
Un’opera delicata, intima, commovente, preziosa.(Taxidrivers)
Francesca Comencini svela un rapporto mai abbastanza raccontato, visto, invocato: padre e figlia, e tutto il mistero che li riguarda. (Grazia)
Appuntamento con il Grande Cinema a Pulcheria con Francesca Comencini, regista e autrice di rara sensibilità narrativa e indiscusso talento, che domenica sera al secondo piano di XNL (sede della Fondazione Fare Cinema) presenterà il suo ultimo film Il tempo che ci vuole.
Una serata preziosa con la proiezione del film seguita dall’incontro di Francesca Comencini con il pubblico in un dibattito moderato dal giornalista e critico cinematografico Mattia Carzaniga.
Il tempo che ci vuole, film rivelazione dell’81° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia “è il racconto molto personale di momenti con mio padre emersi dai ricordi e rimasti vividi e intatti nella mia mente – dice Francesca Comencini – un racconto personale che credo però trovi la giusta distanza nel fatto che in mezzo al padre e alla figlia c’è sempre il cinema come passione, scelta di vita, modo di stare al mondo. Intorno gli anni delle stragi, delle rivoluzioni sociali, della comparsa delle droghe, che stravolsero la vita di una intera generazione”.
Il film è illuminato dalla magistrale interpretazione di un grande attore come Fabrizio Gifuni e della giovane Romana Maggiora Vergano (già vista nel film di Paola Cortellesi e che qui conferma il suo eccezionale talento).
“Incentrato sul personalissimo, drammatico, tenerissimo rapporto di Francesca Comencini con il padre Luigi, uno dei più grandi registi del nostro cinema. Era un’impresa emotivamente e artisticamente ardua, ad altissimo rischio. Francesca ha fatto il miracolo. È un film bellissimo”. (Alberto Crespi, La Repubblica).
L’ingresso è gratuito (previa prenotazione).
Sinossi
Un padre e sua figlia abitano le stanze dell’infanzia: l’infanzia di lei e l’infanzia magica del racconto di Pinocchio, il film al quale sta lavorando lui. Il padre racconta alla figlia del suo lavoro e la ascolta, la osserva, le parla con serietà, compostezza, rispetto, come si parlerebbe non a un’adulta ma a una persona intera sì, la persona che è una bambina. La bambina visita i set del padre, in cui pulsa la vita, il chiasso, l’umanità, il lavoro, l’affanno, l’infatuazione, la magia e il sudore. E lei si perde in quei mondi. La figlia diventa una ragazza, l’incanto di quel limbo tra loro svanisce, la figlia lo sente, capisce che la rottura con l’infanzia è irreparabile. Lo capisce da come il padre la guarda. Pensa che non sarà mai alla sua altezza e precipita apposta per non esserlo davvero. La figlia si droga e continua a tornare a casa cercando di fare finta di niente. Il padre all’inizio è disarmato, poi prende posizione e decide che non farà finta di niente. Smaschera la figlia, si affaccia su quell’abisso, con poche parole e molta presenza la porta via con sé, a Parigi.
Crediti
Il tempo che ci vuole
Italia/Francia, 2024
regia Francesca Comencini
sceneggiatura Francesca Comencini
con Fabrizio Gifuni, Romana Maggiora Vergano, Anna Mangiocavallo, Luca Donini, Daniele Monterosi, Lallo Circosta, Luca Massaro, Giuseppe Lo Piccolo
fotografia Luca Bigazzi
montaggio Francesca Calvelli, Stefano Mariotti
musiche Fabio Massimo Capogrosso
costumi Daria Calvelli
scenografia Paola Comencini
produzione Kavac Film con Rai Cinema, Les films du Worso, IBC Movie e OneArt, con il sostegno del Ministero della Cultura e con il contributo della Lazio Film Commission
prodotto da: Simone Gattoni, Marco Bellocchio, Beppe Caschetto, Bruno Benetti
distribuzione 01 Distribution
durata 110 minuti
Francesca Comencini
Francesca Comencini nasce a Roma nel 1961. Studia filosofia all’Università la Sapienza di Roma, ma interrompe gli studi per trasferirsi a Parigi dove vive per 18 anni e dove nascono i suoi tre figli. Esordisce nel 1984 con il film “Pianoforte” e da allora ha realizzato film, documentari e serie con una attenzione forte alla realtà, i suoi conflitti, la sua durezza e la sua umanità. Ama in modo particolare raccontare personaggi femminili cercando di imporne la centralità e la forza.




