Riportiamo integralmente il saluto del vescovo Adriani in accoglienza a monsignore Adriano Cevolotto.

Ringrazio di cuore il vescovo diocesano mons. Michele Tomasi perché mi è concesso di parlare a conclusione dell’Ordinazione episcopale di mons. Adriano Cevolotto. Con le mie parole vorrei rappresentare l’ordine episcopale che non conosce prescrizione, ma soprattutto gli affetti di vescovi, di tanti sacerdoti, di tanti religiosi e fedeli qui presenti.
Dopo il Concilio si parla talvolta di appartenenza collegiale che lega i vescovi tra di loro e che nella Chiesa è chiamata a confrontarsi con l’Istituzione, si tratta di “Affectus collegialis”.
Saluto i miei confratelli che hanno partecipato a questa liturgia di Ordinazione episcopale e saluto i presbiteri e tutto il popolo di Dio che ha partecipato a questa liturgia che ora si è conclusa. Il nuovo vescovo di Piacenza-Bobbio è fatto.

Vorrei che le mie parole fossero buone, nella misura in cui interpretano gli affetti di tutti. Non so in che modo gli affetti fanno parte della liturgia, ma senz’altro ne sono una componente di umanità. E di questa umanità fraterna ne fanno parte i vescovi consacratori. A loro io mi rivolgo, tra loro ricordo gli affetti dei vescovi di origine trevigiana, ma allargo il cuore verso tutti i vescovi presenti. Cari confratelli, perché siete venuti a questa concelebrazione? Perché già volete bene al nuovo vescovo di Piacenza-Bobbio. Mi rivolgo soprattutto ai vescovi non trevigiani, venuti da altre diocesi: voi siete venuti a mietere dove non avete seminato e siete venuti a porre un segno di universalità Cattolica in una Chiesa locale.
Ora con questa consacrazione la diocesi di Treviso si è arricchita di doni e di carismi e la diocesi di Piacenza-Bobbio dell’acquisizione di un nuovo vescovo. A voi si deve gratitudine.
E quanto alla ricchezza degli affetti presenti in questa liturgia, guardo e vedo il popolo di assiepati in questa chiesa e oltre questa chiesa. Da dove viene e chi è questo nuovo vescovo? A questa domanda risponde la sua famiglia e Roncade, dove belò agnello, il suo seminario, l’intera diocesi di Treviso, i presbiteri che conoscevano l’eco di tanti incontri personali, l’Istituto religioso delle Discepole del Vangelo accompagnate da più di vent’anni nel loro cammino formativo dal nuovo vescovo, la comunità sacerdotale della Casa del Clero, i molti Consigli Pastorali Parrocchiali. Ma soprattutto le due parrocchie di Castelfranco Veneto che l’hanno conosciuto come pastore e padre. Non voglio dimenticare la funzione del vescovo come moderatore della Curia diocesana. Sì, anche la Curia oggi l’accompagna non con la processione di scrivanie, ma come strumento in carne ed ossa per l’applicazione delle direttive del vescovo. In questa funzione è stato un moderatore improntato all’operosità e alla condivisione.
Così io interpreto una presenza tanto numerosa.
Mi rivolgo ora al nuovo vescovo di Piacenza-Bobbio. Non è tempo di panegirici, ma neppure è tempo di commiati: è tempo di condivisione del cuore, di speranza e di novità pastorale. Chi sia il nuovo vescovo di Piacenza-Bobbio io l’ho tratteggiato in una intervista al Nuovo Giornale, ma una risposta più completa può solo venire dalle persone qui presenti. E per lui è giunto il momento di un distacco evangelico, un perdersi per guadagnare in relazioni, in carismi, di un andare dove non pensava di andare. È il tempo per lui di speranza e di futuro pastorale, in modo nuovo e profondo, come rappresentante di Cristo Buon Pastore. La sua partenza è un atto di fede.
Caro vescovo di Piacenza-Bobbio, caro don Adriano, va e cammina, si associano a te come compagni di strada i santi di Treviso, Liberale, Longhin, Farina. Ti accompagna il santo Charles De Foucauld che hai voluto rappresentare nello stemma e di cui ti sei fatto conoscitore e imitatore. Ti accompagnano tutti i presenti in questa liturgia, non già ancora santi, ma umile sostegno della santità episcopale.




