Diga in Val Nure, Scarpa: “No allarmismi, prima gli studi di fattibilità”

0

L’ipotesi di costruire una diga in Val Nure, allo scopo di ovviare alla cronica esigenza d’acqua della campagna piacentina, sta già suscitando proteste e controproposte. Una preoccupazione diffusa, un allarme tenuto vivo dalle associazioni ambientaliste che ha trovato eco nei cittadni e perfino nei villeggianti che frequentano la valle.

Federico Scarpa, presidente del Consorzio Cosil, è favorevole alla diga e ritiene prematuri preoccupazioni e allarmismi ad essa collegati.

Scusi, ma qual è il ruolo del suo consorzio nell’operazione diga? “Il consorzio Cosil che io presiedo è stato il tramite tra Consorzio di bonifica e Iren Energia per sondare la possibilità di realizzare un invaso. Il postulato è che lo sbarramento sia necessario a dare risposta alle esigenze d’acqua sempre più evidenti negli ultimi anni. Il Consorzio si propone di svolgere anche un ruolo di garanzia affinché – a fronte di un’opera importante come quella prospettata – si pongano in essere le garanzie per il lavoro, gli appalti, le necessità e i diritti della popolazione della valle”.

Federica Scarpa

Quindi l’iter è già avviato? “Al momento si è formato un gruppo di lavoro, da me presieduto, per individuare, nella nostra provincia, un sito idoneo alla realizzazione dell’invaso. Lo studio è stato affidato alla società Geotecna per verificare il luogo in possesso delle condizioni migliori. Su tre potenziali siti, l’attenzione si è fermata in Val Nure in località Olmo. Qui si stanno concludendo le analisi strutturali e geologiche per capire la vocazione del territorio ad ospitare l’invaso. Una volta ultimate queste indagini, e solo allora, i comuni del territorio potranno avviare le discussioni relative all’ipotesi diga, attraverso i consigli e convocando pubbliche assemblee. Ciò che mi infastidisce è l’atteggiamento di chi vuole innescare un meccanismo di lotta permanente, prima ancora di conoscere i risultati degli studi avviati. Noi non vogliamo certo scavalcare le volontà dei cittadini e dei consigli comunali che li rappresentano!”

Allora, in che cosa consiste la polemica? “Appunto, diamoci tutti una calmata. Il dibattito è lecito ma lo spargimento di inutili allarmismi, beh, questo no! Aspettiamo almeno di avere tutti gli elementi di giudizio a disposizione. Abbiamo incaricato, per esempio, uno studio di Bologna per valutare le ricadute economiche e la sostenibilità ambientale di una eventuale diga sul territorio. Aspettiamo almeno le risposte”.

Gli ambientalisti hanno individuato e avanzato controproposte per affrontare il problema del fabbisogno idrico. Perché non ascoltarli? “Le proposte cui lei fa riferimento sono state ribattute punto per punto dai tecnici, perché irrealizzabili. Insomma, bisogna essere pratici: noi stiamo lavorando nel rispetto delle normative vigenti: è ora di finirla con gli allarmismi ambientali ed epidemiologici. Se i sindaci e i citttadini della valle saranno d’accordo con il progetto, a questo punto gli ambientalisti dovranno smettere la loro battaglia”.

Scusi, perché non condivide il ricorso allo strumento del cosiddetto Contratto di fiume? “Il Contratto di fiume è solo uno strumento burocratico per consentire agli ambientalisti di fermare l’opera. Ribadisco: stiamo operando nell’ambito della legge vigente, crediamo in quest’opera che, qualora si possa fare, in base agli studi da noi predisposti, consentirà un serio dibattito nel merito. A quel punto si andrà, io per primo, sul territorio a spiegare alla gente i vantaggi dell’intervento. Ora, però, chiedo soltanto questo: non fomentare inutili e infondate paure”.

LASCIA UN COMMENTO

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.