Foti: “Pdl necessario, via le mele marce”

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Non nega una serie di “clamorosi errori”, come quelli commessi dalla classe dirigente della Regione Lazio. E nemmeno che ci sia bisogno di un rinnovamento. Ma, al contempo, ritiene che non tutto il Pdl sia da buttare. Anzi, che il centrodestra abbia bisogno del Pdl “per costruire un’alternativa alla sinistra che avanza”. Nel bel mezzo degli scandali che stanno investendo la politica italiana, il parlamentare Tommaso Foti spiega al Corriere Padano  “dipingere il PdL come un’associazione a delinquere anziche’ un movimento politico di massa – proprio per questo non immune dai virus della stessa , ivi compresa la corruzione – serve solo a dare corpo e fiato all’antipolitica”. “Un’antipolitica che – prosegue Foti – e’ bene dirlo non avversa, come sarebbe giusto, la cattiva politica o le risultanze della stessa, ma la politica in quanto tale. A leggere certi giornali – anche quelli che dovrebbero essere vicini al centrodestra e che invece si limitano ad esserne i fustigatori – il PdL e’ oggi una sorta di “bad company” da cui Berlusconi dovrebbe prendere le distanze dando vita ad una sua lista personale”.
Non solo, ma anche le reti Mediaset (e’ il caso di “Quinta colonna”, il talk show di Paolo Del Debbio) sembrano essere tornate a cavalcare l’antipolitica, cosi come – all’inizio degli anni novanta – mitizzarono “mani pulite”. “Personalmente dubito – prosegue Foti – che queste  strategie siano utili per riportare i moderati alla guida del Governo nel 2013 e che, tanto meno, possano servire a favorire una loro unitaria discesa in campo (un po’ per celia, un po’ per non morir)  indispensabile per sbarrare la strada del potere alla sinistra “rosso antico” di Bersani e Vendola, o meglio della Camusso e di Landini. E’ indubbio che le reiterate ed inqualificabili persecuzioni giudiziarie cui e’ stato sottoposto, hanno alla fine lasciato un segno su Berlusconi, anche per effetto di un’indegna attività di sistematica denigrazione da parte dei media”. Proprio per tali ragioni Berlusconi si sta chiedendo se una sua eventuale ridiscesa in campo favorisca o meno la costruzione di una coalizione in grado di competere con la sinistra. “Se e’ infatti certo che Berlusconi e’ l’unico leader in grado di ridare slancio al PdL, e’ anche vero che la sua ridiscesa in campo fornirebbe ai vari Casini e Montezemolo l’alibi per continuare a giocare una partita sempre più politicamente equivoca, nella speranza di potere essere loro, ad urne chiuse, a dare le carte. Ma proprio per questo e’ necessario che il PdL smascheri il bluff, mettendo Casini e Montezemolo con le spalle al muro, offrendo loro pari dignità ed uguali opportunità nel processo di rifondazione e di guida dell’area moderata. Non solo, ma proprio perché considero il PdL essenziale per dare vita ad una credibile, anche sotto il profilo numerico, coalizione di centrodestra, e’ doveroso che lo stesso ammetta alcuni clamorosi errori, che tanto sconcerto hanno creato tra i suoi elettori. Non si può negare infatti che, per troppi anni, si e’ lasciato che i problemi organizzativi e della qualità della classe dirigente marcissero, a partire dal Lazio. C’era bisogno davvero dei  giroconti di  Fiorito, dei Suv e delle feste in maschera (sbattute in prima pagina)  per capire che “c’era del marcio in Danimarca”? E che dire  dell’errore di delegittimare un bravo e credibile  ministro dell’Economia come Giulio Tremonti, che godeva della fiducia dei mercati?. Cio’ premesso, va ribadito che Berlusconi, come imprenditore e come statista, ha agito sempre e comunque nell’interesse dell’Italia e dobbiamo essergliene grati. Ma anche Berlusconi non deve dimenticare che – a prescindere da alcune mele marce che meritano solo e tanto disprezzo, oltre che un’immediata espulsione – nel PdL ci sono tante brave persone, serie, preparate e oneste che nelle assemblee elettive e sul territorio fanno meritoriamente il proprio dovere. Non e’ forse giunto il momento – questa sì che sarebbe una rivoluzione meritocratica – di dar loro la possibilità di battersi alle imminenti elezioni politiche,  in luogo di  cavallerizze e cavalieri più servi che serventi?”.

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