Fuori Visioni 6, l’arte come spazio di relazione: viaggio tra muro e confine abitando Piacenza

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Un laboratorio artistico a cielo aperto, una galleria d’arte contemporanea disseminata per tutto il centro storico, da scoprire e attraversare per provare a leggere il presente, i suoi interrogativi e le sfide di domani.

Così, nel cuore del secondo atto della sua sesta edizione, Fuori Visioni, poliedrico festival di giovani artisti transnazionali diretto dalla piacentina Sharon Carolina Moncaleano e sostenuto dalla Fondazione di Piacenza e Vigevano, ha scelto di abitare per tre giorni (dal 29 aprile al 2 maggio 2021) le strade e le piazze di Piacenza, ripensandosi come itinerario da percorrere in sicurezza nel rispetto delle normative attualmente in vigore in materia sanitaria.

Fuori Visioni ha intatti animato lo spazio urbano con progetti artistici, atti performativi, installazioni, coreografie, incontri aperti e dialoganti con il pubblico di passaggio, nell’intento di costruire una riflessione collettiva attorno al tema del confine e alle sue molteplici sfumature.

“È la prima volta- ci spiega una delle bravissime curatrici, Mariangela Vitale, operatrice culturale di Milano- che il festival si inserisce così profondamente nel tessuto storico: solitamente valorizzava luoghi piacentini dimenticati, dall’alto pregio artistico,oppure di significativa impronta sociale.

La scelta odierna di vivere le strade, le piazze, ma anche i luoghi più nascosti del centro di Piacenza- continua-si dispiega in un percorso di riappropriazione dello spazio urbano e ritrovata fisicità, dimensioni entrambe precluse in questi mesi di chiusure”.

“Ma fuori Visioni si è mossa con discrezione, senza obblighi, né imposizioni- ha spiegato la giovane-, lasciando che l’arte si rivelasse poco a poco ai passanti incuriositi dai fori della vetrina di un negozio, tra garage, sottopassaggi, vie e balconi illuminati; segno tangibile di quella zona di confine chiave interpretativa del festival e della realtà attuale vissuta a ‘distanza ravvicinata’”.

“I visitatori hanno anche potuto scaricare gratuitamente la mappa dell’itinerario di “Fuori Visioni”- conclude Mariangela- , per intraprendere la loro camminata cittadina in compagnia dell’arte”

Un cammino quello della sesta edizione del festival che non inizia il 30 aprile 2021, ma, adattandosi a istanze e cambiamenti innescati dall’emergenza sanitaria, assume l’aspetto di un racconto in due capitoli, iniziato lo scorso autunno: un unico, lungo viaggio tra muro e confine (due concetti che hanno bisogno l’uno dell’altro per definire la propria esistenza) diviso in due atti distinti, ma strettamente interconnessi, il cui punto d’unione è costituito dallo spazio di relazione, costantemente ricercato e indagato attraverso l’arte nelle sue molteplici forme.

Il primo atto quindi, realizzato dal 11 al 15 settembre 2020 come sperimentazione interamente digitale, ha visto la partecipazione di oltre trenta artisti, performer e intellettuali di calibro internazionale e ha affrontato il tema del muro, psicologico e fisico, costruito da noi stessi o dagli altri; mettendo a nudo i filtri biotecnologici che regolano il nostro esistere online.

Superato il muro digitale, dal 30 aprile 2021 il secondo atto si è immerso nella dimensione urbana piacentina: senza però avvicinarsi troppo, ammiccando tra spazi pubblici e privati, mantenendosi in zone di confine necessarie, che chiedono al pubblico di essere esplorate.

E se la relazione, con sé stessi e con l’altro, fortemente mancata in questo periodo di pandemia. è stata costantemente cercata, indagata in entrambi gli atti di “Fuori Visioni”, lo sono stati anche i diversi modi e strumenti di abitare uno spazio.

Nella prima tappa digitale, la corporeità è sempre anelata attraverso perfomance e opere artistiche che trasudano desiderio di fisicità e talora disagio per l’assenza di scambio relazionale.

Viceversa, il secondo atto di presenza ritrovata e riappropriazione dello spazio urbano, non ha escluso la dimensione digitale, ma anzi l’ha ampiamente utilizzata come potenziamento delle possibilità espressive dell’arte.

Non è dunque un caso che anche nello spazio digitale del primo atto, appositamente costruito per il festival- il sito di “Fuori Visioni”6 ora inattivato- l’artista Modungaze Dinguraye del Monzabico abbia realizzato dispositivi scultorei che raccontano spaccati di vita, esplorabili come medium interattivi.

Sempre nella tappa on- line, l’artista Ivana Mirchevska ha quindi condotto un lavoro tra le architetture e la città, richiamando ancora una volta l’importanza dello stare in un luogo e della relazione: la stessa che, nel secondo atto in presenza ha indagato, insieme ad Elena Chemerska, lo spazio virtuale come condizione dell’esperienza reale attraverso l’uso di avatar e alter ego digitali.

Per i fratelli Alice e Filippo Biazzi poi la vera tela sono stati i social media, da cui hanno tratto storie di incomunicabilità e disagio da restituire ai visitatori del festival. La dimensione performativa del confine, tra interazione dei corpi e identità ridefinita, è stata invece esplorata in modi diversi da Gaia Guastamacchia, Francesca Angona e Rebecca Sola, mentre i porteghesi Miguel Ferrão Lopes e Julian Sanchez si sono addentrati attraverso video- proiezioni nello spazio del corpo, riempendolo di nuovi interrogativi.

“Ciascuno di noi oggi è un essere fisco inevitabilmente immerso in un mondo digitale”- ci ricorda Carlotta Biffi, l’altra curatrice del festival- e la partecipazione con cui Fuori Visioni è stato accolto anche dai giovani dopo un anno di pandemia, ci dice quanto l’arte sia più che mai viva e necessaria: capace, con i suoi molteplici linguaggi, di guidarci nella complessità contemporanea, aprendo squarci su possibilità future”.

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