
Si chiamerà “Casa Lilla” e sarà uno spazio residenziale accogliente destinato alle persone che soffrono di disturbi del comportamento alimentare. Sorgerà – entro l’anno – all’interno della parte antica dell’Ospedale Guglielmo da Saliceto, con ingresso indipendente da via Campagna. I lavori procedono a pieno ritmo: l’intervento di riqualificazione interesserà anche il giardino interno alla struttura monumentale. Proprio qui verranno organizzate varie attività, tra cui la pet therapy, per le persone che intraprendono il percorso di cura. Anima del progetto è la dottoressa Mara Negrati – per anni responsabile dell’Unità operativa di Nutrizione clinica dell’Ausl di Piacenza – che ora presiede l’associazione Puntoeacapo ed è socia Rotary Piacenza. Nata nel 2010, l’Associazione sostiene le famiglie dei ragazzi che soffrono di disturbi alimentari: “Con la “Casa Lilla” potremo disporre di uno spazio accogliente per la riabilitazione psiconutrizionale delle persone colpite da disturbo dell’alimentazione e della nutrizione (DAN)”, afferma la dottoressa Negrati, che spiega: “Si tratterà di una struttura indipendente dotata di cucina, stanza per il pranzo assistito, spazi comuni per svolgere attività e quattro ambulatori per il percorso di cura”. Il progetto di restauro conservativo è stato finanziato in parte grazie ad una convenzione tra l’Azienda Usl piacentina e il Rotary Piacenza, in particolare con il contributo della società MAE Spa di Fiorenzuola. I soci del Rotary Club hanno partecipato in prima persona all’intervento di recupero: “Dopo alcuni sopralluoghi abbiamo individuato insieme all’Ausl di Piacenza lo spazio ideale per trovare un luogo idoneo a instaurare il giusto equilibrio tra la cura dei pazienti e la qualità della vita”, afferma l’architetto Carlo Ponzini, che ha progettato l’opera. Responsabile del procedimento è l’ingegnere Valerio Tagliaferri; direttore dei lavori è l’Architetto Eleonora Livrerio, entrambi dell’Ausl. L’ampio giardino confinante la struttura è diventato anch’esso oggetto di intervento: grazie al contributo della Banca di Piacenza verranno restaurate le mura esterne e sarà riqualificata l’area verde con tavoli, panchine e spazi per le attività ricreative.

Disturbi alimentari in crescita: 200 pazienti a Piacenza – I disturbi dell’alimentazione sono in forte crescita: sul territorio italiano sono circa 3 milioni i giovani che ne soffrono, con una netta riduzione dell’età di insorgenza (già a 10-12 anni). A Piacenza sono 200 i pazienti in carico all’Ausl, dei quali 80 sono minorenni. La pandemia da covid-19 ha notevolmente influito sulla patologia, che è cresciuta del 30%: “La quarantena ha incrementato l’isolamento sociale e ha limitato i movimenti aumentando la paura di aumentare di peso”, afferma la dottoressa Mara Negrati, presidente dell’associazione Puntoeacapo. L’Associazione collabora con gli ambulatori per i disturbi del comportamento alimentare dell’Ausl per ragazzi sopra i 18 anni (di cui è responsabile la dott.sa Jessica Rolla), per i minori con gli ambulatori e il reparto di pediatria (di cui è direttore il prof. Giacomo Biasucci) e con l’Unità operativa di neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza (di cui è responsabile il dott. Massimo Rossetti, che è anche Direttore del dipartimento di Salute mentale e dipendenze patologiche). La realizzazione della stanza per il pasto assistito è stata uno dei primi traguardi raggiunti: qui le pazienti si riuniscono quotidianamente per pranzare insieme e per seguire il percorso di cura (attualmente condividono gli spazi con gli ambulatori della UO di Geriatria). Puntoeacapo partecipa attivamente alla Giornata nazionale del Fiocchetto Lilla (il 15 marzo), e durante l’anno organizza diversi eventi di sensibilizzare sul territorio. Negrati ricorda inoltre l’attività nelle scuole con il progetto ‘I like myself’ (insieme alla psicologa Elisa Bisagni), i percorsi di prevenzione e i programmi di educazione alla sana alimentazione e al senso critico rispetto ai social e ai modelli trasmessi attraverso questi canali. Altra attività fondamentale è il sostegno alla formazione specifica (con borse di studio a ricercatori e biologi) e l’impegno con i referenti regionali e nazionali nel reperimento di fondi per la cura e l’assistenza alle pazienti. L’Associazione – che coinvolge circa 50 volontari – mira inoltre a combattere la disinformazione che ruota attorno alla patologia: “Siamo di fronte ad una modalità di espressione di disagio profondo che viene manifestato attraverso un alterato consumo di cibo e del suo assorbimento, ma si tratta di un disturbo dal quale si può guarire e l’Ausl di Piacenza – e il suo personale altamente qualificato – offrono percorsi di cura che seguono linee guida scientifiche internazionali”, conclude Negrati evidenziando “l’importanza della diagnosi precoce per una più rapida guarigione”.




