La lezione pragmatica del bostoniano Carlo Ratti alla platea piacentina

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Chissà quale idea di Piacenza si sarà portato a casa l’archingegnere Carlo Ratti alla fine del confronto durante la lezione di rigenerazione urbana (illuminante) tenuta alla 76esima assemblea di Confindustria di Piacenza.

Lui dal palco del Municipale, in classico stile bostoniano sia nell’aspetto sia nella forma del suo racconto, con il piglio di chi sa padroneggiare e dare contenuto alle visioni, ha tracciato i cardini di una città futura. Riecheggiati come punti di partenza inderogabili. Eccoli in sintesi.

  • Tanti contenitori da reinventare? Bene non pensate al mattone in primis ma a cosa metterci dentro.
  • Le idee nuove? Non si può prescindere dalle università è da lì che nascono le startup che possono dare vita alle aziende innovative.
  • Sinergia con Milano. La città globale a due passi può dare molto. Sinergia significa interscambio, non sudditanza.
  • Fase due della globalizzazione. Alla quantità della prima fase si sostituisce la qualità. E’ la nuova chiave per aprire lo scrigno delle possibilità.
  • Le città del Novecento si espandevano, si ingigantivano ora si cambia. Anche le aree minori hanno un ruolo: serve un’identità. Ora cercate la vostra. E’ l’esortazione.
  • Imperativo categorico: economia circolare. Prima regola non consumare suolo vergine ma riutilizzare quello che già è costruito. La natura insegna.
  • E poi verde, verde, verde in ogni spazio con imprescindibili luoghi di socialità e condivisione. La separazione, la mancanza di contatti tra le persone è stata una delle cose più penalizzanti del periodo pandemico.

Uscire e proporsi al mondo con idee nuove

Le linee sono tracciate, i fondamentali elencati ed è in questo perimetro dunque che – ha suggerito Ratti – ci si deve muovere. Valgono anche per Piacenza. A nessun territorio è preclusa la possibilità di darsi un profilo che eccella a livello mondiale.

E’ infatti questo il quadro di riferimento: uscire e proporsi al mondo con idee nuove. Non importa quante saranno. L’essenziale è che rappresentino un unicum che solo qui può trovare la propria espressione.

Nell’elencazione con cui il professore del MIT ha tratteggiato il suo intervento di fronte a una parte importante del mondo produttivo piacentino e ai rappresentanti istituzionali, sono riecheggiati concetti non nuovi da tempo sulla bocca di tutti.

A parole, mai concretizzati.

Se quindi la presenza a Piacenza di Carlo Ratti voleva essere un’iniziativa di formazione per chi dovrà impostare le scelte future si può dire che il docente ha fatto il suo dovere. Il futuro dirà se i discenti avranno appreso i contenuti essenziali della lezione impartita e che dovrebbe aver sollevato non pochi mea culpa.

Consumo di suolo un po’ di mea culpa

Tra i più macroscopici il tema del consumo di suolo. Annosa questione a cui non si pone un freno. A tre anni dalla approvazione, la legge regionale nota per lo slogan “consumo di suolo zero” sarà operativa solo alla fine di quest’anno. Lo ha ricordato proprio di fronte a Ratti il sottosegretario alla presidenza dell’assemblea regionale Davide Baruffi.

Finisce quest’anno la transizione di tre anni (passaggio dolce tra la vecchia legge e la nuova) che ha ammesso le aree che le amministrazioni avevano già classificato nei loro strumenti urbanistici. Interessante sarebbe conoscere quanto di quel suolo è stato consumato ancora in queste tre anni, a legge approvata ma ancora “sospesa”.

A Piacenza l’argomento fa correre il pensiero alla costruzione del nuovo ospedale. Opera per la quale il Comune ha deciso di utilizzare un’area agricola. Come possibile in virtù di una legge a zero consumo di suolo? L’eccezione è data dal fatto che l’ospedale è considerato “opera strategica” e quindi viaggia su binari paralleli senza canali obbligati. Nuova area urbanizzabile, dunque, anche se adiacente a quella in questione ce ne è un’altra già classificata come urbanizzabile… Tant’è.

A Carlo Ratti si sono rivolti tutti con un doppio atteggiamento. Dapprima rendendo omaggio al docente del Mit di Boston, al suo genio indiscusso (considerato una delle 25 persone capace di cambiare il mondo del design) nel reinventare le città a misura d’uomo, di ambiente e di qualità della vita (quella sì da rigenerare davvero) e dall’altra appellandosi a lui (assegnandogli quasi un ruolo politico) come fonte di ispirazione e di idee per rinverdire e infoltire la tabula rasa di progetti e prospettive che al momento brilla su questo orizzonte di Po.

Sos rigenerazione urbana, la politica in cerca di idee?

A cominciare dalla sindaca di Piacenza Patrizia Barbieri che ha considerato quella di Ratti una lectio magistralis da incorniciare, fonte di ispirazione, anche politica, per individuare i futuri progetti che riguardano la città e il territorio.

Una responsabilità in più affidata idealmente a Carlo Ratti di interpretare – in quel paio d’ore di incontro istituzionale – quello che serve al territorio piacentino dove abbondano le aree dismesse da riportare alla vita e dove (così è parso) non c’è per ora un’idea forte per far rivivere quelle strutture senza vita.

Una vita che non sia impostata come quella di prima ma adeguata alle lezioni (chissà quanti se le ricordano) dettate dalla pandemia da cui ancora non siamo usciti.

Con una semplicità stupefacente e carica di imperativi Carlo Ratti ha tratteggiato i punti di partenza fondamentali per chi deve affrontare i temi delle città e delle prospettive che si vogliono raggiungere. Ha ricordato più volte che la città è mattoni ma è anche civitas, cioè i cittadini che la costruiscono invitando a non trascurare la condivisione sui progetti con il loro coinvolgimento nei processi decisionali. Urbs et civitas insieme, due concetti del tempo dei romani che ancora oggi devono avanzare insieme. Un’indicazione politica precisa che non lascia fraintendimenti, se è quello che si chiedeva al professore bostoniano.

Le rigenerazioni delle città (portati gli esempi importanti che sta conducendo a Milano nel distretto Mind dell’ex Expo, allo scalo ferroviario di Porta romana) si collocano all’interno delle “Sensible city”. La spinta deriva dalla tecnologia che ha modificato a fondo la vita delle persone e che ha come punto di forza il tema della condivisione dei servizi a cominciare dalla mobilità urbana nell’ottica della sostenibilità, naturalmente. Fondamentale per far progredire questa nuova natura della città futura dare fiato al “capitale umano” di cui le università sono un giacimento. Per dirla con Ratti “L’università è il motore più forte da cui possono uscire idee che poi diventano imprese”. Il messaggio è lanciato.

Antonella Lenti – info@antonellalenti.it

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