
Finalmente il giorno atteso da quel lontano 1997 è arrivato: sabato 28 novembre il “Ritratto di Signora” di Klimt è tornato alla Galleria Ricci Oddi. L’evento si è svolto in diretta streaming sul canale di Youtube della Galleria, pochissimi i fortunati presenti in sala. Ma anche attraverso il web la “Signora” non ha smesso di esercitare il suo fascino enigmatico e elegante, rimasto intatto da quando, nel 1916-17, Klimt la dipinse ricoprendo il precedente “Ritratto di Ragazza”, finito nel 1912. Questo dipinto nel corso degli anni infatti, non ha smesso di essere fonte di sorprese: nel 1996 la studentessa Claudia Maga scoprì che il “Ritratto di Signora” celava in realtà il dipinto “Ritratto di Ragazza”, creduto scomparso. Il cappello e il boa di struzzo che erano indosso alla ragazza nel dipinto del 1912, vengono cancellati da uno sfondo verde nel secondo ritratto, così da lasciare intatto solo il volto della ragazza.
Il nuovo allestimento mette anche il quadro di Klimt al sicuro da altri furti, visto che le pareti della teca che lo racchiudono sono spesse due centimetri, come vogliono le normative europee, e pesanti 350 chilogrammi. Senza contare la quarta parete di metallo che permette di ammirare anche il retro della tela con tutti quei segnali, la ceralacca, un numero legato a un’esposizione, il segno a V dell’antico sistema d’allarme, che ne hanno confermato l’autenticità.
Non riesce a trattenere la gioia il Presidente della Galleria Massimo Ferrari che, come tema centrale del suo discorso, sceglie “avverare l’immaginazione”. Il Presidente invita a “guardare al futuro, alle speranze della collettività piegata dall’epidemia ma baciata da questo grande ritorno e che, nel dipinto acquistato nel 1925 da Giuseppe Ricci Oddi, riconosce la propria identità. C’è spazio anche per i doverosi ringraziamenti rivolti a quanti, per la Galleria, hanno lavorato generosamente, ai cda che si sono succeduti e che, pur con diversità di vedute, hanno cercato di impostare un indirizzo comune.
Tanti gli interventi in streaming che si sono succeduti nel corso della giornata. Il primo è quello della ministra piacentina Paola De Micheli che si augura che il ritrovamento del Klimt possa far parte del futuro culturale della nostra città. Viene letta anche una lettera del ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini che vede, nella Ricci Oddi, l’esempio di un museo italiano più vivo che mai, pronto a ripartire e, nel ritrovamento del quadro klimtiano, un simbolo di rinascita. Franceschini si spinge addirittura più in là e pensa a possibili eventi che si potrebbero realizzare nel 2022, in occasione dalla nascita di Gustav Klimt. Promette inoltre di “venire di persona” a visitare la Galleria Ricci Oddi, “per incoraggiarvi a proseguire su questa strada”. Di rinascita rappresentata dal quadro di Klimt parla anche l’assessore regionale alla cultura, Massimo Felicori. In presenza parla invece l’assessore alla cultura del Comune di Piacenza, Jonathan Papamarenghi, che ricorda l’impegno assunto dal Comune nei confronti della Galleria nel 1931. Jonathan Papamarenghi esprime poi tutta la vicinanza del Comune alla Galleria, parole non scontate e molto attese. Alla coordinatrice di Progetto Klimt, la storica dell’arte Elena Pontiggia, spetta il compito di illustrare il progetto, articolato in quattro tappe, che porterà all’esplorazione della figura di Klimt in tutti i suoi aspetti. Si partirà con un’esposizione dedicata ai maestri in Galleria, per passare poi all’esplorazione del legame tra il pittore austriaco e l’Italia, dopo la sua esposizione in Biennale a Venezia, e infine verrà indagato il lato più intimo di Klimt, “l’artista più amato del ‘900, più di Picasso, di De Chirico e di Kandinskj”.
Prende poi la parola, in collegamento da Vienna, Peter Weinhaupl della Klimt Foundation che presenterà in anteprima a Piacenza alcuni risultati di una ricerca che dura da due anni per raccogliere lettere, quadri e foto del pittore. Non manca nemmeno un’analisi formale sull’opera che, dopo il 1910, vede l’eliminazione dell’oro per scegliere un colore espressionista, carico di un vitalismo doloroso. Il prima e il dopo “il Ritratto di Signora” viene raccontato nel video di Studio Azzurro, ricorrendo anche ai raggi ultravioletti e rielaborando l’atmosfera musicale dell’epoca.
Non ci resta dunque che attendere di poter ammirare dal vivo questo splendido capolavoro!




