“Al momento mi ritengo ancora un privato cittadino che potrebbe anche non risultare eletto”. Questa la motivazione clou con cui Francesco Scaravaggi, uno dei due candidati alla presidenza della Fondazione di Piacenza e Vigevano, ha detto no alla possibilità di intervenire nella commissione consiliare preposta a Palazzo Mercanti per un’audizione sui “programmi” alla quale Sergio Giglio, l’unico altro candidato finora certo, si è invece detto disponibile. Nè questa motivazione nè quanto aggiunto da Scaravaggi (“Mi dichiaro fin d’ora disponibile per qualsivoglia incontro nella sede comunale, qualora tale incarico mi venisse affidato”) bastano tuttavia a giustificare il niet.
Come l’ex assessore comunale indirettamente ammette auspicando che “il Comune nelle sue articolazioni mantenga uno stretto rapporto con i due membri del Consiglio Generale nominati dal Sindaco”, negli ultimi anni il canale di comunicazione tra Fondazione e Comune (e quindi la cittadinanza) – ma si potrebbe dire lo stesso tra Fondazione e Provincia – non ha funzionato: lo conferma anche l’assenza dei report (evidenziata dal Movimento 5 Stelle nel corso dell’audizione a commissioni congiunte del presidente uscente Marazzi) che i consiglieri nominati dall’allora sindaco Reggi avrebbero dovuto redigere sulle scelte compiute dalla Fondazione e su eventuali rischi delle stesse.
Un deficit di feedback, accoppiato ad una comunicazione a senso unico, che nel clima politico attuale e nel clima che si è venuto a creare intorno alle Fondazioni non può più essere riproposto: la crisi dei livelli intermedi di rappresentanza e la travolgente volontà di rinnovamento emersa dalle urne, infatti, evidenziano come la richiesta di trasparenza che esplode dai cittadini non possa essere elusa trincerandosi dietro norme che, anche se non obbligano né Scaravaggi né Giglio a intervenire a Palazzo Mercanti, sono di fatto parte delle incrostazioni burocratiche contro cui i cittadini si mostrano sempre più compatti.
Cittadini che, al di là dei tecnicismi legali, sono in effetti i “proprietari” del “tesoretto” gestito dalle Fondazioni, organismi sui quali si sta aprendo un dibattito molto forte come evidenziato dalla recente risposta (http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2013-02-14/enti-credito-territorio-064022.shtml?uuid=Ab3LrGUH) del presidente della Fondazione Carige, Flavio Repetto, all’idea-provocazione (http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2013-02-02/soluzioni-fondazioni-095953.shtml?uuid=AbmLMYQH) lanciata sul Sole24Ore da Roberto Perotti, che ha proposto di attribuire ad ogni cittadino la possibilità di scegliere tra due opzioni: lasciare la “sua” quota nella fondazione o intascarla, con possibile conseguente liquidazione degli istituti stessi.
Se vuol guardare alla Fondazione di domani, Scaravaggi non può quindi nascondersi dietro motivazioni (seppur tecnicamente plausibili) che sembrano voler eludere il vero nodo: il fatto che le Fondazioni – e come loro il loro prossimo presidente piacentino, sia esso Giglio o Scaravaggi – dovranno essere sottoposte ad un controllo sempre più pressante, anche per il ruolo quantomai delicato che hanno ed avranno in questa difficile congiuntura economica.
All’esigenza di chiarezza e di trasparenza, che arriva come un fiume in piena da tutte le parti, non ci si può più sottrarre: se è di fatto in corso una “campagna elettorale” tra Giglio e Scaravaggi per la presidenza della Fondazione, allora (per evitare di far assomigliare la scelta del prossimo presidente ad un conclave) è opportuno che i candidati dicano chiaramente cosa vogliono fare a tutti i cittadini, la cui espressione più alta – a Piacenza – sono i consessi comunali.
Presto e bene, stavolta, è bene che avvenga presto.




