“La violenza sulle donne cesserà solo quando ciascuno di noi sarà pronto ad assumersi l’impegno a non commetterla, a non permettere che altri la commettano, a non tollerarla, a non arrendersi finché essa non sarà eliminata in ogni parte del mondo”.
È un appello accorato quello lanciato da Amnesty International per fermare la violenza sulle donne, per arrestare il femminicidio che solo quest’anno, nel nostro Paese, ha causato 120 vittime. Un appello, una richiesta, una campagna contro la violazione dei diritti delle donne che ricorre anche all’arte, alle immagini e ai colori, per tenere alta l’attenzione su un tema purtroppo sempre attuale.
Com’è successo a Fiorenzuola, dove domenica (giornata mondiale contro la violenza sulle donne) è stata inaugurata all’ex macello la mostra collettiva “Mariposas #2”, organizzata dal gruppo Italia 208 di Fiorenzuola e Fidenza, in collaborazione con l’associazione Jambo e col patrocinio del Comune di Fiorenzuola. Un’esposizione di ventisei artiste – Manuela Andreani, Gigliola Assali, Floriana Brianti, Francesca Capellini, Mina Castaldo, Cristiana Casucci, Angela Della Malva, Cristiana Emiliani, Giulia Epifani, Sara Gavioli, Maurizia Gentili, Lorena Lamagni, Francesca Lambri, Elisabetta Levati, Sonia Mazzetta, Silvia Molinari, Antonella Mori, Laura Pozzi, Roberta Rocca, Elisabetta Saiani, Eleonora Serena, Chiara Spotorno, Liliana Velasquez, Daria Villa, Juna Villa, Enrica Zuffada – che hanno affrontato il tema della violazione dei diritti delle donne. Ognuna con la sua tecnica, con la sua cifra creativa ed interpretativa, ciascuna con il suo racconto per immagini, con i suoi dubbi, con quegli interrogativi che trasformano la mostra allestita all’ex macello in un’altra occasione per riflettere su una realtà, la violenza domestica, che rappresenta la prima causa di morte per le donne tra i 16 e i 44 anni, prima ancora del cancro, degli incidenti stradali e delle guerre.
Dagli occhi neri di una bambina del Mali a fiori feriti, dall’eleganza di un “Abito Luna” al tumulto di colori che rappresenta tutto quello che non si vede al di fuori, ma è nascosto dentro, dalle donne, “luci nella tempesta”, di Kabul allo sguardo di un’adolescente ignara di quello che “adulti deviati vedono in lei”. Questi alcuni dei soggetti delle opere della seconda edizione di Mariposas, dedicata a Stefania Cancelliere, uccisa a giugno dall’ex marito, dinanzi ai loro tre figli.
La mostra sarà aperta fino al 3 dicembre (tutti i giorni dalle 10 alle 12 e dalle 15,30 alle 19) e il ricavato dalla vendita delle opere, realizzate e donate dalle ventisei artiste, sarà in parte devoluto ad Amnesty, per la sua opera di denuncia, indagine imparziale e sensibilizzazione sulla violenza delle donne, e in parte sarà destinato (tramite l’associazione Jambo) a realizzare un progetto in Chiapas, a Teopisca, per aiutare le donne vittime di soprusi, come ci ha spiegato Nelly Bocchi, la presidente della sezione Amnesty di Fidenza e Fiorenzuola, che ha preso parte all’inaugurazione della mostra dinanzi ad un folto gruppo di cittadini. Tra i presenti, anche il sindaco Giovanni Compiani e l’assessore alle Pari opportunità, Sara Felloni, che hanno sottolineato la necessità di sostenere iniziative di tale tipo e di non spegnere i riflettori sulla discriminazione di genere.




