
Dopo l’approvazione del ‘dl rilancio’ parlano i sindaci di tutta italia
Ai sindaci il decreto rilancio non basta. I primi cittadini di tutta Italia, privati delle entrate che il governo ha tagliato a imprese e commercianti in difficolta’, chiedono a gran voce un aiuto ulteriore: “Ci sono tante risorse per imprese e famiglie- avverte il presidente dell’Anci e sindaco di Bari Antonio Decaro- ma noi cosi’ i bilanci non li chiudiamo. Anche noi siamo come le aziende, con entrate e uscite”.
E aggiunge: “Le uscite servono per il trasporto pubblico, l’illuminazione, la raccolta dei rifiuti. Non avendo tasse”, come ad esempio la Tari, “imposte e multe, rischiamo di non poter fornire servizi“.
La Dire ha interpellato i primi cittadini di diverse citta’ d’Italia per conoscere la situazione territorio per territorio.
DECARO (BARI): STRADA ANCORA IN SALITA
“Apprezziamo lo sforzo fatto dal governo perche’ ai 3 miliardi concordati qualche settimana fa per compensare la riduzione delle entrate determinate dal lockdown, si aggiunge un miliardo per sostenere il trasporto pubblico, la mancata riscossione della tassa di occupazione del suolo pubblico, visto che gli eventi e le manifestazioni sono tutti saltati, e la tassa di soggiorno. Ma sappiamo che la strada e’ ancora tutta in salita“. Lo dichiara il sindaco di Bari Antonio Decaro che cosi’ commenta il decreto Rilancio presentato ieri dal presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte.
“Il decreto – evidenzia – doveva aiutare i Comuni a chiudere i loro bilanci, a mantenere cioe’ l’equilibrio dei conti. Doveva continuare a offrire servizi nonostante le nostre entrate, derivanti da imposte che non si possono esigere, si siano drasticamente ridotte. Nel decreto – aggiunge il primo cittadino che presiede anche l’Anci – non ci sono, ad esempio, i 400 milioni di tassa sui rifiuti che non intendiamo riscuotere dagli operatori commerciali che hanno dovuto tener chiuse le attivita’ perche’ obbligati dal decreto imposto dall’emergenza sanitaria. Cosi’ i Comuni rischiano di non chiuderli comunque i bilanci. Sono somme di cui abbiamo vitale bisogno, a Bari come a Milano, Firenze, Roma o nei comuni piu’ piccoli”.
“Da oggi cominceremo a lavorare su questo fronte e nelle prossime settimane – anticipa Decaro – vedremo cosa potremo ottenere in fase di conversione parlamentare. Non vorremmo dover arrivare a lasciare i rifiuti per strada o tagliare il numero dei bus o tenere al buio le nostre citta’ di notte. Noi sindaci siamo obbligati per legge al pareggio di bilancio: senza entrate ci si dovra’ inventare qualcosa per tagliare i servizi e questa – conclude – e’ l’ultima cosa che vogliamo fare e che servirebbe al Paese”.
LEPORE (BOLOGNA): NON TEMIAMO NULLA, SIAMO UN COMUNE SOLIDO
Se a Firenze si aggira lo spettro del taglio all’illuminazione pubblica per il deficit del Comune a causa dell’emergenza covid, a Bologna invece “non temiamo nulla, perche’ questa e’ una citta’ gia’ illuminata. Possiamo affrontare questa situazione difficile con risorse che altre citta’ non hanno. Non mi riferisco solo ai soldi, ma a scelte lungimiranti fatte in questi anni”. A parlare in questi termini e’ Matteo Lepore, assessore alla Cultura del Comune di Bologna e braccio destro del sindaco Virginio Merola, rispondendo a una domanda sul caso Firenze oggi nel corso di una videoconferenza stampa.
Un incontro coi giornalisti nel quale Lepore sottolinea, tra l’altro, che “a differenza di altre citta’, dove i sindaci hanno gia’ dichiarato di non riuscire ad aprire musei e biblioteche per il rischio default, Bologna e’ pronta e ha le risorse per farlo”. All’orizzonte, dunque, non ci dovrebbero essere tagli ai servizi sotto le Due torri a causa della crisi legata al coronavirus.
E questo perche’ negli anni “abbiamo recuperato l’evasione fiscale e abbiamo dimezzato il debito del Comune- sottolinea l’assessore- per scelta politica. Questo ci permette di avere una sicurezza che salvaguardera’ i servizi alla persona e i servizi culturali senza particolari aiuti dallo Stato”, che invece saranno utilizzati per sostenere “chi sta fuori dal Comune”, ovvero altre categorie in difficolta’.
In altre parole, rivendica Lepore, “siamo un Comune solido e lasceremo in eredita’ (nel 2021 scade il mandato della Giunta Merola, ndr) un Comune in salute e una citta’ con una grande forza di ripartenza”. L’assessore si dice invece dispiaciuto nel “vedere altre citta’ a rischio default. Non significa che non siano illuminate- prosegue nella metafora- ma forse che l’articolo 9 della Costituzione, sulla tutela della cultura, non va a braccetto con l’articolo 1”.
Detta in altri termini, segnala Lepore, “quando le citta’ si abbandonano al turismo di massa e non mantengono un equilibrio, come invece abbiamo fatto noi, e’ evidente che quando un lato della bilancio crolla anche la citta’ rischia”. Bologna invece in questa emergenza “sta dimostrando grande forza- insiste l’assessore- non significa che non ci siano problemi, ma la citta’ deve avere questa consapevolezza di se’, senza spocchia: noi svolgiamo un ruolo nazionale inedito al tavolo della cultura perche’ collaboriamo con le altre citta’”.
Quindi, afferma Lepore, “dobbiamo continuare a compiere scelte illuminate anche in futuro. Bologna sa generare idee e soluzioni perche’ e’ una citta’ culturale, la componente della cultura e’ fortissima senza la quale non avremmo idee per ripartire e saremmo piu’ poveri di fronte alla ripartenza”, conclude l’assessore.
POGLIESE (CATANIA): TROPPO POCHI 3 MILIARDI PER I COMUNI
“Mi sarei aspettato molto di piu’: tre miliardi di euro per i Comuni non rappresentano una cifra congrua rispetto a quello che perderanno questi enti in termini di minori entrate tributarie”. Per Salvo Pogliese, sindaco di Catania, e’ negativo il giudizio sul decreto Legge Rilancio.
“Le previsioni dei Comuni parlano di perdite tra i cinque e gli otto miliardi di euro – spiega Pogliese al telefono con la Dire -. Non sostenere i Comuni, che sono il front-office della pubblica amministrazione con i cittadini, non e’ una scelta oculata da parte del governo”.
Tra le note negative anche la mancata modifica dei precedenti provvedimenti attuati dall’Esecutivo “che avrebbe consentito a molti Comuni in dissesto di rinegoziare i mutui con Cassa depositi e prestiti – ricorda Pogliese -. Bastava una piccola modifica, c’era anche l’ok di Cassa depositi e prestiti. Non e’ arrivata e molte realta’ sono rimasti fuori da questa opportunita’”.
LATTUCA (CESENA): GRAVI INCOGNITE MA NON TAGLIEREMO SERVIZI
“Per le condizioni del nostro bilancio, e alla luce dell’impegno del governo, non ci saranno servizi tagliati”. Anche Cesena fa i conti con l’emergenza coronavirus dal punto di vista dei conti di Palazzo Albornoz, su cui pesano “gravi incognite”. Tuttavia, come spiega il sindaco Enzo Lattuca, non e’ la situazione che soffrono i Comuni piu’ legati al comparto turistico, dalla vicina Rimini a Firenze, che secondo il collega Dario Nardella avra’ un deficit di almeno 200 milioni di euro.
“È ovvio- argomenta- che Comuni come quello toscano ma non solo, che hanno un grande motore nel turismo, tra tassa di soggiorno, introiti e musei, siano maggiormente esposti rispetto ad altre realta’ come la nostra”. Basti pensare, argomenta, al diverso impatto su Bologna, piu’ esposta sul fronte del tpl ma meno del turismo, rispetto a Firenze. Da questo punto di vista, aggiunge il primo cittadino, le misure del decreto legge Rilancio rappresentano un “primo passo importante, anche se per alcuni Enti locali non saranno sufficienti”.
Dunque, alla luce della ripartizione dei tre miliardi di euro garantiti dallo Stato, si dovranno studiare “altre risoluzioni”. Cesena, ribadisce Lattuca, ha un bilancio diverso da quello di Firenze e Rimini, anche se ci sara’ la “necessita’ di un’attenzione massima. E poi vedremo quali risorse arriveranno”.
Insomma, tira le somme, “la situazione e’ preoccupante e impegnativa, ma non esplosiva” come potrebbe rivelarsi ad altre latitudini, nemmeno troppo distanti, con economia e bilancio legati in modo preponderante al turismo, che “in tempi di normalita’ avevano garantite entrate eccezionali e ora sono in grande difficolta’”.
FERRO (CHIOGGIA): RINUNCEREMO ANCHE ALLE LUMINARIE
Le casse del comune di Chioggia hanno gia’ un ammanco di circa tre milioni di euro e “ora vedremo anche quanto arrivera’ dal governo con il decreto legge di ieri per capire quanto e’ grave la situazione”. Lo afferma il sindaco pentastellato di Chioggia, provincia di Venezia, Alessandro Ferro.
“Di sicuro sara’ necessario affrontare un taglio della spesa, anche per avere risorse da dirottare a favore del rilancio dell’econonomia e quindi delle imprese”, continua Ferro, spiegando che le stesse imprese commerciali del Comune sono disposte a fare sacrifici, come ad esempio a “rinunciare alle luminarie di Natale”, decisione che comporterebbe certo un risparmio esiguo, poche decine di migliaia di euro, ma pur sempre un risparmio. Altri tagli sono al momento in via di studio dagli assessorati, conclude Ferro.
FABBRI (FERRARA): GARANTIAMO SERVIZI, MA GOVERNO FA TROPPO POCO
“Noi cerchiamo di garantire i servizi senza aumentare le tasse, pero’ ci aspettiamo delle risposte dal Governo”. Risposte che finora, secondo il sindaco di Ferrara, Alan Fabbri, sono state insufficienti. Parlando alla ‘Dire’, infatti, il primo cittadino ferrarese afferma che “anche se stiamo ancora analizzando il dl Rilancio e solo in seguito faremo le nostre riflessioni, le prime impressioni non sono buone. Speriamo che questo sia solo un primo passo”. D
unque, anche se per ora non arriva a ventilare il taglio di servizi come l’illuminazione pubblica, come ha fatto il sindaco di Firenze, Dario Nardella, Fabbri ritiene comunque che l’esecutivo, finora, abbia fatto troppo poco per i Comuni. Per quanto riguarda la citta’ estense, il sindaco ribadisce che “a causa dell’emergenza coronavirus abbiamo un ammanco di bilancio che oscilla tra i 15 e i 20 milioni di euro: e’ ovvio che ci si muove con difficolta’, ma sono fiducioso che si possa trovare un equilibrio”.
Per raggiungere questo equilibrio, pero’, il sindaco ritiene indispensabile uno sforzo maggiore da parte del Governo, a cui non risparmia una stoccata. “Abbiamo un ministro- dice- che piange per i migranti (il riferimento e’ a Teresa Bellanova, ndr), dovrebbe piangere anche il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, per i Comuni e i cittadini che stanno pagando lo scotto di un Governo sempre in ritardo”.
Da parte sua, Fabbri fa sapere che il Comune di Ferrara “blocchera’ le assunzioni, tranne quelle della Polizia locale e per gli altri servizi legati alla gestione dell’emergenza”, precisando tuttavia che, anche se “cosi’ facendo ci resteranno un po’ di soldi”, questo sforzo sara’ inutile senza aiuti da Roma. Anche perche’, ricorda, “per quanto riguarda ambiti come gli eventi e le manifestazioni, che a Ferrara generano un indotto importante, ancora non sappiamo come evolvera’ la situazione”.
DEIANA (ANCI SARDEGNA): FASE 2 SCARICATA SU SINDACI
“In questi dieci giorni, benche’ la mia posizione fosse arcinota dal pomeriggio del 2 maggio, nessuno mi ha sentito dividere il mondo in ‘sindaci buoni’ e ‘sindaci cattivi’. I sindaci hanno, difatti, agito dentro un sistema di ‘guerra’ per interposta persona fra Stato e Regione per una settimana di differenza sulla parziale riapertura delle attivita’ dopo la serrata di marzo. I comuni sono l’anello debole, insieme agli esercenti, di tutta la catena, e su di loro e’ stata scaricata una responsabilita’ impropria in un momento delicato come quello della ripartenza”. Cosi’ Emiliano Deiana, presidente di Anci Sardegna, all’indomani della nuova ordinanza del presidente della Regione, Christian Solinas, nella quale il governatore ha disposto, sotto la sua responsabilita’, la riapertura immediata di alcune attivita’ in tutto il territorio.
“Bene ha fatto il presidente della Regione a utilizzare il dato Rt medio di 0,48 e a citare i protocolli Inail approvati in data 12 maggio per motivare la sua ordinanza- spiega Deiana-. Con l’ordinanza 22 avvalora due questioni che non erano nella disponibilita’ dei sindaci ne’ il 2 maggio ne’ l’8 maggio. L’Rt ‘non calcolabile’ a livello comunale non significava meno 0,5. Nessuno infatti si e’ azzardato a mettere per iscritto, ne’ sul piano tecnico-scientifico ne’ sul piano politico, che il valore comunale dell’Rt fosse automaticamente inferiore alla soglia minima di 0,5. Cosi’ come nessuno si e’ sognato di dichiarare che i protocolli di sicurezza Inail erano attivi prima del 12 maggio e fossero una fisima di qualche sindaco zelante”.
ORLANDO (PALERMO): RISORSE ANCORA INSUFFICIENTI
“Uno sforzo finanziario che da’ una risposta ancora parziale alla esigenza di fissare regole certe settore per settore e consentire liquidita’ per famiglie ed imprese”. Lo afferma il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, commentando con la Dire il decreto Rilancio approvato dal governo.
“Ancora insufficienti le risorse per i Comuni che in mancanza di una integrazione non sono in condizione ne’ di approvare i bilanci ne’ di garantire servizi essenziali”, aggiunge Orlando, che presiede anche l’Anci Sicilia.
“Cio’ che appare del tutto incomprensibile e’ continuare ad applicare ai Comuni limiti di spesa di risorse in atto disponibili presso le casse degli stessi in applicazione di leggi italiane approvate in ossequio al patto di stabilita’ europeo che la Unione europea ha sospeso e l’Italia assurdamente continua ad imporre con una legislazione fuori tempo e fuori da ogni rispetto per la emergenza”, prosegue il sindaco di Palermo facendo riferimento ai limiti di anticipazioni, all’utilizzo degli avanzi di amministrazione e al fondo crediti di dubbia esigibilita’.
“Si tratta di una posizione sterile e dannosa che non comporterebbe alcun esborso di risorse statali – ancora Orlando -. Da ultimo e non per ultimo torniamo a chiedere il rifinanziamento della Ordinanza di Protezione civile del 29 marzo a favore di fasce piu’ deboli e nuovi poveri che e’ stata con grande celerita’ applicata dai Comuni e che adesso appare necessario rifinanziare in attesa che diventi concreto il Reddito di emergenza”.
Per il primo cittadino “il disagio rischia di trasformarsi in rabbia sociale e i sindaci hanno il dovere di rappresentare i rischi per la tenuta delle nostre citta’ a partire dai piu’ deboli. Se non arrivano le istituzioni – conclude il sindaco di Palermo – gli ‘stregoni’ della speculazione, delle mafie e degli usurai sono pronti a prenderne il posto”.
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