
La provincia di Piacenza ne ha a disposizione meno di 3 mila dosi
‘influenza è in arrivo ma in tutta l’Emilia Romagna ogni farmacia avrà a disposizione solo 31 vaccini per la popolazione non a rischio. La cifra è facilmente calcolabile, basta consultare i dati diffusi dalla regione Emilia Romagna, secondo i quali sono 36 mila i vaccini anti influenzali riservati alle farmacie per la libera vendita. In tutta la regione, secondo Federfarma, il numero delle farmacie ammonta a 1135, di cui 92 in provincia di Piacenza. L’operazione aritmetica è molto semplice, così come è altrettanto facile calcolare la dotazione di dosi vaccinali a disposizione di tutta la provincia: meno di 3 mila vaccini.
“Finiranno in poco più di un’ora e buona parte della popolazione attiva della città resterà senza” è il grido di allarme lanciato dai farmacisti piacentini. Senza contare che nel solo 2019, in base alle stime di Federfarma, le dosi di vaccino disponibili alla libera vendita in tutta la provincia furono 20 mila. “Il contingente non sembra essere consono alle nostre attese – si lamenta Roberto Laneri, presidente di Federfarma Piacenza – ci aspettiamo che si possa fare di meglio. Le Regioni sono intervenute e si sono assicurate l’intera produzione delle ditte decidendo la percentuale da attribuire alla libera vendita. L’Emilia Romagna si è mossa anche abbastanza bene, ciò nonostante i numeri sono insufficienti”.
La vaccinazione anti influenzale quest’anno è molto importante perché può permettere di operare una distinzione con l’infezione da covid-19, che presenta sintomi simili. La richiesta di vaccinazioni prevista per quest’anno dovrebbe quindi aumentare ma nel contempo diminuiscono le dosi di vaccino a disposizione. “Ci adeguiamo alle decisioni – afferma Paolo Cordani, segretario di Federfarma Piacenza – ma con numeri del genere non ce la facciamo”. “La scelta della Regione non tiene conto che la fascia di popolazione più attiva, quella che ha più contatti con l’esterno, è quella che va dai 18 ai 59 anni ed è proprio quella che rischia di trovarsi esclusa dai vaccini anti influenzali in libera vendita”. “Dobbiamo anche tenere presente che il vaccino viene acquistato in farmacia anche da persone che appartengono alle categorie protette che non vanno nell’ambulatorio pubblico e non vogliono perdere tempo con la prenotazione. Non si può tagliare la libera scelta. E chi non riuscirà a vaccinarsi sarà costretto a restare a casa ad ogni sintomo, peccato che si parli della fascia produttiva della popolazione”.
Forse avere a disposizione più dosi di vaccino aiuterebbe anche a distinguere tra i sintomi di un’influenza e un’infezione da covid-19 e questo faciliterebbe anche il lavoro di pediatri e medici di famiglia. Infatti il triage telefonico dei pediatri e dei cosiddetti medici di base si fa sempre più bollente, in concomitanza con l’apertura delle scuole e con le nuove modalità che li vedono fare da cuscinetto fra pazienti e Ausl in casi sospetti. Ma in certi casi basta un semplice raffreddore ed è subito psicosi per i genitori. Il consiglio che tanti pediatri e medici di medicina generale si sentono di dare è di usare il buonsenso, sia da parte della famiglia, sia da parte della scuola, che non deve mandare a casa un bambino per un semplice raffreddore e non deve sovrastimare certe situazioni per non creare intasamenti che complicano la vita.
Michela Bassi




