Caso-Sbordi, è scontro sui titoli: lettera dell’ex direttore. Per la Fondazione è l’ennesimo scossone

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Altro scossone in Fondazione. La lettera indirizzata ai componenti del Consiglio generale dal direttore Massimo Sbordi, che ha deciso di impugnare il licenziamento di cui è stato clamorosamente oggetto, sembra infatti aggiungere elementi concreti alle tesi di chi sostiene che nel portafoglio dell’ente di Piacenza e Vigevano possano esserci anche titoli non proprio di primissima qualità.
In attesa dello svolgimento della causa intentata da Sbordi davanti al giudice del lavoro, la missiva  ha infatti confermato le indiscrezioni che Tommaso Foti, leader piacentino di Fratelli d’Italia, aveva reso pubbliche in Consiglio Comunale proprio poco prima dell’ufficializzazione del siluramento di Sbordi, di cui il presidente della Fondazione Francesco Scaravaggi ha preferito riferire (con successive bocche cucite) solo nella seduta di consiglio del 14 ottobre.
Nella lettera Sbordi sostiene – non smentito – di aver avuto dallo stesso presidente l’autorizzazione scritta ad un’operazione il cui obiettivo, tramite l’accordo con una banca internazionale, era “smobilizzare il portafoglio senza penalizzazioni rendendo il patrimonio facilmente plasmabile a fronte di scenari di mercato variabili ed evitare il rischio di dover limitare l’attività erogativa”.
Secondo la ricostruzione di Sbordi, il portafoglio della Fondazione  conteneva molti private placement “di  difficile liquidabilità e con scadenze molto lunghe” che spinsero alla decisione – presa nel 2006 – di “una strategia a medio-lungo termine che le consentisse di arrivare alla costruzione di un portafoglio obbligazionario sempre più liquido e facilmente liquidabile”.
Le operazioni “avevano consentito – sempre secondo Sbordi – di rendere i titoli strutturati   meno complessi e dotati di cedole minime accettabili”, ma questo sarebbe stato solo “un passaggio intermedio” per “smobilizzare il portafoglio senza penalizzazioni rendendo il patrimonio facilmente plasmabile a fronte di scenari di mercato variabili ed evitare il rischio di dover limitare l’attività erogativa”. Dopo quelli che Sbordi definisce “anni di paziente lavoro” e di contatti con società di gestione del risparmio, asset managers e banche d’investimento, fu deliberato da presidente e cda di approfondire la proposta pervenuta da una “primaria banca internazionale”, per ottenere la quale Sbordi chiese al presidente “un’ulteriore autorizzazione scritta, che il presidente fornì”.
Partirà probabilmente da questo punto l’attacco al licenziamento subito da Sbordi, che conferma comunque come i veleni in Fondazione siano tutt’altro che finiti.

Per leggere la lettera di Massimo Sbordi clicca qui

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