‘La scoperta del seno’,
uno scatto per la vita

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Antonella Lenti
Antonella Lenti

di Roberta Suzzani – «Cerco di rosicare qualcosa di buono da questa merda».
Nessun “mezzo termine” per imbellettare quella che è una sacrosanta verità. D’altronde una chiacchierata con come ospite-terzo incomodo il cancro al seno non potrebbe presentarsi altrimenti. E così davanti a un caffè in un bar del centro l’intervista ad Antonella (al secolo Antonella Lenti, giornalista della Libertà, che per anni ha bazzicato le righe del Corriere Padano) si trasforma presto in quattro chiacchiere sul terzo incomodo seduto al tavolo con noi.
L’occasione è il suo inaspettato ruolo di protagonista, con altre undici donne e un uomo, di un calendario. Un calendario a seno nudo.
Nato da un’idea tenuta per anni nel cassetto da Giorgio Macellari, Direttore Unità di Senologia del Guglielmo da Saliceto, e trasformato in realtà qualche mese dagli scatti di Alice Acerbi, il calendario è il portavoce dell’associazione Armonia, l’onlus piacentina che si occupa di promuovere e sensibilizzare la prevenzione e la lotta al tumore mammario.
Del progetto si era già parlato al momento della sua uscita in tempo per l’anno nuovo, ma solo ora D.Repubblica.it ha pubblicato un servizio a cura di Tiziana Moriconi che ne svela il viaggio creativo verso la pubblicazione attraverso i volti, le parole e soprattutto gli sguardi di chi lo ha fatto.
Un viaggio inaspettato.
«Prima del cancro, se mi avessero detto “tu farai un calendario a seno nudo”, gli avrei detto che si sbagliavano – racconta Antonella – Io? Assolutamente no. Invece quando Macellari mi chiamò per propormi di partecipare mi sono meravigliata di me stessa. Nessuna esitazione nel dire: ok ci sto. E ti assicuro che qui l’esibizionismo non c’entra proprio».
Un piccolo cambiamento legato a un cambiamento enorme sulla linea di confine tra il noi e il loro.
«La “separazione” c’è sempre. In ogni cosa. In ogni esperienza che è il sedimento della vita di ogni persona. Fatte queste esperienze diventi, tuo malgrado portatore di qualcosa di tuo. Per fortuna non tutti devono vivere la malattia e diciamocelo, tutto fa crescere, arricchisce, cambia la prospettiva mentale ma certo non mi sarei iscritta per prendere il cancro».
Eppure qualcosa di buono da rosicchiare lo si trova.
«Cambi completamente punto di vista. Prima e dopo. Prima nella malattia vivi nella “bolla del noi”, ti ci mettono gli altri e ti ci metti tu stessa. Dopo nella bolla non ci sei più, ma non sei più neppure quella di prima. Sei cambiata nel corpo e soprattutto nella testa. Non vedi più il mondo come lo vedevi prima del cancro. Questa malattia segna profondamente l’esistenza di una persona. Ti fa ricollocare in un’altra dimensione molti tasselli della vita. Il lavoro, per esempio. Un tassello importantissimo fino a quando non capisci che se sei senza forze il lavoro passa in secondo piano».
E da questo cambiamento che è nato il blog Colsenodipoi?
«Il blog è nato dalle chiacchiere fatte con le altre protagoniste del calendario. Stavamo aspettando di fare l’intervista per Repubblica e ci è venuta l’idea di continuare queste chiacchiere in un luogo virtuale».
Un altro modo per mettersi a nudo.
«Decisamene sì. Nel blog ci finiscono gli approfondimenti sull’argomento, ma anche molti pensieri personali. Molte persone colpite da questa malattia si nascondono. Invece noi siamo vive essendo state malate, ma siamo vive. C’è un falso pudore a non parlare della malattia, non c’è debolezza nell’ammettere di aver affrontato il cancro e di essere qui a dirlo».

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