Il Comune ha un tesoretto. Rinviata la vendita delle azioni Iren?

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Il Comune potrà intervenire per la manutenzione straordinaria delle strade (ammalorate assai, come sappiamo), per gli avari marciapiedi urbani (che sono stretti, quando ci sono), per gli edifici che ospitano le scuole (in genere vetusti) e per gli impianti sportivi. In più c’è anche la possibilità di mettere mano a nuove opere pubbliche che andranno ad aggiungersi, qualora cantierate, al Piano opere pubbliche 2019.


Tutto questo grazie al “tesoretto” di 6,4 milioni di euro che il Comune si trova nel portafoglio grazie all’avanzo di amministrazione anno 2018. Un avanzo, in realtà, ben più ampio (35 milioni), ma la maggior parte d’essi è già vincolata e a disposizione, per dir così, libera e piacevolmente sorprendente, resta il gruzzolo dei citati 6,4 milioni. Tutto bene, dunque? In parte: la sofferenza resta nella parte corrente del bilancio. Questa voce, infatti, riguarda oneri “pesanti” e obbligati come la spesa per il personale, per l’assistenza e il sostegno (il welfare) cui è necessario far fronte senza – come deciso dalla giunta di centrodestra che in questo modo mantiene le promesse elettorali, e soddisfa il consueto mantra della destra – senza, dicevamo, ritoccare al rialzo il prelievo fiscale (Irpef in primis). E’ così che nel conto consuntivo, ovvero nella relazione ad esso allegata, il Comune fa presente che “a partire dal 2017 la parte disponibile dell’avanzo di amministrazione e la quota destinata agli investimenti forniscono mezzi finanziari non trascurabili destinabili alle spese in conto capitale”. Mezzi finanziari corroborati anche dalla dismissione delle quote Iren (4,3 milioni di euro), dismissione che “rafforza la capacità di finanziamento degli investimenti” ma che, a questo punto, tutto lascia pensare che possa essere tralasciata (come chiesto dai Liberali), o quantomeno, rinviata, al 2020.
Tuttavia, come sottolineato dal Comune stesso sempre in sede di relazione, “il tema fondamentale diviene il finanziamento delle spese correnti mediante entrate stabili nel tempo per l’esercizio delle funzioni istituzionali”. Il riferimento è agli stipendi dei dipendenti (sono oltre seicento) e ai servizi garantiti ai settori “in bisogno”, o comunque deboli, della popolazione piacentina.
Insomma, senza un ritocco al rialzo del prelievo fiscale il mantenimento dei livelli di spesa richiesti non può che determinare il fenomeno “coperta corta”. Ecco allora le misure adottate giocoforza dalla giunta: la nostra azione – si legge nella citata relazione – “è chiamata a misurarsi con il recupero delle entrate tributarie ed extratributarie e alla verifica delle percentuali di copertura dei servizi a domanda individuale, nonché alla continuazione della spending review”. E ancora “all’efficientamento della macchina amministrativa, alla riqualificazione e al riorientamento della spesa verso gli obiettivi prioritari”.
Si tratta, dunque, per il Comune di Piacenza, di conciliare la coerenza politica (non ritoccare all’insù l’imposizione fiscale) con la necessità di tagliare le spese (spending review) e recuperare evasione e morosità pregresse. Ma non è finita: se il consuntivo fotografa un ente tutto sommato solido dal punto di vista finanziario (patrimonio e saldo entrate/uscite), si fa presente come tuttavia questo status di “ampia positività” si collochi “in uno scenario in divenire esposto a fattori di rischio”. Un allarme che fa riferimento alla situazione nazionale. Quale? Nel documento si citano espressamente “il rallentamento (decelerazione) dell’economia italiana e l’esposizione nel 2020 e nel 2021 agli aumenti Iva inseriti nelle clausole di salvaguardia previsti dal governo”.

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