
Attesa palpabile per la presentazione dell’indagine congiunturale di Confindustria relativa all’andamento dell’industria piacentina nel primo semestre 2025 e sulle previsioni per il secondo semestre. Conoscere i dati elaborati dall’Ufficio Studi di Confindustria Piacenza partendo da un campione altamente significativo di aziende piacentine tra quelle associate a Confindustria si faceva sempre più pressante per avere un’idea sulle ricadute della crisi geopolitica mondiale verso il sistema economico piacentino. Nonostante la rilevazione dei dati semestrali, che hanno interessato un campione di imprese che sommano circa 8000 addetti e 4 miliardi di fatturato, siano state fatte quando ancora i dazi imposti poi da Trump fossero solo una minaccia, l’insicurezza economica percepita ne ha sicuramente condizionato i primi risultati e maggiormente le previsioni.
L’accordo tra Stati Uniti e Unione europea ha azzerato l’incertezza proponendo la situazione in tutta la sua crudezza: i dazi al 15% sommati al deprezzamento del dollaro offrono una consistenza reale dell’operazione del 30%. Una valutazione definitiva sarà possibile solo quando saranno state concordate anche le esenzioni e le compensazioni sulle varie materie.
Il contesto in cui i dazi sono atterrati emerge chiaramente dall’indagine congiunturale coordinata da Giulia Silva. Il primo semestre 2025 rispetto allo stesso periodo 2024 registra un aumento del fatturato del 1,27 per cento: molto bene i materiali edili, anche il settore alimentare registra valori molto significativi, mentre soffre la meccanica (-0,77%), cresce il fatturato interno della manifattura, mentre rallenta quello esterno. Il versante occupazione registra una piccola crescita dello 0,05 per cento, sostanzialmente una situazione di stabilità giudicata non preoccupante dopo quattro anni di valori sempre positivi.
L’indagine si impegna inoltre nella valutazione delle previsioni che riguardano il secondo semestre 2025 registrando un cauto ottimismo: il 37% degli imprenditori intervistati prevedono un aumento del fatturato, il 15 per cento prevede un calo, mentre il 48 per cento pensa che la situazione resti stabile. Sull’occupazione il 24 per cento degli imprenditori prevede un aumento, il 72 per cento stabilità e solo il 4 % ipotizza un calo.
Le prime valutazioni del presidente di Confindustria Piacenza sono caute, improntate ad un sano realismo. “Immaginavamo dazi inferiori – ha esordito Nicola Parenti – a quelli stipulati tra Usa e Unione europea. Ci siamo svegliati invece con la consapevolezza del 15%, mentre i settori dell’acciaio e alluminio addirittura al 50%. Il problema è che il 50% colpisce anche i semilavorati, per esempio i tubi pregiati, settore in cui settori in cui Piacenza è leader nazionale. Temiamo quindi un forte contraccolpo per la nostra economia, il 50% non è ammissibile.” Le critiche di Parenti hanno interessato anche la competitività energetica: “Acquistare gas liquefatto per 750 miliardi dagli Stati Uniti non ha senso, avrebbe costi esorbitanti, ci preoccupa. L’indipendenza energetica dell’Europa va perseguita senza tralasciare alcuna strada, in tutti i modi: con le rinnovabili, ma anche con il nucleare. Vanno cercate delle alternative agli USA”.
Le maggiori mete delle esportazioni piacentine vedono gli Stati Uniti al quinto posto preceduti nell’ordine da Germania, prima incontrastata, Francia, Cina e Spagna. Negli ultimi cinque anni le esportazioni piacentine verso gli Stati Uniti sono aumentate dell’88%, siamo la provincia dell’Emilia-Romagna con la crescita maggiore verso gli USA, meglio della media regionale del 75% e nazionale del 53%. Valori ascrivibili per tre quarti alla meccanica grazie al successo delle numerose missioni di Confindustria, come ha spiegato il direttore di Confindustria Luca Groppi: “Negli ultimi 15 anni, con gli Usa abbiamo fatto il maggior numero di progetti; le aziende che hanno aperto depositi e uffici commerciali non si contano. Attività importanti che la nuova situazione geopolitica costringe a rivedere. Occorre guardare altrove: altri mercati offrono opportunità alternative, mi riferisco a Cina, India e specialmente all’Africa”.
“Vi assicuro che gli imprenditori piacentini – conclude il presidente Parenti – sono già al lavoro verso nuove frontiere auspicando che arrivino incentivi sia a livello nazionale che europeo per favorire le nostre esportazioni”.
In questo senso è interessante – considerando che la Germania è il primo paese meta dell’export piacentino – l’iniziativa del governo tedesco “Wachstumsbooster”, un pacchetto da 46 miliardi di euro per rivitalizzare l’economia. Fulcro della manovra è un superammortamento al 30% per tre anni su nuovi investimenti, affiancato dalla riduzione dell’imposta sulle società e incentivi per e-mobility e R&S.




