L’industria cresce: più fatturato, occupazione ed investimenti. Preoccupa l’inflazione e il costo dell’energia

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Dopo due anni di grande sofferenza, travolta dall’ondata covid, l’industria manifatturiera piacentina torna a sorridere. I numeri della consueta indagine congiunturale realizzata da Confindustria, relativa all’ultimo semestre del 2021, confermano infatti un trend in netta crescita in termini di fatturato, ordini, occupazione ed investimenti. Il report – presentato nella mattinata del 15 febbraio dal presidente degli industriali piacentini Francesco Rolleri, dal direttore Luca Groppi e dalla responsabile dell’Ufficio Studi Giulia Silva -fotografa le dinamiche economico-produttive di un campione altamente significativo di aziende piacentine, che mettono insieme circa 8mila addetti per tre miliardi di euro di fatturato.

IL FATTURATO CRESCE DEL 23% – “Nel semestre appena trascorso – si legge nell’indagine di Confindustria – il deciso miglioramento della situazione sanitaria ed il robusto traino costituto dal proseguimento del piano di incentivi agli investimenti, dai bonus edilizi e dalla graduale entrata in operatività delle misure previste dal PNRR (ad esempio i bandi SIMEST ed i crediti di imposta 4.0) si concretizzano in numeri positivi per il fatturato, che aumenta del +22,92% rispetto al secondo semestre 2020. Particolarmente positivo è il dato del settore meccanico, che cresce del 33,47%, con una crescita maggiore per quello interno (+39,43%) rispetto a quello estero (+25,23%). Le importanti politiche di agevolazione agli investimenti stanno sorreggendo in maniera significativa la domanda interna, specialmente per i beni di investimento”.

OK OCCUPAZIONE ED INVESTIMENTI – “Anche l’occupazione – evidenzia il dossier – cresce del +1,41%, con un dato particolarmente positivo nella meccanica, dove incrementa del +3,54%, a conferma del dinamismo del settore. Gli investimenti delle imprese manifatturiere associate, dopo due anni di forte calo (-11,59% nel 2019 e -19,21% nel 2020), tornano a crescere, segnando un +32,99% rispetto all’anno precedente”.

MATERIE PRIME ED INFLAZIONE ALLE STELLE – Ampliando gli orizzonti di analisi, ci sono però anche elementi di preoccupazione. Soprattutto in vista del 2022. “Se, con la sua graduale risoluzione – evidenzia il report -, l’emergenza sanitaria andrà ad impattare in misura inferiore sull’operatività aziendale, si intravedono alcuni rischi al ribasso, legati alle dinamiche dei prezzi delle materie prime e dell’energia ed alle difficoltà di approvvigionamento.  I forti rincari raggiunti dai costi di alcune commodities e dall’energia si sono tradotti infatti in una compressione dei margini operativi, data la difficoltà di trasferire i rialzi sui clienti a valle. Seppur in un contesto in cui la domanda e gli ordini sembrano tenere, questo rischia di rendere insostenibile a breve la produzione, paralizzando i settori più esposti, e cioè quelli energivori e quelli commodity-intensive”.

E dopo anni “passati in soffitta”, anche l’inflazione torna tema di discussione. “L’inflazione è salita inaspettatamente in tutte le economie avanzate – spiega Confindustria -: a inizio 2021 le previsioni erano di modesto aumento, a +1,7% nell’Eurozona. Invece, a dicembre 2021 è arrivata a valori più che doppi, e in aumento rispetto a novembre, segno che il picco non è stato toccato. La dinamica dei prezzi al consumo nell’Eurozona è del +5,0% annuo, la più alta dal 1996 (+2,7% la misura core, al netto di energia e alimentari), mentre negli USA ha raggiunto il +7,0% (indice CPI). In Italia l’inflazione resta più bassa, +3,9%, ma è il valore più alto dal 2008. Tale incremento – prosegue il report – riflette l’anomalo rincaro dell’energia, prima petrolio, poi gas. I prezzi di gas ed elettricità contribuiscono per più di 0,8 punti all’inflazione dell’Eurozona. In Italia il balzo dei prezzi dei beni energetici, +29,1% annuo a dicembre, ha spinto l’indice generale molto sopra quello core, che è rimasto, a fine 2021, su una dinamica simile al 2020 (+1,5%). L’impatto sulla spesa delle famiglie del rincaro dell’energia (pari all’8,3% del paniere dei consumi) è stimato in circa 5/6 miliardi di euro: ciò sottrae risorse alla spesa in altri beni e servizi, frenando i consumi. Negli USA, dove la fiammata è arrivata prima, il rincaro energetico ha pesato meno e si è ridimensionato negli ultimi mesi: lo scarto tra l’inflazione USA totale e core è infatti di +1,5 punti, contro il +2,4 in Italia”.

La presentazione dell’indagine congiunturale per il presidente Rolleri è stata anche l’occasione per lanciare un appello alle imprese piacentine. “Sono mesi cruciali per il futuro della nostra economia – ha evidenziato -, per questo voglio dire agli imprenditori piacentini di non farsi scappare gli incentivi per il rinnovo del parco macchinari, fondamentale in termini di automazione e digitalizzazione delle nostre attività. Chi non coglie questa opportunità rischia di essere escluso dal mercato nei prossimi 3-5 anni: serve infatti tanta produttività per mitigare i limiti della nostra economia”.

CORRUZIONE, ROLLERI “ASPETTIAMO LE SENTENZE” – E poi, inevitabile, considerato anche il suo passato da amministratore, un commento sull’inchiesta sulla corruzione che nei giorni scorsi ha investito politici ed imprenditori del nostro territorio. “La speranza è che le indagini facciano il loro corso, ma aspettiamo le sentenze prima di giudicare le persone e il nostro territorio – ha affermato -. Bisogna tenere alta l’attenzione, segnalando eventuali criticità”. Rolleri ha avanzato anche una “ricetta politica”, considerando che molti Comuni toccati dall’inchiesta sono piccole realtà della montagna, carenti sotto il piano dei servizi e del personale. “Le fusioni servono anche a questo – ha evidenziato – dato che i comuni più piccoli non hanno molte figure al suo interno. Mancano servizi, funzioni, tecnici e spesso i sindaci sono costretti a fare tutto da soli”.

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