Sgarbi: “Quando dipinge i paesaggi, Ghittoni ricorda la poesia di Pascoli”

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“Quando dipinge i paesaggi, intimistici ed emotivi, ricorda la poesia di Pascoli”. Così Vittorio Sgarbi, notissimo critico d’arte, descrive le opere del pittore piacentino Francesco Ghittoni (1855 – 1928) nel corso dell’inaugurazione della mostra permanente a Palazzo Galli della collezione donata da Andrea Tinelli alla Banca di Piacenza. L’iniziativa si è tenuta in streaming su Youtube, non essendo consentita l’apertura al pubblico di Palazzo Galli, almeno fino al 3 dicembre. Presente, oltre a Vittorio Sgarbi che pure avrebbe consigliato di rimandare l’iniziativa, anche Corrado Sforza Fogliani, presidente esecutivo della Banca di Piacenza.

“Ma Ghittoni merita di essere ricordato nella storia dell’arte – secondo Vittorio Sgarbi – anche e soprattutto per essere stato un pittore della realtà nei soggetti di un realismo patetico e sociale. I quadri di Ghittoni hanno come protagonisti gli umili, esattamente come nei quadri di Angelo Morbelli – prosegue Vittorio Sgarbi – il più celebre dei quali, “Natale dei rimasti”, è ambientato all’interno del Pio Albergo Trivulzio”. Una situazione di solitudine e malinconia che ricorda molto il tempo presente, specialmente in vista di un Natale che si preannuncia diverso e più triste rispetto ai precedenti. E proprio la malinconia è il sentimento predominante nell’arte di Ghittoni, interprete del “senso delle cose ultime”, con la sua “volontà di raccontare la realtà non nella pienezza delle azioni degli uomini, ma nel momento in cui esse declinano verso la fine, verso la morte”. La mostra di Palazzo Galli contiene anche un unicum:l’unico ritratto che si conosca della moglie Maria. Ricoverata nel 1890 dopo un eccesso di follia, la sfortunata madre dei cinque figli del Ghittoni morì nel 1986, senza essere più riuscita a tornare a casa. A questa travagliata e sfortunata vita privata si deve probabilmente la tristezza che emerge nei quadri del pittore piacentino, tristezza che gli ha fatto guadagnare il soprannome leopardiano di “L’infinito” da parte di Ferdinando Arisi. Nel corso dell’inaugurazione Corrado Sforza Fogliani ha anche ringraziato Vittorio Sgarbi per aver incluso Francesco Ghittoni in uno dei volumi della serie “Il tesoro d’Italia”, restituendogli la dignità di artista nazionale che si merita. Corrado Sforza Fogliani ha anche ricordato un particolare per cui lei da sempre stima Francesco Ghittoni: “lo stimo per la sua schiena dritta e per essere stato un difensore strenuo di Piacenza e della sua piacentinità”.

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