Gioco d’azzardo patologico, che cifre:
da dove spuntano tanti soldi?

0

I numeri relativi alle dipendenze da gioco d’azzardo patologico e da sostanze stupefacenti suggeriscono che la rappresentazione della crisi sia almeno in parte uno stereotipo, per di più a volte strumentalizzato come scusa per fare poco o nulla a favore di chi – e sono tanti – è realmente in difficoltà.
I numeri – Nel 2013 sono stati spesi tra gli 80 ed i 90 miliardi di euro per videopoker, videoslot, videolottery e giochi analoghi, e si stima che gli italiani azzardo-dipendenti siano 800mila.
Questo, insieme ai sequestri record di droga (56 tonnellate di cannabis, 3,5 tonnellate di cocaina, 700 kg di eroina) da parte delle forze dell’ordine che confermano una domanda spaventosamente alta, porta inevitabilmente a chiedersi da dove vengano tutti questi soldi in una nazione sempre pronta a definirsi alla canna del gas, ma anche – per non dire soprattutto – a domandarsi dove vadano a finire.
In verità, per gli esperti il secondo interrogativo ha una risposta: le porte spalancate allo sfacelo sociale fanno ingrassare soprattutto la criminalità organizzata, che non solo gestisce il narcotraffico ma controlla anche una fetta del mercato del gioco legale, mentre la collettività (pur se lo Stato incassa una – piccola, rispetto a quanto si potrebbe immaginare e pretendere – quota in tasse sui giochi) è costretta a dover affrontare le mazzate degli spaventosi costi sociali (e reali: 5/6 miliardi all’anno per curare i dipendenti dal gioco d’azzardo patologico) che queste dipendenze comportano, distruggendo vite e mandando in frantumi intere famiglie.
A Piacenza l’episodio più tragico legato al gioco d’azzardo è quello dell’omicidio dello scorso febbraio a Castelsangiovanni, dove la rea confessa ammise di aver ucciso la madre per coprire i debiti di gioco contratti a causa delle macchinette, ma anche se raramente si arriva a tanto il GAP (Gioco d’Azzardo Patologico) strozza comunque le speranze di un numero crescente di persone.
Come uscirne – Solo una parte di chi rischia di rovinarsi centra l’unica vera vincita: decidere di farsi aiutare.
In questo senso la realtà piacentina dice parecchio: la sezione del Ser.T. (Servizio Tossicodipendenze) di Cortemaggiore segue con confortanti risultati 130 piacentini (30 in più in soli 12 mesi!), ma il responsabile Maurizio Avanzi ha recentemente lanciato un appello spiegando che i fondi a disposizione sono pochi, e proprio nel momento in cui sono sempre di più le persone a cui urge dare l’aiuto che trovano il coraggio di chiedere.
Chi si muove –  Qualche cliente dei bar si distingue come una mosca bianca, prendendo il caffè solo nei locali senza slot, ma le associazioni di categoria ribattono evidenziando come non siano gli esercenti (che spesso tengono le macchinette per arrotondare, a fronte del calo dei consumi, e che in qualche caso hanno deciso di limitare a due al giorno le ore di accensione o di spegnerle in toto) il vero responsabile di tante situazioni penose, ma l’ultradecennale placet al gioco d’azzardo da parte dello Stato.
Dipendenza-slot-machine-2-980x418Attivi a livello locale contro la deriva sono il Coordinamento provinciale contro la ludopatia (nato nello scorso dicembre e coordinato dal presidente della Provincia Trespidi) e associazioni come Acli e Libera, mentre Comuni dalle amministrazioni di diverso colore come Piacenza, Fiorenzuola (il sindaco Compiani ha urlato il suo “Basta alle macchine mangisoldi”), Castelsangiovanni (il primo cittadino Capelli ha auspicato le dimissioni di chi, in parlamento, ha proposto l’emendamento – poi stoppato – teso a decurtare i trasferimenti ai Comuni che emanano norme restrittive nei confronti del gioco d’azzardo), Carpaneto (per il sindaco Zanrei “Lo Stato dovrebbe abolire la legge di liberalizzazione del 2003”) e Pontedellolio (il sindaco Spinola ha proposto vantaggi fiscali per chi non installa slot machine) sono in prima fila nella campagna che raccoglierà firme per una legge contro i rischi del gioco d’azzardo. “Andremo su tutte le piazze e in ogni mercato – ha annunciato Fabio Callori, sindaco di Caorso – per chiedere alla gente di unirsi alla nostra battaglia”.
Contro i danni derivanti dalla ludopatia si muovono anche IdV (con la raccolta di firme per una proposta di legge di iniziativa popolare che punta a vietare il gioco d’azzardo) e Movimento 5 Stelle (che sul tema ha “bombardato” tanto il governo Letta quanto il neosegretario Pd Renzi).
Basterà? Mentre lo stesso bar (a Mestre) viene prima premiato per aver rinunciato alle macchinette ma poi incredibilmente multato di 1400 euro per un calciobalilla in cui (contro i regolamenti là in vigore) si poteva giocare gratuitamente, nel 2014 saranno operative in Italia altre 4mila licenze per slot machine: di fronte agli interessi di lobby potenti, c’è da rispolverare il proverbiale “cui prodest?” per provare a capire quanto ancora sia seducente il fondo dal quale il Paese sembra non voler risalire.

LASCIA UN COMMENTO

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.