è quasi perduto il ricordo?
In realtà anche quando fu presentato il progetto non suscitò grandi entusiasmi – spiega Giuseppe Castelnuovo di Legambiente. Tra gli enti locali interessati a questa ipotesi ricordo c’era solo il Comune di Rottofreno (il sindaco di allora Giulio Maserati) e la motivazione fu che si trattava di un’idea troppo costosa a fronte dell’utilizzo che se ne sarebbe fatto. Nessuno quindi lo ha sostenuto.
Il progetto però – aggiunge Castelnuovo – non riguarda l’inserimento nei convogli di 2-3 vagoni in più che possano trasportate più persone, ma delinea un vero e proprio sistema metropolitano di superficie con una serie di frequenza di mezz’ora in mezz’ora. Tra l’altro in alcuni punti come quello tra Piacenza e Castelsangiovanni sarebbe già realizzabile, la linea come quella per Cremona, è già elettrificata. Qualche problema in più si porrebbe per la direzione Fiorenzuola, più trafficata e con la presenza dei treni veloci, ma i problemi se si vogliono affrontare si possono risolvere. E’ questo il punto.
La situazione di oggi è diversa da quando fu presentato il progetto. Da un lato la questione traffico si è ingigantita. Quanto ai fondi per realizzarla il PNRR consente la presentazione e il finanziamento di progetti sistemici volti al rilancio economico in un’ottica di sostenibilità. Si potrebbe cogliere l’occasione della discussione in Regione sul Piano regionale del Traffico (PRIT) in cui si prevedono pedemontane, autostrade ecc. Perché non rivisitarlo e chiedere l’inserimento di questo progetto? Effettivamente sono state portate all’attenzione alcune osservazioni però senza molta convinzione.
Credo che il tema richieda un impegno concreto e serio.
Da non trascurare, secondo Castelnuovo, l’aspetto economico. Per il sistema imprenditoriale piacentino – dice – sarebbe un’occasione da prendere al volo. Si pensi infatti ai lavori necessari per sistemare le stazioni e i collegamenti necessari… Si dovrebbero creare infrastrutture di contorno e credo che i finanziamenti potrebbero arrivare dal PNRR. Tra l’altro la Provincia ha attivato tre tavoli di lavoro con sindacati e categorie e sarebbe un tema interessante da sviluppare. Credo che non sia un’occasione da perdere.
Metropolitana parte di un sistema
Il progetto del 2006 oltre alla fattibilità possibile richiamava anche un altro elemento concreto “Il sistema ferroviario metropolitano dovrà divenire – si segnalava – la linea di forza del sistema di trasporto collettivo extraurbano piacentino”.
Da qui l’interrogativo: esiste questo sistema?
“E’ chiaro che senza questa condizione – spiega Castelnuovo – rischia di sembrare una fantasia, un sogno. Il punto nodale infatti è questo: una visione di sistema altrimenti l’area vasta non funzionerà mai. Ora il progetto è entrato a far parte del PUMS. E’ stato ritenuto valido, anzi sono state inserite alcune fermate in più”. Se ne prevede una a Le Mose (a servizio del polo logistico) una alla Cattolica sulla direttrice Milano-Piacenza-Bologna e una a Sant’Antonio sulla linea Piacenza-Voghera. “Direi che si tratta di un valore aggiunto ulteriore per rilanciare questo progetto, altrimenti che aspettiamo? Incrociare i fondi del PNRR è fondamentale e il soggetto principale per poterlo smuovere è la Regione. Un fatto è certo in Emilia Romagna siamo gli unici a non attivarci su questi temi”. Conclude Castelnuovo.
Gli esempi vicini a noi
Già diversi anni fa infatti altre province hanno realizzato un sistema di collegamenti su rotaia come lo stesso progetto di metropolitana leggera ricordava. Ecco gli esempi segnalati: “Bologna e il suo sistema ferroviario metropolitano con 82 stazioni, 8 linee di servizio, 280 km di rete, frequenza base 30 minuti. Reggio Emilia con 34 stazioni, tre linee di servizio: (Reggio, Ciano d’Enza, Reggio, Guastalla e Reggio, Sassuolo) 76 km di rete, frequenza base 30 minuti nelle fasce di punta. Modena con linea ATCM Modena. Sassuolo, Carpi: con 10 stazioni sulla Modena Sassuolo; 6 stazioni sulla Modena-Carpi; 36 km di rete, frequenza base 20 minuti nelle fasce di punta”.
Ecco di cosa si parla
La svolta sostenibile che si chiede alle città fa perno soprattutto sulla mobilità. Meno auto, più mezzi pubblici ecologici (senza ciminiere di fumo), più ciclabili degne di questo nome, riconversione dei carburanti per il riscaldamento di edifici pubblici e case private. Tutto questo sembra ancora al palo a Piacenza con le auto che invadono ogni spazio possibile, con le ciclabili che schiacciano l’occhio a opportuni e occasionali parcheggi da “solo un minutino”, con i bus che scaricano nell’aria metri cubi di fumi neri ad ogni ripresa del motore, lenti tanto da disincentivarne l’uso, si scopre che nei cassetti giace ignorato e dimenticato un progetto prezioso che oggi nella scia della mobilità sostenibile starebbe come il cacio sui maccheroni. Soprattutto se si tengono presenti i numeri del traffico.
Analisi del traffico urbano ed extraurbano
Nel progetto di metropolitana leggera viene riportata anche la mole di traffico esterno alla città tesa a spiegarne la necessità e il possibile alleggerimento realizzando un’alternativa al trasporto persone su gomma. Questi infatti i numeri tratti dalla documentazione del 2006 e la quantità di mezzi era già di queste dimensioni. “Sul ramo ovest della SS10 Caorsana transitano ogni giorno circa 45-50mila veicoli totali bidirezionali; sul ramo sud ovest della Statale 9 Via Emilia sono 45milia i veicoli bidirezionali che la percorrono; il ramo est della ex statale 10 Caorsana è attraversata da 40-45mila veicoli in entrambe le direzioni. A questi numeri vanno aggiunti i 45mila veicoli giornalieri registrati nel 2005 sulla rete autostradale gestita da Autostrade per l’Italia”.
I numeri degli spostamenti da e per la città
E poi ci sono i dati della città entrati a far parte del Piano urbano della mobilità sostenibile di cui si diceva. Questo in sintesi. Spostamenti al giorno: 77.690 (40mila in città). Ogni 100 abitanti ci sono 62 auto (dato superiore alla media nazionale). Ma c’è di più: il 53% degli spostamenti dentro la città ed il 77% degli spostamenti tra la città ed il territorio avvengono in automobile, gli spostamenti a piedi sono il 19,9% e il bici il 17,8%. I mezzi pubblici si attestano su un misero 8,7%. Ma che succede per il traffico verso la città? Il 75,6% degli spostamenti avviene con auto privata o moto e il 22,5% in autobus e treno. Le vie più trafficate ogni giorno? Via Colombo: 26mila veicoli, Stradone Farnese: 24mila, via Primogenita: 29mila, viale Sant’Ambrogio: 27mila, via XXI Aprile: 28mila, via Genova: 15mila. Questi numeri sono contenuti nel Piano urbano per la mobilità sostenibile che descrivono con chiarezza la situazione e si riferiscono al 2014.
Antonella Lenti




