
L’apertura solenne del teatro Verdi avvenne l’otto ottobre 1853. L’edificio fu realizzato in località Abbazia, dopo lunghe discussioni, su progetto dell’ingegner Gianantonio Perrau. La prima stesura, quella del 1841, subì numerose modifiche. Nel 1947 Maria Luigia approvò il secondo progetto e stanziò le somme necessarie. L’esecuzione dei lavori fu affidata all’impresa Tinelli. Le decorazioni furono affidate a Bortolotti, Massari, Badiaschi e Prati. Durante i lavori vi furono nuove modifiche e queste ritardarono i lavori che vennero collaudati solo nel 1853. L’inaugurazione avvenne con la rappresentazione dell’opera di Giuseppe Verdi, l’Attila, non certamente il capolavoro del maestro. A questa rappresentazione seguì il Poliuto di Donizetti. Il duca Carlo III, succeduto a Maria Luigia, non presenziò alla prima, tuttavia il teatro, per piaggeria dei reggenti, fu a lui intitolato. Dal 1859 al 1900 si denominò semplicemente “Municipale”. Nel marzo 1901, dopo la morte di Giuseppe Verdi, assunse il nome attuale. Nel 1914 la commissione teatrale composta da Comune e palchettisti decise un ampliamento della capienza. Il teatro funzionò con stagioni operistiche di tutto rispetto fino al 1962, quando fu dichiarato inagibile. Passarono anni di abbandono e di degrado. Il sindaco Bottarelli cercò una soluzione, ma si scontrò con l’atteggiamento dei palchettisti. Dopo anni di querelle venne parzialmente aperto nel 2002, con il restauro del ridotto. Solo nel 2006 venne recuperato lo spazio scenico, su progetto dell’Arch. Marcello Spigaroli e dell’Ing. Giovanni Zilli. Nel 2013 fu inaugurato il museo del teatro che negli ultimi anni è in disuso e neppure in questo anniversario è stato adeguatamente valorizzato. L’ultima parte dello spazio culturale (scuole di musica e danza) doveva essere restaurato a partire dal 2015, ma ancora oggi i lavori non risultano ultimati. Un vero peccato!
L’edificio è stato sede anche di scuole, associazioni culturali e politiche (ad esempio Lotta Continua negli anni Settanta), della biblioteca, di un presidio socio-sanitario, del comando delle armate in zona di guerra, di un rifugio antiaereo, del mercato dei bozzoli.
La stagione teatrale 2023-2024 è iniziata l’otto ottobre. Per celebrare il 170°, è stata proposta l’opera Attila, sotto forma di concerto. La composizione non è certamente una delle più allettanti e meglio riuscite del maestro parmigian-piacentino, ma si comprende l’esigenza della rievocazione storica. Del resto, la musica classica non trova grande spazio nella programmazione di questa stagione, se si esclude il concerto dei vincitori del premio Trio Pakosky e il balletto “Lo Schiaccianoci” con musica di Cajkovskij. Meglio per la musica “moderna” presente con “Far finta di essere sani”, tributo a Giorgio Gaber; il musical natalizio “Oh, Holy night”; il recital di Dolcenera.
Bisogna dire invece che per quanto riguarda la prosa, le scelte sono azzeccate, nell’ambito del “fil rouge” di quest’anno:“Ritorno a Itaca”. L’isola è l’obiettivo di una vita, ma la vita è il viaggio, le avventure, le esperienze, gli incontri. Un ritorno che è in conflitto con il desiderio di ripartire, ogni volta che si arriva. Quindi titolo un poco criptico, ispirato della seconda proposta di Lino Guanciale, “Itaca…il viaggio”. Ci può stare questa linea guida per la rassegna ideata da Mino Francesco Manni, che inizia con il “Decameron” interpretato da Tullio Solenghi. Poi un Pirandello problematico in cerca di identità con “Uno, nessuno, centomila” interpretato da Giuseppe Pambieri. Quindi un Innominato manzoniano che si redime, con Franco Branciroli: “La notte dell’Innominato”. Il 24 e 25 gennaio, in occasione della giornata della Memoria, verrà proposto “il Diario di Anne Frank”, riduzione teatrale del celebre manoscritto. Seguirà un poco di leggerezza con il duo Poretti-Cristofori in “Funeral Home”. Poi ancora tragedia con l’assassinio di Giulio Cesare in “Le idi di marzo” con Alessandro Preziosi. Immersione impegnativa nella mitologia greca con “Cassandra o dell’inganno” (Elisabetta Pozzi), “Elena di Sparta” (Silvia Priori) e infine “Medea” (Viola Graziosi). Ultima proposta l’ironico Corrado Tedeschi in “L’uomo che amava le donne”, rielaborazione del film di Truffault.
I prezzi dei biglietti singoli e degli abbonamenti sono assolutamente abbordabili. Gli spettacoli proposti sono interessanti e il tema della riflessione intrigante. Il programma è scaricabile dal sito del comune ed è stato distribuito in paese. Una stagione di prosa da godere nella città sull’Arda, all’altezza delle stagioni precedenti e nella tradizione migliore del teatro fiorenzuolano. Unico neo, come detto, manca un po’ la musica lirica. Permettetemi di suggerire, solo su questo piano, un maggiore impegno, all’altezza delle proposte del passato. Infine, a mio avviso, andrebbe valorizzata una delle protagoniste delle scene teatrali italiane, l’attrice fiorenzuolana Mariangela Granelli, che quest’anno debutta a Piacenza con il suo progetto “E’ così che tutto comincia”. Purtroppo, come si sa, probabilmente è vero che nessuno è profeta in patria.
Augusto Bottioni




