Donatella Scardi, (La città delle Donne): “Una donna che subisce violenza non va mai giudicata”

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Nel secondo semestre 2020 crescono le segnalazioni da terzi “Finalmente le persone stanno smettendo di farsi gli affari propri”

Nel 2019 – la fonte è il database Istat, recentemente aggiornato, relativo ad autori e vittime di omicidio – in Italia sono stati 79 gli omicidi commessi da partner o ex partner della vittima. In 68 casi la persona uccisa era una donna. Se si stringe il campo all’Emilia Romagna, le donne uccise sono state 14, in 9 casi (il 64,3%) per mano del compagno o dell’ex. A Piacenza negli ultimi dieci anni sono state nove le donne che hanno perso la vita a causa di uomini violenti. L’ultima, in ordine di tempo, la 28enne Elisa Pomarelli, uccisa il 25 agosto del 2019 da Massimo Sebastiani, l’uomo che, fino a quel tragico giorno, la giovane aveva sempre considerato come un amico.

“Ci sono ancora tante situazioni sommerse” – Quando si parla di violenza di genere i numeri dicono tanto, ma non tutto. “L’unico dato certo è quello sulle morti: ma al di là delle statistiche esistono ancora tante situazioni sommerse, estremamente radicate, che ancora oggi fanno fatica ad emergere”. Dal 1994, anno della fondazione, l’avvocato Donatella Scardi è una figura di riferimento dell’associazione “La Città delle Donne” – Centro Antiviolenza Piacenza. Oggi presidente, in poco più di un quarto di secolo è stata testimone dei cambiamenti e delle trasformazioni di un fenomeno complesso, la cui evoluzione si lega a doppio filo ai mutamenti generali della società. “Rispetto a quando ho iniziato – spiega Scardi -, oggi al centro dell’attenzione c’è la violenza domestica, tant’è che il 90% dei casi di cui ci occupiamo si riferiscono al contesto familiare – spiega Scardi -. Ciò non significa che prima non esistesse, semplicemente non se ne parlava e rimaneva confinata dentro le mura delle abitazioni: era qualcosa di culturalmente accettato. La donna maltrattata magari si confidava con l’amica al parco, poi tornava a casa e nuovamente veniva picchiata. Adesso fortunatamente c’è una coscienza diversa, le stesse dinamiche si affrontano in maniera differente”.

“Ogni donna ha i suoi tempi” – Ascolto, accoglienza, assistenza psicologica e legale, sostegno nel cercare un lavoro, prevenzione e sensibilizzazione. L’attività e i servizi del Centro Antiviolenza mirano ad intervenire in maniera ampia e trasversale, integrando saperi, buone prassi consolidate nel tempo e un’attitudine nei confronti della donna che chiede aiuto fondata su alcuni pilastri ben definiti. “Quando veniamo chiamati in causa cerchiamo di avere un atteggiamento rassicurante, che non giudica: ogni donna ha bisogno dei suoi tempi – sottolinea Donatella Scardi -. Qualsiasi sia l’iter che intende intraprendere, noi cerchiamo di informarla su tutti gli scenari possibili a cui andrà incontro, assecondandola nelle decisioni. Non ci stiamo rapportando a qualcuno che è malato o incapace, bensì a una persona che sta vivendo un dramma. Un dramma che va rispettato”.

“La violenza psicologica è più insidiosa” – Per Scardi la violenza sulle donne è un fatto che non conosce differenze di ceto sociale, nazionalità o livello culturale. “E’ qualcosa di tragicamente ‘democratico’ – rileva -, può riguardare chiunque. Il primo passo fondamentale per chi la subisce è riconoscerla: nei casi che ci troviamo ad affrontare, questo è spesso il momento più doloroso, perché implica che una donna debba ammettere che un matrimonio, un fidanzamento o una relazione, su cui ha investito tempo ed energie, ha fallito. È necessario però lasciare da parte ogni giustificazione nei confronti dell’uomo violento e denunciare il prima possibile. Spesso alla violenza fisica si accompagna quella psicologica – continua -, che può essere anche più insidiosa, perché consuma lentamente ed è molto più dura da dimostrare”.

“Durante il lockdown aumentate le chiamate di emergenza” – Il confinamento forzato vissuto nell’anno della pandemia ha acuito e moltiplicato liti familiari e tensioni tra coniugi. In alcuni casi, situazioni già al limite sono letteralmente “detonate”; in altri, al contrario, violenze ed angherie sono cadute sotto una coltre di silenzio e paura, cementata dall’impossibilità della donna di rimanere sola e denunciare il proprio aguzzino. “Ciò che abbiamo avuto modo di notare durante il lockdown è stato un crollo dei colloqui telefonici ordinari – spiega la presidente del Centro Antiviolenza -. Mentre, dall’altra parte, sono aumentate in maniera evidente le segnalazioni di emergenza (esiste un numero sempre attivo, ndr). Si può immaginare, quindi, che molti episodi non venivano alla luce perché era notevolmente ridotta la possibilità di fare chiamate senza essere scoperti dal convivente violento; poi, quando si arrivava ad un culmine insostenibile, ecco allora che scattava la chiamata d’emergenza, con la fuga della donna da casa e l’intervento delle forze dell’ordine”.

In questo quadro, Donatella Scardi rileva, positivamente, come il fenomeno della violenza sulle donne stia diventando sempre più un fatto di interesse pubblico. “Nel secondo semestre del 2020 – informa – su 105 colloqui complessivi svolti dalle nostre operatrici, 24 sono stati realizzati in seguito a segnalazioni di persone terze, come amici, familiari o vicini di casa della donna maltrattata. In passato questo avveniva al massimo un paio di volte all’anno, segno che la gente finalmente sta smettendo di farsi gli affari propri”. Un cambio di mentalità che affonda le radici nell’importante lavoro di prevenzione ed educazione che il Centro Antiviolenza porta avanti da anni sul territorio provinciale. “A Piacenza siamo stati tra i primi ad entrare nelle scuole a parlare di queste tematiche. Tutto parte da lì: è una questione di rispetto di genere”.

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