Il nuovo vescovo Adriano Cevolotto: “Mi è stato affidato un dono prezioso”.

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Mons. ADRIANO CEVOLOTTO nuovo vescovo di Piacenza

L’11 ottobre l’arrivo a Piacenza. Dopo quasi tredici Gianni Ambrosio saluta i fedeli piacentini: “Innamorato di questa Chiesa”

Di Federico Tanzi

Grandi manovre al vertice della diocesi di Piacenza e Bobbio: imminente l’arrivo da Treviso del nuovo vescovo Adriano Cevolotto al posto di Gianni Ambrosio, per dodici anni – dal 2008 al 2020 – alla guida della Chiesa piacentina. L’insediamento definitivo di Cevolotto, 62 anni, è previsto domenica 11 ottobre, per una giornata ricca di appuntamenti religiosi e istituzionali. Prima, però, si sono svolti nel weekend del 26 e 27 settembre due passaggi preliminari fondamentali: sabato l’ordinazione episcopale dello stesso Cevolotto presso il tempio di San Nicolò a Treviso, a cui hanno assistito anche un centinaio di piacentini in trasferta -“Saluto – ha detto loro il religioso – la rappresentanza di quella diocesi, che tra quindici giorni diventerà a tutti gli effetti la mia diocesi” – mentre domenica Gianni Ambrosio ha preso parzialmente congedo dalla comunità –  rimarrà comunque in diocesi come “emerito” – con una messa in Cattedrale.

“Mi è stato affidato un dono prezioso – ha affermato il nuovo vescovo di Piacenza durante l’ordinazione di sabato -, che fa tremare i polsi, che fa incrinare la voce”. Il riferimento è alle parole che San Paolo rivolge a Timoteo, citate ad inizio discorsoCustodisci, mediante lo Spirito Santo che abita in noi, il bene prezioso che ti è stato affidato”. La cerimonia a Treviso è stata introdotta da Gianfranco Agostino Gardin, vescovo emerito della città veneta, che ha evidenziato come “Diventare vescovo non è un premio. Significa, piuttosto, essere più intensamente associato al dono totale di sé proprio di Gesù […] Dona ora te stesso con generosità piena alla tua nuova chiesa – l’esortazione rivolta poi direttamente a Cevolotto -, quella di Piacenza-Bobbio, alla quale sarai legato con un profondo vincolo sacramentale”. 

In cinquecento, tra fedeli, uomini religiosi e autorità, hanno voluto poi salutare Gianni Ambrosio nel pomeriggio di domenica 27 settembre, giorno di Santa Giustina, compatrona di Piacenza. La messa in Cattedrale – gli ingressi erano contingentati per ragioni di sicurezza – è stata trasmessa anche su un maxischermo installato nei chiostri del Duomo, seguita da altre 150 persone.

“Il suo sguardo di Pastore non si è limitato alla comunità ecclesiale – ha sottolineato il vicario generale Luigi Chiesa, con riferimento all’operato di Ambrosio, a cui è stato regalato, come segno di ringraziamento, una riproduzione in argento della cattedrale e del palazzo vescovile -, ma ha saputo abbracciare la comunità civile, dalla città di Piacenza a tutto il territorio della diocesi, con l’impegno e l’interesse a valorizzare tutto il bene presente nelle varie realtà”.

GIANNI AMBROSIO

“QUI HO TROVATO LA MIA CASA” – È stato poi il momento della commossa omelia del vescovo uscente. “Mi è rimasta impressa nella mente una domanda che mons. Eliseo Segalini, sorridendo, mi rivolse nella sacrestia della Cattedrale dopo qualche tempo che ero vescovo di questa diocesi – un estratto del suo discorso -: “Ma dopo questi anni continua ad essere innamorato della Chiesa di Piacenza-Bobbio?”. La domanda mi sorprese, ma poi risposi: “Sì, lo sono ancora”. Questa sera, dopo quasi tredici anni, lo ridico: sono ancora innamorato di questa Chiesa […]  Dico un grazie di cuore a tutti voi, cari piacentini, presenti qui e presenti in altro modo. Sono venuto qui come pellegrino e qui ho trovato la mia casa, anzi la nostra casa e la nostra famiglia, grazie all’accoglienza, all’affetto e all’amicizia che questa comunità ha espresso verso di me. In questi mesi difficili della pandemia, tutti abbiamo visto la grande dedizione di moltissime persone. Questa è un’esperienza da non dimenticare, è un segno di buona umanità, è uno stimolo per il futuro in vista della difficile ripresa”. 

IL MOTTO E LO STEMMA DEL VESCOVO CEVOLOTTO – Antica tradizione vuole che il vescovo provveda alla creazione del suo stemma che rappresenta, secondo le regole dell’araldica ecclesiastica, gli elementi fondamentali della sua vocazione e della missione a servizio della Chiesa. Come spiega don Paolo Barbisan, direttore Ufficio beni culturali della diocesi di Trevisoquello scelto da Adriano Cevolotto si compone di alcuni elementi fondamentali: lo scudo, che contiene dei simboli tratti da idealità personali, o da tradizioni familiari, oppure da riferimenti al proprio nome, all’ambiente di vita, o ad altro; una croce trifogliata, in oro, posta in verticale dietro lo scudo, (cioè in palo), con cinque gemme rosse che simboleggiano le Cinque piaghe di Cristo; un cappello prelatizio (detto galero), con cordoni a dodici fiocchi, pendenti, sei per ciascun lato (ordinati, dall’alto in basso, in 1.2.3.), il tutto di colore verde; un cartiglio inferiore che reca il motto episcopale”.

Associato allo stemma, troviamo infatti il motto evangelico “Prendi il largo” (Luca 5,4). Queste parole “riportano l’invito forte che Gesù rivolge a Pietro di riprendere con coraggio la pesca, per gettare la rete al di là dell’insuccesso e del fallimento – informa Barbisan -. Un invito a tutti, in questo tempo, a fidarsi del Maestro non lasciandosi rubare la speranza (Evangelii Gaudium 86) con la quale il Signore Gesù continua a dare vita alla sua Chiesa. Solo chi ha in cuore la speranza osa intraprendere cammini nuovi”.

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