Se l’economia piacentina piange, quella parmense comunque non ride. E’ quanto emerge dal Rapporto sull’economia di Parma nel 2012, presentato come di consueto dalla locale Camera di Commercio: in un quadro recessivo, tiene in parte l’agricoltura e buone soddisfazioni vengono ancora dall’export, ma per il resto i dati non sono certo scoppiettanti.
L’economia parmense non è infatti stata risparmiata dalla recessione che ha investito il Paese. Il rallentamento dell’economia, manifestatosi a partire dagli ultimi mesi del 2011, è sfociato in una nuova fase recessiva che ha di fatto azzerato i miglioramenti rilevati nel biennio 2010-2011 rispetto alla forte caduta del 2009.
Il rapporto sull’economia, elaborato a cura dell’Ufficio studi camerale, ha utilizzato come fonti le banche dati Unioncamere, Inps, Confindustria Emilia-Romagna, Banca di Italia e le indagini previsionali Unioncamere Emilia-Romagna-Prometeia: se ne evince che il 2013 resta ancora permeato da ombre e si prevede solo dal 2014 l’avvio di una contenuta ripresa.
Secondo la stima dello scenario economico provinciale il valore aggiunto parmense cade nel 2012 del 2,3% rispetto all’anno precedente, riportando l’output al di sotto sia dei livelli del 2008, l’anno in cui l’Italia prima della crisi finanziaria internazionale ma anche di quelli del 2010, quando la crisi aveva iniziato a colpire inequivocabilmente le imprese italiane.
Alla diminuzione del valore aggiunto contribuisce principalmente l’andamento delle attività industriali. L’industria in senso stretto (con i comparti estrattivo, manifatturiero ed energetico, non considerando quindi l’edilizia) ha accusato un calo reale del 4,2%, che deriva dalla pronunciata flessione del volume della produzione, pari al 5,3%, la più alta degli ultimi dieci anni dopo quella registrata nel 2009 (-9,9%). Ancora più elevata è apparsa la diminuzione del settore edile (-9,3%), che ha visto peggiorare la fase pesantemente recessiva in atto dal 2008. In entrambi i casi occorre sottolineare che le flessioni sono maturate in un contesto segnato da forti diminuzioni.
Quanto alle previsioni per il triennio 2013-2015, il 2013 dovrebbe chiudersi negativamente, anche se in misura più sfumata rispetto al 2012. Secondo le previsioni di fine febbraio 2013 redatte da Prometeia e Unioncamere Emilia-Romagna, per il valore aggiunto della provincia di Parma si prospetta una diminuzione reale dello 0,3%, mentre per una più decisa ripresa dovremo attendere, pare, il 2014, anno in cui la crescita del Pil tornerebbe a due cifre, più 1,9% per rimanervi sostanzialmente anche nel 2015.




