Educare Gli sdraiati: uno sporco lavoro
che qualcuno deve pur fare

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di Jennifer Ravellini – Nel pullulare di famiglie allargate o monoparentali l’epicureo vivi appartato si è trasformato in vivi sdraiato. Michele Serra prima e Francesca Archibugi poi, tratteggiano i ragazzi tra i 15 e i 20 anni come debosciati perennemente connessi, se pur immobili e in modalità Club Dogo “Sto lontano dallo stress, fumo un po’ e dopo gioco a PES”.
Nel mondo dei Griffin, dei Simpson e degli sdraiati di Serra tutto rimane acceso, aperto e incompiuto. Il teenager è “il consumista perfetto. Il sogno di ogni gerarca o funzionario della presente dittatura, che per tenere in piedi le sue mura deliranti ha bisogno che ognuno bruci più di quanto lo scalda, mangi più di quanto lo nutre, illumini più di quanto può vedere, fumi più di quanto può fumare, compri più di quanto lo soddisfa”.
Quel contrasto generazionale, già trattato nei primi del Novecento dal Pirandello de I giovani e i vecchi, sembra ormai insanabile per colpa di padri privi del physique du rôle del patriarca. “La pazienza, la forza d’animo, l’autorevolezza, la severità, la generosità, l’esemplarità…troppe, troppe virtù per chi nel frattempo cerca di continuare a vivere. Chi nel frattempo cerca di continuare a vivere: ecco una onesta definizione media dei genitori” scrive un Serra convinto che le generazioni precedenti fossero più attrezzate della sua, quanto all’arte di non farsi sopraffare dai figli.
I padri di oggi sono dei relativisti etici che “non riescono a trovare indiscutibile alcun aspetto etico, specie nella vita privata. Di qui una certa diffusa incapacità di pronunciare certi No e certi Sì belli tonanti, belli secchi, con quel misto di credulità e di boria che aiuta, e tanto, a credere in quello che si dice”. Dove sono finiti  “I no che aiutano a crescere” di Asha Phillips nel mondo a testa in giù di Una mamma per amica? Ogni pater familias che si rispetti inorridirebbe, ma il Giorgio Silva della Archibugi e di Francesco Piccolo si limiterebbe ad accendersi una sigaretta, anzi una paglia per avvicinarsi al lessico dei giovani. “Dimmi, chi preferisci trovarti di fronte: uno che parla una lingua chiara ma non è la sua, oppure uno che parla proprio la sua ma non si capisce che accidenti sta dicendo?”
Il genitore è sempre stato il mestiere più difficile del mondo. Educare per Serra equivale a “prendere per le orecchie uno, meglio se solo metaforicamente, e costringerlo a muoversi”. Ardua impresa con uno sdraiato. Ma se invece fosse proprio lo sdraiato ad avere ragione e si trattasse semplicemente di godersi la posizione orizzontale con il mondo a portata di click? Se le regole andassero continuamente ridiscusse anziché ribadite? Se l’autorità fosse sostituita dall’autorevolezza e la coerenza dall’apertura mentale? Allora semplicemente ci metteremmo in discussione, lasceremmo Serra sulla sua Amaca e Silva sul grande schermo per ritornare più opportunamente a Gibran: “I vostri figli non sono figli vostri…sono i figli e le figlie della forza stessa della Vita. Nascono per mezzo di voi, ma non da voi. Dimorano con voi, tuttavia non vi appartengono. Potete dar loro il vostro amore, ma non le vostre idee. Potete dare una casa al loro corpo, ma non alla loro anima, perché la loro anima abita la casa dell’avvenire che voi non potete visitare nemmeno nei vostri sogni. Potete sforzarvi di tenere il loro passo, ma non pretendete di renderli simili a voi, perché la vita non torna indietro, né può fermarsi a ieri”. In altri termini, provate a rilassarvi e a sdraiarvi accanto a loro, come in uno spot di Divani&Divani ma con Father and son di Cat Stevens in sottofondo: qualcosa succederà, prima o poi.

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