Meglio stare in città a godersi l’avanzata dei vari Scipione, Caronte e Minosse che star sotto l’ombrellone con un occhio sulla “Rosa” e l’altra palpebra spalancata sulla vicina d’ombrellone. Che se il marito (della vamp) è lo sportivone cugino di Parma o di Cremona la depressione è totale come la protezione e la scottatura é assicurata. Come si fa a sostenere qualsiasi conversazione sul tema calcio? Meglio fingersi amante delle bocce, piuttosto che infilarsi nel morboso tunnel dell’Ei fu Piacenza Calcio. Meno dolori quando si stava peggio e solo ora ci si accorge di quanto quel peggio sia infinitamente meglio di un presente che di Eccellenza ha solo il nome della categoria. A botta fresca non abbiamo realizzato, adesso il dolore eccome se si sente. Non è per essere snob, ma è dura concentrarsi sul campionato – con permesso e senza offesa – di Lilliput. Al confronto la Lega Pro è il paradiso della pedata. Ci si rassegni alla svelta all’idea e alla realtà. Con abiti identici e uno stemma da lucidare, la Lupa Piacenza è quel che resta e sarà di un club da rifondare. Non è questione di nomi, ma di sostanza. Si riparte dall’Eccellenza con i fratelli Gatti (nella foto, Marco) al timone di una società che si pone l’obiettivo ambizioso di tornare tra i pro nel giro di tre anni. Con un piano che basa le fondamenta sulla passione e sulla solidità economica. Per il primo anno è stato fissato un budget di 800mila euro. Marzio Merli, neo direttore sportivo ha già portato alla corte di Carlo Sozzi (giovane tecnico che sa di giocarsi una grande chance) giocatori importanti per la categoria come l’attaccante piacentino Dede Valla e i centrocampisti Orlandini e Cantoni. Ma i colpi sono ai livelli più alti. Per il ruolo di segretario organizzativo i fratelli Gatti hanno pensato all’ex segretario del settore giovanile del Piacenza, Eros Prandini, mentre nel ruolo di responsabile delle squadre giovanili, un bacino di 400 ragazzi, ci sarà spazio per un illustre ex biancorosso, Settimio Lucci, pronto con entusiasmo ad accettare il prestigioso incarico. Il ritiro ad Agazzano e almeno in questo caso un piccolo miglioramento c’è: nelle ultime due stagioni l’austerity aveva costretto la squadra al ritiro in città. E allora meglio non farsi tentare dal mare e dalla vicina d’ombrellone. Fa caldo, pazienza. Ma ci si rode meno il fegato e si guardano da vicino gli eroi di domani. Obiettivo diventare presto giganti nel mondo di Lilliput.




