
Il giro di spaccio stroncato dai carabinieri al termine dell’operazione White Valley ha riportato l’attenzione della stampa su un fenomeno che si ripete da almeno un secolo. Gli attori, infatti, sono gli stessi di sempre: gente apparentemente “normale” (tra i gruppi di spaccio individuati anche due nuclei familiari) che arrotonda gli introiti nel modo più rapido e redditizio – i dettaglianti -, e gente, non necessariamente facoltosa, che “si tira su” con la droga. Cocaina, soprattutto, ma anche hashish ed eroina per un giro di spaccio da centinaia di clienti. L’operazione, a coronamento di una complessa indagine, ha portato all’arresto di una quindicina di persone, di età compresa tra i 21 e i 60 anni. Alla base delle indagini, la denuncia ai carabinieri di Rivergaro di una madre preoccupata per la figlia, assuntrice di stupefacenti. Otto i gruppi di spaccio individuati, fra cui anche due nuclei familiari, che operavano tra Piacenza e la Val Trebbia, in contatto tra loro, per un giro di centinaia di clienti. “In cinque mesi di indagini – ha spiegato il comandate provinciale del carabinieri Corrado Scattaretico – abbiamo documentate 500 cessioni di stupefacenti – riuscendo a disarticolare due delle organizzazioni più pericolose che operavano in città. Ma dobbiamo riflettere sul numero impressionante di persone che, in città e in provicia, fanno uso di droghe pesanti”.
Da quanto emerso, a Piacenza erano due le centrali di spaccio, una nella zona dei Giardini Margherita, l’altra tra Piacenza ovest e la Farnesiana per un giro d’affari che ammonterebbe a diverse centinaia di migliaia di euro l’anno.
La cronaca serve l’assist per fare il punto su stupefacenti e nuovi scenari: si registra il ritorno dell’eroina (un morto a Piacenza dopo tanto tempo) e il forte (e facile) consumo di sostanze sintetiche e cannabis tra i giovani, anche nelle scuole. Insomma, il fenomeno droga, l’emergenza droga, torna alla ribalta della cronaca, facendo pensare alla famosa punta dell’iceberg: si vede solo la parte emersa e non quella, assai più grande, che resta sommersa. E’ appunto ciò che accade in questi mesi e giorni di allarme (droga nelle scuole) e sollievo (sgominate bande di spacciatori). Verosimilmente si tratta di cicli più o meno vistosi, poiché la piaga legata all’uso e all’abuso di sostanze stupefacenti, nel corso dei decenni, non si è mai sanata. Il fenomeno ha cambiato modalità e perfino mode, ma non si è mai estinto. Se l’allarme suona oggi per il ritorno dell’eroina (la droga degli anni settanta, la sostanza killer di una generazione) è perché il mercato, evidentemente, vuole così. Il guaio è che l’ero si affianca e non soppianta la miriade di perniciosissime droghe sintetiche che dagli ottanta ad oggi hanno invaso e modificato l’immaginario collettivo dello sballo. Alla fine, una società intellettualmente onesta, dovrebbe interrogarsi non sulla presunta scomparsa di non meglio identificati valori, bensì su variabili, almeno due, interconnesse. Da un lato l’imprenditoria criminale, che è sì criminale ma agisce in base alla regola aurea del profitto, una specie di sacro comandamento moderno; dall’altro un disagio diffuso e interclassista che è il lato oscuro del nostro presunto, ma compiaciuto, benessere.
La repressione, doverosa ma anche eroica nell’indefessa opera di svuotamento del mare con i secchi, non è mai bastata né basterà. E provare, con la legalizzazione, a intaccare finalmente i formidabili interessi della malavita? Chissà…




