La Ricerca compie 40 anni: “Viviamo in una condizione universale di dipendenza”

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di Federico Tanzi – Dipendenze, nuove povertà, fragilità familiari. In un presente sempre più complesso e carico di contraddizioni servono risposte pronte, che si affaccino ai nuovi problemi delle persone intersecando visioni e saperi eterogenei, cablati sulla società e sul tempo che stiamo vivendo. È partendo da questa consapevolezza che l’associazione piacentina “La Ricerca” – impegnata, senza fini di lucro, su più fronti nel campo dell’assistenza sociale, socio sanitaria e della prevenzione – ha deciso di dare vita in questo 2020 ad un percorso formativo, aperto alla cittadinanza, strutturato in riflessioni, analisi e proposte.

Gian Luigi Rubini


E lo ha fatto in concomitanza col proprio quarantesimo anno di età, ricorrenza scelta come spartiacque privilegiato per guardare alle sfide della contemporaneità con un atteggiamento propositivo e proiettato in avanti, senza perdere per questo le proprie radici, la propria mission fondamentale, ovvero l’attenzione alla persona.
“Preso atto del fatto che i tempi stanno cambiando velocemente – commenta Gian Luigi Rubini, dentista di professione e da quattro anni presidente dell’associazione, composta unicamente da volontari – sentivamo la necessità di una riflessione sull’attualità, per essere preparati ad affrontare le nuove problematiche con cui abbiamo a che fare quotidianamente. Questo percorso – informa – si svilupperà in tre fasi: prendendo le mosse dalla riflessione sullo stato dell’arte della società, in un secondo momento si procederà all’individuazione delle necessità specifiche del territorio, per poi giungere ad un ultimo passaggio di tipo operativo, in cui si andranno ad attivare progetti concreti in risposta a quanto emerso precedentemente”.

“PROGETTO UOMO, UN’IDEA SEMPRE ATTUALE”

Il “viaggio” de “La Ricerca” è partito con l’incontro che ha visto ospite don Giuseppe Dossetti, responsabile del Centro di solidarietà di Reggio Emilia. Tema trattato? L’attualità di “Progetto Uomo”, la filosofia della persona al centro che fa da fil rouge alle attività dell’associazione e, oggi più che mai, diventa l’appiglio per qualsiasi riflessione che si orienti al futuro senza perdere la rotta maestra.
“Un’idea sempre valida – rileva Rubini a tal proposito -, anche se la vera difficoltà sta nel metterla in pratica, darle un’attuazione concreta. Non si può seguire uno schema fisso, ma bisogna agire a seconda della situazione e delle singole istanze della persona. Persona che va considerata sempre nella sua dimensione relazionale: per recuperare un soggetto in difficoltà, infatti, centrale è il suo reinserimento in un contesto pluralistico, si tratti della famiglia o del lavoro, altrimenti si è punto e a capo”.

Gian Luigi Rubini con don Giuseppe Dossetti

“SIAMO UNA SOCIETÀ DIPENDENTE”

Ma se da un lato “l’antidoto” è ben definito, ciò che diventa di difficile interpretazione oggi è la malattia. “Nell’attuale contesto, ci muoviamo in una società che vive una sorta di condizione universale di dipendenza – evidenzia il presidente de “La Ricerca” -. Rispetto al passato, quando era facilmente identificabile con l’utilizzo di droga, oggi la dipendenza ha assunto sfaccettature molteplici, che vanno dal gioco d’azzardo allo smartphone, e passa quasi inosservata. I nostri sforzi si devono quindi focalizzare nella costruzione di proposte alternative che valorizzino in toto la cultura: un concetto che, a seconda del singolo individuo, può assumere chiavi di lettura differenti”.
Prima ancora viene però la famiglia, che appare ugualmente sfibrata, intaccata dallo stesso processo di dissoluzione. “Eppure avrebbe un ruolo educativo fondamentale nella prevenzione di fragilità o dipendenze – mette in rilievo Rubini -. Oggi siamo tutti di fretta, e la famiglia invece di frenare i disagi spesso rischia, al contrario, di diventarne involontaria complice. Quando si ha poco tempo, e qualcosa non va, è decisamente più semplice far finta di non vedere piuttosto che affrontare i problemi: alla fine però il conto ti si presenta in ogni caso”.

IL RUOLO DEI VOLONTARI

Poi ci sono i volontari, il futuro de “La Ricerca” passa anche, e soprattutto, da loro. “L’associazione – spiega Rubini – ne conta centocinquanta, di cui però solo una cinquantina attivi, in particolar modo nei progetti con le famiglie e in comunità. Hanno un ruolo fondamentale: il volontario che si impegna a fianco di persone in difficoltà regala un tempo di qualità, da cui deriva, allo stesso tempo, la propria credibilità. Qui ha la possibilità di mostrarsi senza filtri, può riscoprire sé stesso attraverso il confronto. La difficoltà – rileva – sta nel reperirne di nuovi: uno degli obiettivi principali del percorso avviato per il nostro quarantesimo anniversario è proprio questo. A ciò si aggiunge la volontà di avviare un confronto interno tra chi c’è già coinvolgendo, al contempo, la cittadinanza tutta. Vogliamo stimolare le persone a portare nuove idee in campo, per raccogliere strada facendo spunti di riflessione e suggestioni, in un processo il più partecipato possibile”.

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