Eugenio Gazzola: “La Ricci Oddi
come un dopolavoro”

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Galleria Ricci Oddidi Elena Caminati – Occorre una svolta, un cambio di marcia. Eugenio Gazzola, operatore culturale piacentino e anche ex membro del consiglio di amministrazione della Ricci Oddi traccia le linee di ciò che, a suo parere, sarebbe auspicabile per il futuro della galleria. I fatti sono noti: dopo le dimissioni del presidente giuseppino molinari proprio nel giorno in cui si sarebbe dovuto leggere il nuovo presidente, emerge di nuovo, il nodo che riguarda la natura dell’ente, privato da statuto datato 1930, ma di fatto pubblico perchè l’unico sovventore è il comune di Piacenza. “In qualche modo me l’aspettavo – confessa Gazzola – il sistema di pensiero che aveva portato Molinari alla presidenza oggi l’ha portato alle dimissioni, gli sono venuti meno gli appoggi. Ma per la Ricci Oddi è meglio così, il Comune potrà avere un presidente gradito con il quale iniziare una trasformazione della galleria. Naturalmente ci vuole anche una volontà politica, non ci si può nascondere sempre dietro la frase non ci sono i soldi, questo non è pensabile”.
Da una parte c’è Molinari che non svuole snaturare la galleria, dall’altra, il sindaco Dosi che rimarca “una contraddizione intrinseca allo Statuto stesso, che si è sempre prestata a dubbi interpretativi pur essendo stata più volte oggetto di approfondimenti” scrive in una nota. E prosegue “le contingenze economico-finanziarie attuali, con i continui tagli alle risorse e l’incremento dei servizi cui far fronte, non rendono più sostenibile questa situazione per il Comune di Piacenza”
“Anche lo statuto è un falso problema – sostiene Gazzola – con la volontà politica si supera anche la staticità e la rigidità dello statuto. Secondo me l’obiettivo è la nascita di una fondazione musei, un organismo al di sopra dei produttori culturali piacentini che operano nel campo dell’arte visiva in modo che ci sia una sola cabina di regia. E’ ridicolo oggi, così come è la Ricci Oddi, pensare che sia indipendente – prosegue – indipendente come è non ha mai fatto nulla, c’è solo da sperare che cambi “padrone”, così con quel salotto lì in cui si trova a governarla non farà mai nulla”.
Parole franche, analisi lucida da parte di chi ha fatto parte del precedente cda nominato dal Comune, ma che alla scadenza del suo mandato ha ammesso chiaramente i limiti dell’operato stesso. “Con quel cda, con quell’atmosfera – spiega Gazzola – non si sarebbe riusciti a fare nulla. Il Comune ora ha davanti un’opportunità unica, ci sarà un presidente giovane con delle idee, se verrà confermato Ferrari. C’è davvero l’opportunità di aprire la Ricci Oddi ad un futuro che fino ad oggi non c’è stato”.
Una situazione di stallo che non ha fatto bene alla galleria né alla città che sul patrimonio culturale potrebbe puntare anche e soprattutto per un ritorno economico oltre che d’immagine. “E’ stata come un dopolavoro, la Ricci Oddi – affonda Eugenio Gazzola – funziona come un dopolavoro con qualche guizzo dettato dalla contigenza. Dalla morte di Fugazza in poi, la galleria ha ripreso quella tranquilla e ordinaria vita da dopolavoro ferroviario, si fanno delle piccole cose di società. Poco tempo fa ho accompagnato alcuni imprenditori francesi arrivati in città per conto di un’imprenditrice piacentina. Li ho portati alla Ricci Oddi e sono rimasti stupefatti pur non conscendo nulla dell’arte italiana tra 800 e 900. Hanno trovato la galleria straordinaria, un riscontro che ho avuto anche altre volte. Poi torni a Piacenza ed è quel che è – conclude rassegnato Gazzola – ma va bene, questa è la vita”.
Il servizio completo è su www.zerocinque23.com

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