
Si scalda il clima in alta Val Nure in previsione del referendum sulla fusione tra Bettola, Farini e Ferriere in programma il 16 ottobre, in cui i cittadini sono chiamati a dire sì o no ad un riordino territoriale già avallato dai tre sindaci, in seguito a delibere votate dai rispettivi consigli comunali.
I sostenitori del no, viceversa, si sono formalmente costituiti a Bettola nel comitato “Per l’Unione-contro la fusione”, coordinato da Mauro Bruzzi, già amministratore nel comune della Val Nure (fu assessore nella giunta Borotti a inizio anni Duemila, incarico cui fecero seguito due mandati nelle file dell’opposizione, eletto in una lista civica di area centrosinistra).
“Questo comitato – spiega Bruzzi – è animato dallo stesso spirito che caratterizzò quello sorto contro l’impianto a biomasse, anche se non ne fanno parte tutte quelle persone (allora si mobilitò un paese intero, ndr). Oggi come allora l’amministrazione comunale di Bettola vuole travestire una scelta scellerata da opportunità per la vallata. Il comitato nasce per dimostrare il contrario”.
Il progetto di fusione, nell’intento dei promotori, rappresenta infatti l’occasione per superare i problemi legati all’eccessiva frammentazione amministrativa, per migliorare l’organizzazione e garantire l’erogazione dei servizi comunali rivolti ai cittadini e alle imprese. Ma quello che fa gola, ai sindaci coinvolti – Sandro Busca (Bettola), Antonio Mazzocchi (Farini) e Giovanni Malchiodi (Ferriere), che hanno costituito il Comitato “Fusione Sì può” – è poter beneficiare – dall’anno dell’istituzione dell’unione e per 10 anni – di 11,2 milioni di euro complessivi, fra contributi statali e contributi regionali: una profonda boccata d’ossigeno per poter continuare a mantenere i servizi in un territorio in cui, negli ultimi anni, il calo demografico si è rivelato drammatico.
“In realtà – spiega Bruzzi – ai cittadini non è stato spiegato che i soldi promessi (più di un milione di euro all’anno, ndr)arriveranno solo se il fondo stanziato non si esaurirà prima e ora come ora la disponibilità di quei soldi (70% di competenza statale e 30% di competenza regionale) risulta essere solo temporanea e la Regione non indica come verranno rifinanziati di volta in volta. Il fondo regionale, inoltre – prosegue il coordinatore del comitato per il no – servirà per il 50% a mettere in moto la macchina amministrativa del nuovo comune e solo una minima parte sarà utilizzata per investimenti. Nessuno poi ci garantisce che i soldi ci saranno oltre il primo anno dalla nascita del comune unico”.
I cittadini contrari alla fusione lamentano inoltre l’assenza di un progetto a lungo termine: “I nostri amministratori – conferma Bruzzi – non ci hanno detto che cosa hanno intenzione di fare con questi soldi. Considerando inoltre che con la eventuale fusione si avrà una sola amministrazione per un territorio con un’estensione di 430 chilometri quadrati, la manutenzione del territorio sarà ancor più difficoltosa e dispendiosa di adesso”.
E ancora: “L’informazione che i promotori del sì vogliono far passare, che o si fa la fusione ora o non si potrà fare mai più, non è corretta. Per la fusione c’è sempre tempo, il referendum si potrà riproporre, come previsto dalla Costituzione.
I cittadini non devono sottostare a una decisione imposta dai consigli comunali senza conoscere come stanno realmente le cose”.
Si dimentica anche – prosegue Bruzzi – che esiste già l’Unione Valnure (tra Pontedellolio, Bettola, Farini, Ferriere), che riceve 400mila euro di contributi regionali l’anno, organismo con tre dipendenti nel quale ogni Comune mantiene la sua identità ed il suo Consiglio comunale”.
Conclude il portavoce del fronte del No: “Che fine faranno quei posti di lavoro? E perché rinunciare a quei soldi sicuri in cambio di fantomatici regali milionari che probabilmente non arriveranno mai?”




