Luigi Simoni si è dimesso dal mondo: “Al Gigi, voi piacentini non gli avete voluto bene. E’ stato un grande signore”

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LUIGI SIMONI

Luigi Simoni ha smesso con questo mondo ammalato. Anche lui era ammalato, si era scontrato con un ictus circa un anno fa, non aveva più ripreso. Ha allenato qualche mese a Piacenza nella stagione 1999-00. Mangiò il fatidico panettone, ma per la befana gli toccò il carbone dell’esonero. L’ambiente non lo metabolizzò per i trascorsi a Cremona. Di fondo erano folklore. Avesse vinto le partite i trascorsi si accantonavano. Quando arrivò Piacenza, aveva un Labrador Nero di nome Taribo. L’anno prima aveva un calciatore nigeriano con lo stesso nome. Quando arrivò Piacenza era già accaduto quel che capita a chi di mestiere è allenatore. Quel qualcosa che ti porta a non imbroccarla. Eppure ci sapeva fare Luigi Simoni. Era un maestro in serie B, dove ha costruito una carriera a colpi di contratti annuali e risultati. Un antesignano Novellino: andava, vinceva, lasciava. Il record di promozioni dalla B alla A è suo. Poi conobbe il presidente Luzzara e si portarono reciproca fortuna. Qualche anno fa un collega mi portò da Franco e Luciana, trattoria molto gettonata dai cremonesi. Hanno l’ingresso tappezzato da maglie, (c’è anche quella di Hubner, l’unica biancorossa), e da foto. Mi catturò un’immagine del 2003, la cena del Centenario grigio-rosso. Luigi Simoni è in primo piano, felice. Il gestore si avvicina. Due parole sono sufficienti per definire la propria sponda di fiume. “Non gli avete voluto bene al Gigi, ma è un vero signore. Di quelli che nel calcio sono merce rara.” Frase abusata in qualsiasi ambiente, ma la figura di Luigi Simoni è proprio quella di una persona dalle buone maniere e dalle parole disciplinate. Curioso che nel suo ritratto più noto, sia accerchiato dalla polizia mentre urla: “Si vergogni”.

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