L’inceneritore non chiude, Legambiente: “Ora referendum”

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Ravenna chiude, Piacenza va avanti. Parliamo dell’inceneritore, destinato a scadere, in entrambe le città il 31 dicembre 2020. E invece no: solo a Ravenna il termovalorizzatore si spegnerà fra un anno mezzo, mentre nella nostra città l’impianto incenerirà rifiuti sine die. Una decisione, quella di Bologna, motivata con la volontà di non creare aggravi nel traffico pesante in direzione Parma (nella capitale del ducato confluirebbero i rifiuti piacentini una volta dismessa la torre azzurra di Borgoforte) e con esso l’emissione nell’aria di Piacenza di un surplus di CO2. Ma la decisione, e la relativa spiegazione, non vanno giù agli ambientalisti piacentini, che replicano con fermezza e annunciano una mobilitazione referendaria per spegnere definitivamente l’inceneritore. Molto dura Legambiente: “Aumenta la raccolta differenziata ma la Regione – scrive l’associazione – rimanda la chiusura dell’inceneritore di Piacenza! Si tratta di un drammatico passo indietro rispetto alla legge regionale e al Piano regionale dei rifiuti e una vittoria di chi vuole mantenere in funzione un impianto non meno vecchio ed obsoleto di quello di Ravenna (che appunto verrà chiuso). Un impianto, il nostro, che continuerà a bruciare rifiuti urbani e in aggiunta rifiuti speciali da tutta la regione man mano che i rifiuti urbani piacentini caleranno in seguito all’aumento della raccolta differenziata”.
“L’impianto di Piacenza verrà mantenuto – ha spiegato l’assessore all’Ambiente Paola Gazzolo – perché gli effetti ambientali derivanti dal trasporto dei rifiuti urbani a Parma aumenterebbero le emissioni di CO2. Per questo motivo la scadenza prevista al 31 dicembre 2020 è stata aggiornata e la questione rimessa al prossimo piano regionale, a discrezione della futura giunta” (le elezioni regionali si svolgeranno in data da precisarsi, comunque nell’autunno inverno prossimi, ndr).
Sulla decisione della Giunta regionale è intervenuto subito anche il consigliere Andrea Bertani, capogruppo regionale del Movimento 5 stelle: “Visto che a metà del 2016 la Regione aveva annunciato, con tanto di comunicato stampa, che entro il 2020 avrebbe chiuso ben due inceneritori (Piacenza e Ravenna), non vorremmo che questo annuncio (la chiusura di Ravenna) costituisca l’ennesimo bluff elettorale di Bonaccini. Speriamo che questa volta – prosegue – il presidente mantenga le promesse e chiuda per sempre l’inceneritore. Non vorremmo, tra qualche mese, trovarci di fronte a dietrofront sullo stile di quello compiuto a Piacenza. E’ singolare – conclude il pentastellato – che Bonaccini tenti di ricostruirsi una verginità sul tema dei rifiuti quando fino ad oggi, lui e il suo partito, sono stati gli artefici di un sistema che ha portato un impianto in ogni provincia dell’Emilia-Romagna, connotandoci come un polo di attrazione dei rifiuti da tutta Italia”.

L’inceneritore Iren di Borgoforte


“Evidentemente la lobby degli inceneritori continua la sua opera a Piacenza – scrive invece Legambiente nella sua nota – e gli interessi di pochi continuano a decidere della salute e del benessere di una popolazione colpita da un pesante inquinamento di cui l’inceneritore è una causa non secondaria. Ma quello che lascia più di tutto esterrefatti è che la decisione della Regione è presa in un momento in cui i dati sulla Gestione Rifiuti stanno confermando e superando di gran lunga le assunzioni che nel Piano portavano alla logica conclusione della chiusura dei due inceneritori in questione [Ravenna e Piacenza] al 2020. Rispetto al 2017 un più 7,6% che attesta la provincia di Piacenza (68,7%) a poco più di un 4% dal raggiungimento dell’obbiettivo previsto al 2020, 73%. Mancano quasi 2 anni e il positivo trend fa pensare alla possibilità di superare, di molto, la percentuale prevista. Già nel 2019, con l’estensione nel centro storico di Piacenza del sistema di raccolta domiciliare ci sarà un ulteriore balzo in avanti e nel 2020 è prevista l’attuazione della tariffa puntuale che rappresenta la modalità, come dimostrano i dati di molti comuni emiliani ed anche alcuni piacentini , per portare la raccolta differenziata attorno all’80-85%”.
Quindi, a mali estremi estremi rimedi: referendum sull’inceneritore, affinché a decidere sia il popolo inquinato. “Terminare l’attività dell’inceneritore nel più breve tempo possibile, inceneritore che è una delle industrie inquinanti che contribuisce alla pesante situazione in cui viviamo, deve essere un obiettivo irrinunciabile per i piacentini. Ed è possibile farlo, chiamando attraverso un referendum consultivo, i cittadini di Piacenza ad esprimersi in merito al futuro dell’impianto di Borgoforte dopo il 2020!” L’idea del referendum consultivo è già accarezzata da tempo dal Comitato ‘SOS Ambiente-Piacenza capace di futuro’. Ora l’associazione ambientalista moltiplicherà le forze.

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