
“Il 25 aprile è la festa di chi non crede che la democrazia sia un regalo piovuto dal cielo e che basti affidarsi a un capo per conservarcela”. Con queste parole Gad Lerner si è rivolto a circa mille piacentini – tra loro anche i quattro partigiani Ugo Magnaschi, Ferdinando Gallarati, Luigi Leviti e Pietro Sattai – in occasione delle iniziative per il 79esimo Anniversario della Liberazione dell’Italia dai nazifascisti.
Il giornalista e conduttore televisivo è salito sul palco di Piazza Cavalli, in veste di oratore ufficiale, esordendo con una stilettata verso i rappresentanti del centrodestra cittadino, “grandi assenti” della manifestazione. “Oggi ho la responsabilità di parlare ai presenti e, se permettete, anche agli assenti da questa nostra cerimonia – ha affermato all’inizio del suo discorso -. È anche una bella grana, perché questo è il terzo 25 aprile di fila che noi celebriamo in uno stato di guerra molto ravvicinata, ed è il secondo 25 aprile di fila che celebriamo avendo al governo un partito politico che non l’ha mai festeggiato. E allora è giusto sintetizzare il perché siamo qui e chiederci perché questa festa divide ancora”.
“Oggi il pericolo è la smemoratezza” – Una festa, ha ricordato l’oratore, “istituita nel 1946 perché si riteneva importante avere una data esclusivamente italiana, si prese come simbolo quella relativa alla Liberazione di Milano, anche se Piacenza venne ad esempio liberata il 28 aprile. Un modo per distinguersi dalle altre ricorrenze relative alla fine della seconda guerra mondiale. Era importante avere una festa italiana e da subito diede fastidio. Il primo anno successero alcuni fatti: venne trafugata la salma di Benito Mussolini, si scatenarono rivolte nelle carceri, alcune squadre d’azione si resero protagoniste di un assalto alla Camera del Lavoro di Milano. Si fece subito fatica ad accettarla come una festa di tutti. La festa divide – ha aggiunto Lerner – ma dovrebbe parlare agli assenti, che dovrebbero provare riconoscenza, anziché denigrare i partigiani, mettendoli sullo stesso piano di chi deportava e torturava. Questa lezione la dobbiamo perpetuare, perché il grande pericolo di oggi è la smemoratezza”.
“Esportazione di fanatismo mi spaventa” – In una piazza colorata da bandiere arcobaleno e striscioni invocanti la pace, lo sguardo si è inevitabilmente spostato dalla memoria degli eventi passati all’analisi critica di un presente ancora segnato da conflitti. “Cessate il fuoco – ha detto Lerner – è il nostro modo di stare dentro alla Storia. Vedo una esportazione di fanatismo che mi spaventa. Due popoli (israeliani e palestinesi, ndr) sarebbero destinati a convivere. O condivideranno un cimitero, o vivranno insieme, se guidati da leadership illuminate. Ma le loro leadership strumentalizzano fede e nazionalismo. L’ossessione nazionalistica è il contrario di un sano patriottismo e amore per la propria terra. Capisco i ragazzi che stanno dalla parte del popolo palestinese massacrato, però per me “ebreo” e “sionista” non sono insulti. Hamas non sono i nuovi partigiani: sarebbe come a dire che gli italiani dovevano stare per forza con Mussolini e con i suoi metodi, perché era italiano. Lo stesso – ha aggiunto – vale per l’Ucraina invasa dal nazionalismo di Putin. Guardare la carta costituzionale italiana oggi, perciò, non è una “ossessione della memoria”. Va fatto proprio perché nel 2024 vediamo scricchiolare le democrazie. La destra per decenni non è riuscita a dirsi “antifascista”, possiamo perciò pensare che l’Italia è autoimmune?”.
Tarasconi cita Scurati – L’intervento di Lerner è stato preceduto dalle parole del primo cittadino di Piacenza Katia Tarasconi e della presidente della Provincia Monica Patelli. Anche qui la dimensione commemorativa si è fusa con la stretta attualità. Il sindaco Tarasconi ha preso infatti in prestito le parole del monologo sul fascismo dello scrittore Antonio Scurati, bloccato dalla Rai e al centro di un caso politico e mediatico, con il governo Meloni diffusamente accusato di censura:“Il fascismo è stato lungo tutta la sua esistenza – non soltanto alla fine o occasionalmente – un irredimibile fenomeno di sistematica violenza politica omicida e stragista”. “A partire dalle parole di Antonio Scurati – ha detto il primo cittadino -, che oggi riecheggiano in tante piazze d’Italia, pongo una domanda: come può una Repubblica democratica, figlia della Costituzione scritta col sangue delle donne e degli uomini che hanno lottato per la Resistenza, non ritrovare nell’antifascismo il fondamento condiviso e irrinunciabile dello Stato italiano?”.




