Grazia Marchetta:”Formazione in crisi di identità. Un tavolo allargato per un nuovo futuro”

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Dal convegno “Verso la Piacenza del futuro”, dove per la prima volta Organizzazioni sindacali confederali e Categorie economiche hanno voluto condividere priorità e linee strategiche da presentare alle Istituzioni per dare un contributo propositivo all’attuazione delle indispensabili politiche di sviluppo del nostro territorio, è emerso in tutta la sua completezza il problema della formazione al lavoro e sviluppo delle competenze.

Dalle indicazioni di alcune ricerche, condotte anche a livello europeo, solo il 35% dei lavoratori italiani possiede competenze professionali specialistiche o adeguate alla propria posizione lavorativa, contro una media europea del 50%. Situazione, è stato sottolineato, che penalizza qualsiasi strategia di crescita intelligente, sostenibile e inclusiva.

Gli istituti tecnici superiori piacentini e gli enti di formazione sono sempre più coinvolti nell’attività di orientamento e nella valorizzazione dell’apprendimento in termini di professionalità e occupabilità nei vari settori produttivi: sforzo che fatica a produrre risultati proporzionali all’impegno.

Sollecitata ad esprimere considerazioni su quanto emerso dal convegno “Verso la Piacenza del futuro” in tema di Formazione e competenze, Grazia Marchetta non si sottrae. Dal suo punto di osservazione, direttrice di Tutor Fiorenzuola, ente di formazione accreditato alla Regione Emilia-Romagna per la gestione dei corsi finanziati, mette in fila alcune osservazioni.

“L’offerta di formazione, in questo momento è davvero tanta: la prima osservazione che mi sento di fare è che forse potrebbe essere indirizzata meglio verso le esigenze delle imprese. Questo è un periodo in cui ci sono tanti fondi sulla formazione: la Regione Emilia-Romagna ha attivato numerosi bandi anche per tipologie diverse dalle solite su cui noi di Tutor, come altri, stiamo lavorando. Quindi una grande offerta di formazione a cui non corrisponde una proporzionale domanda. Il problema è la scarsità di aspiranti a partecipare ai corsi.

Succede che i giovani che escono dalle scuole tecniche superiori, o si iscrivono all’università o vengono assunti immediatamente in azienda anche se non sanno ancora far nulla. Gli studenti dell’Itis vengono addirittura contattati al quarto anno attraverso una attività di orientamento al lavoro che sfocia spesso in una facile assunzione. La formazione scolastica è sicuramente completa dal punto di vista teorico, ma dal punto di vista operativo lascia a desiderare. Purtroppo, si pensa che la nostra funzione sia solo quella di recuperare i giovani che abbandonano la scuola, mentre non si considera la necessità di una formazione specialistica per chi termina gli studi superiori…”

E quindi? Qual è lo sbocco? A voi cosa resta?

“Da noi arrivano quelli non più giovani che già lavorano, per creare occasioni di sviluppo professionale in azienda attraverso l’acquisizione di maggiori competenze ed evitare di svolgere per tutta la vita lavori di bassa manovalanza o non specializzato. Fanno sacrifici per un anno alternando scuola e lavoro. Quanti sono? Non sono tanti, anche perché spesso a loro le imprese preferiscono comunque ragazzi giovani. Più volte abbiamo proposto di assumere i giovani studenti e concordare con noi un periodo di formazione, ma non è stato possibile per non sottrarli al lavoro di cui hanno bisogno in azienda”.

Come si esce da questo vicolo cieco?

“Occorrerebbe ragionare su queste tematiche non solo tra associazioni di impresa e sindacati, ma anche con chi la formazione la offre: scuole, enti di formazione professionale e università. Se non ci incontriamo non si esce da questa situazione: i corsi ci sono, i bandi e i finanziamenti pure: sediamoci attorno a un tavolo e parliamone. Proviamo ad aprire nuovi orizzonti: il modello europeo si ispira ad un tipo di formazione professionale definito lifelong learning (apprendimento continuo), che caratterizza il processo di sviluppo delle competenze individuali maturate da una persona durante tutto l’arco della sua vita con obiettivi di sviluppo sociale e occupabilità. Un processo di apprendimento continuo che accompagna ogni individuo dalla vita scolastica a quella professionale e che passa per importanti momenti di sviluppo come il tirocinio universitario o professionalizzante e la formazione in azienda.

Se ci accordiamo sulla visione futura diventa poi più facile affrontare le criticità che si presentano quotidianamente a qualsiasi livello del processo di formazione. La disponibilità e le competenze dei relatori intervenuti nei diversi panel in cui si articolava il convegno “Verso la Piacenza del futuro” possono arrivare ad un progetto di formazione professionale, sviluppo delle competenze e apprendimento continuo funzionale al progetto di sviluppo del nostro territorio, obbiettivo del convegno stesso.”

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