
Prima comunità asiatica del nostro territorio con 2500 residenti, gli indiani sono un gruppo multi-religioso tradizionalmente occupato nell’agricoltura e concentrato in Val D’Arda. Ma una nuova generazione istruita scalpita, in equilibrio fra tradizione e modernità.
Sono le 16 ed è un radioso pomeriggio d’inverno. Ci sono quasi 10 gradi e il sole giovane di gennaio comincia a calare allungando le ombre. Nel campo dell’Arena Daturi, in pieno centro storico, una trentina di ragazzi giocano a cricket. Sono indiani e pakistani che si sfidano in un insolito derby piacentino. Sport di squadra praticato con mazza, palla e guantone e esportato dai coloni britannici, le partite di cricket possono durare anche diversi giorni. “Sono incontri amichevoli ma giocati con grande intensità: vincere contro i nostri cugini pakistani è impagabile!”, dice Dipak Raj.
Quest’ultimo è il capitano del Royal Club Piacenza, una squadra di cricket amatoriale composta da ragazzi di origine indiana. “Per noi è più di uno sport – afferma Dipak -. E’ una parte fondamentale della nostra cultura. E’ come il calcio per gli italiani”.
Il Royal Club si allena al Parco Daturi ogni domenica e durante la settimana ha affittato un campo a Zena, una frazione di Carpaneto Piacentino. “Cerchiamo uno sponsor e una sede fissa per poterci allenare: la nostra ambizione è quella di entrare nel circuito della Federazione Cricket Italiana e partecipare al Campionato nazionale”.
Dipak e i ragazzi della squadra parlano un ottimo italiano, hanno studiato nelle nostre scuole. I loro genitori sono emigrati alla fine degli anni ’80. Provenienti da zone rurali come il Punjab, da subito si sono occupati di agricoltura, guadagnandosi un’ottima reputazione come bergamini. Personale attivamente ricercato dai nostri imprenditori agricoli.
Con i ricongiungimenti, le prime famiglie si sono impiantante a Fiorenzuola, nella Bassa Piacentina, nel Cremonese e nel Reggiano.
“In ogni grande stalla di queste province c’è almeno un lavoratore indiano”, dice Karan Dhami, un ragazzo del Punjab residente da più di 20 anni a Fiorenzuola. La dedizione all’agricoltura riflette le profonde origini contadine e la spiritualità degli indiani. E’ un lavoro rituale poiché “La terra è sacra per noi – aggiunge Karan –, la terra è Dio. Inoltre, gli induisti hanno una cura particolare per le mucche poiché considerate divine”.
Con 2500 residenti, gli indiani sono la prima comunità asiatica di Piacenza e Provincia. Abitano prevalentemente in Val D’Arda. La maggioranza di loro è di religione Sikh anche se non mancano gli induisti, i buddisti e i cristiani. E’ una comunità pluri-religiosa. Tuttavia, mentre gli induisti si riuniscono nei templi di Brescia, Cremona e Parma, i Sikh hanno fondato un luogo di preghiera a Fiorenzuola.
Si chiama “Gurdwara Shri Guru Nanak Parkash”, dal nome del fondatore della religione Sikh, ed è un edificio su due piani costruito in via Paullo a spese della comunità e inaugurato nel 2010.
E’ un luogo di culto con lo status di “Associazione di promozione sociale”. Singh Prem Pal ne è il Segretario. Pal abita a Fiorenzuola da 20 anni, lavora come magazziniere e ha una famiglia. La figlia, Kaur Harjas, è studentessa in Economia alla Cattolica ed è portavoce informale dei Sikh di Fiorenzuola: una minoranza religiosa nel proprio Paese di origine che rappresenta, invece, la maggioranza degli immigrati indiani sul territorio piacentino.
“Gli indiani Sikh sono molto laboriosi e rispettosi delle tradizioni altrui. Con fatica sta emergendo una nuova classe media di professionisti, medici, imprenditori e impiegati. Una generazione che si è emancipata dai lavori nei campi e nelle stalle dei loro padri”.
La religione Sikh è una fede monoteista. I Sikh sono vegetariani, non fumano, non bevono e si astengono dai rapporti sessuali fino al matrimonio. Sono “quelli che” indossano un turbante che cinge la testa e copre per intero i capelli. Gli uomini si fanno crescere la barba. “I capelli e i peli hanno una valenza sacra – spiega Karan – e ci è proibito tagliarli e mostrarli”.
A Piacenza e Provincia sono rari i casi di conversione alla religione Sikh così come i matrimoni misti fra indiani Sikh e italiani. E’ una fede di immigrati. “Non siamo una religione che vuole imporsi sulle altre – precisa Kaur -, non facciamo proselitismo, anche se tutti possono avvicinarsi al nostro Tempio”.
L’associazione si occupa anche di intercultura e di beneficienza e funziona come una parrocchia. I Sikh hanno attivato una mensa, aperta a tutti, che offre pasti caldi ogni giorno per pranzo. “Ci occupiamo di sostenere la nostra comunità ma anche gli italiani in difficoltà. Nei momenti più duri della pandemia abbiamo raccolto e donato denaro all’ospedale di Piacenza e di Fiorenzuola”, dice il presidente Singh Prem Pal.
La “Parrocchia Sikh” di Fiorenzuola organizza anche i raduni di massa che avvengono annualmente, con centinaia di indiani in arrivo dalle provincie limitrofe. Un colpo d’occhio formidabile: i Sikh sfilano scalzi con i loro abiti colorati in processione per le vie del centro di Fiorenzuola, intonando inni e cori alla gloria del loro Dio.




