Emergenza acqua, “Le dighe non sono l’unica soluzione”

0

L’estate asciuga i torrenti e regolarmente si ripropone la questione acqua, soprattutto in relazione all’irrigazione dei campi.
Con altrettanta regolarità si ripropone la diatriba tra i fautori di opere di canalizzazione e/o sbarramento sui nostri corsi d’acqua e la fiera opposizione del mondo ambientalista.
Di questo mondo -in realtà da anni ne è autorevole front man- fa parte Fabrizio Binelli. E’ lui a fare il punto della situazione partendo dalle decisioni di costruire ben due opere nell’alveo del Trebbia: in località Mirafiori e a Rivergaro.

La traversa di Mirafiori


“Per quanto riguarda la cosiddetta traversa di Mirafiori come Legambiente, insieme a Italia Nostra, abbiamo presentato un esposto all’antitrust perché la concessione è stata fatta senza gara. Oltre a questo vizio procedurale, naturalmente, c’è da parte nostra la considerazione negativa rispetto all’opportunità di costruire la traversa: noto ancora una volta come tutte quante le nostre proposte alternative siano regolarmente rimaste lettera morta. Ora, se l’opera verrà realizzata, il problema sarà quello di garantire il rispetto delle quote di concessione e delle norme”.
A Mirafiori si aggiunge Rivergaro, con la traversa sul Rio Villano, tributario del Trebbia.
“Il progetto ha già subito una bocciatura da parte della Conferenza dei servizi. I promotori tuttavia non demordono e si dice abbiano già presentato in Regione una versione modificata del progetto”.
Migliorativo, si immagina…
“Faccia lei, noi lo chiamiamo Mose 2 (dall’imponente e costosissima – e probabilmente dannosa- opera veneziana di contenimento delle maree, ndr)poiché il progetto contempla la posa di paratie semoventi. E’ un’opera, con ogni evidenza, insensata. Anche in questo caso abbiamo proposto alternative concrete. Aspettiamo risposte”.
Le ultime stagioni hanno conosciuto il sollievo di un maggior rilascio d’acqua dalla diga del Brugneto, frutto di accordo interregionale ligure-emiliano. L’accordo è scaduto…
“Anche questo costituisce un problema e siamo tutti in attesa di conoscere la sorte dell’accordo, se verrà rinnovato o messo in un cassetto. Anche questa, dunque, è una spada di Damocle che ci pende sulla testa”.
Sembra che non si sia spento il desiderio di dighe, dagli anni settanta a oggi continuamente rinnovantesi. Ci sono novità?
“Si tratta di un’altra importante questione. Riguarda il Trebbia e il Nure, ovvero i nostri principali corsi d’acqua. Un accordo di programma tra Consorzio di Bonifica, Iren Energia, Associazioni imprenditoriali piacentine ed il Co.Sil.Piacenza è rivolto alla ricerca di siti adatti a nuovi invasi sul Trebbia. In Nure, uno stesso protocollo di intesa tra Consorzio e Iren Energia ha già individuato alcuni siti per l’edificazione di una eventuale diga.
Si tratta, a nostro avviso, di ipotesi totalmente folli destinate, qualora abbiano corso, a impattare sull’ambiente, sulle infrastrutture esistenti, sulla stabilità geologica, aumentando il rischio di frane rovinose”.
Quale sarà l’iter?

Fabrizio Binelli


“Siamo in attesa di interloquire con le nuove amministrazioni da poco insediatesi a Pontedell’Olio e Farini, dove si è votato per il rinnovo dei consigli comunali e per il sindaco, e con quella di Bettola che non è cambiata. Da tempo noi chiediamo di avviare un percorso partecipativo attraverso lo strumento del Contratto di fiume, come previsto dalla normativa europea, tenendo conto delle criticità come siccità e alluvioni”.
Guardando i nostri fiumi e torrenti dai ponti che li scavalcano, si direbbe che l’acqua proprio non riesce ad arrivare al Po, sua naturale destinazione…
“E’ il problema di ogni estate: mi riferisco al mancato rispetto del deflusso minimo vitale d’acqua (dmv). La Regione, che dovrebbe far rispettare le norme, non lo sta facendo: il Tidone è asciutto, in Nure siamo sotto il dmv, in Trebbia siamo già al limite. Ricordo che dmv significa mantenimento delle condizioni minime necessarie alla vita faunistica dei fiumi”.
La minaccia di impianti idroelettrici nelle valli piacentine, quella almeno, è tramontata…
“Tutt’altro: temiamo riprendano le richieste d’autorizzazione alla costruzione di piccoli impianti nei corsi d’acqua. Una è stata appena concessa sul Rio Restano”.
Si produrrebbe energia…
“Il problema in realtà è che si producono devastanti danni all’ambiente e si ottengono modestissimi vantaggi in termini di energia”.
Che fare, allora?
“Come al solito siamo pronti a nuove mobilitazioni. Ma la cosa deprimente è che tutta questa opera di sensibilizzazione e di denuncia resta confinata alla buona volontà e alla tenacia di pochi volontari. Pensiamoci, in prima fila dovrebbero esserci gli enti pubblici: sono o non sono interessati alla salvaguardia del territorio?”

LASCIA UN COMMENTO

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.