Una tradizione che affonda le sue radici in tempi davvero remoti pur avendo un primo punto fermo nel 1700, per l’esattezza il 1750 quando nacque il poeta Giovanni Antonio Rebasti. Si deve infatti a lui la diffusione in modo organico della poesia in dialetto piacentino, grazie alla vivace attività delle tipografie che diedero alle stampe i suoi strali contro “certi personaggi troppo servili agli ordini della duchessa Maria Luigia d’Austria”.

Nel libro scritto da Enio Concarotti, e ripubblicato dalla Banca di Piacenza in occasione del concorso L’Infinito in piacentino, si ripercorre quindi la storia della poesia dialettale piacentina a partire dal lontano 1700 incontrando personaggi più o meno conosciuti, da Carlo Anguissola a Tollein Cuccalla, da Vincenzo Capra ad Agostino Marchesotti, senza dimenticare ovviamente Il Poeta: Valente Faustini. E così, a seguire, altri nomi che hanno dato il loro contributo: don Luigi Curioni, don Ettore De Giovanni, don Luigi Bearesi fino a Enrico Sperzagni e Ferdinando Cogni.
Un viaggio, quindi, che arriva fin quasi ai giorni nostri e ci ricorda l’importanza di curare e tener vivo il nostro dialetto.




