[Cesare Raimondi] – Convinti lo siamo: riprenderemo, lavoreremo, usciremo. Futuro, prossimo si spera, ma c’è il presente da affrontare. Le relazioni sociali si inchiodano all’inizio di marzo. Passa Pasqua e siamo ancora in casa. Le strategie da adottare contro il Covid 19 diventano sempre più autorevoli e sempre più discordanti. Nel mentre il presente passa e si trasforma. Per tamponare l’assenza prolungata di umana umanità, tutti ci siamo inventati qualcosa. C’è chi ha affrontato riparazioni domestiche in attesa da lustri. Chi si è messo a disposizione della collettività. Chi ha cantato dal balcone. Chi ha colorato, chi ha sclerato, chi ha letto e chi ha scritto. Poi ci sono quelli bravi con la tecnologia, che hanno provato ad allietare il prossimo con video, vignette, false notizie. Il campionario è vasto. Ai bravi tecnologici appartiene il gruppo “Tabalori”. Sono ex frequentatori delle scuole superiori di Castel San Giovanni degli anni 80. Come da tradizione, si sono sparpagliati nel mondo per poi ritrovarsi a colpi di tastiera. Forse non si utilizza in tutta la provincia il termine “Tabalori”. Lo usavano le nonne, e già allora era parola antica. Significa sempliciotto, tontolone, bamboccio. Utilizzato in determinati contesti, indica il bambino. La sfumatura per cui lo hanno scelto come stendardo. C’era un bar in via Poggiali a Piacenza con quel nome, ma ha chiuso ben prima che scattasse la serrata degli esercizi pubblici.

La voglia di stare in contatto. La voglia di condividere memorie collettive, arricchendole con le proprie esperienze. Il Richiamo della radice. Queste motivazioni producevano, e producono, racconti scritti. I “Tabalori” ne avevano parlato tante volte di raccogliere tutto e mettere in rete. Approfittando della clausura sono partiti. La nascita di un blog non è certo un evento epocale, ma di questi tempi, basta la parola nascere per vedere le cose sotto una luce diversa. La linea guida su https://tabalori.wordpress.com/ è semplice, non c’è. Ciascuno partecipa dal proprio punto di osservazione. Si spazia dal Sudamerica all’Europa, per spingersi fino a Trevozzo. La squadra degli ideatori è protetta da pseudonimi. Non è scudo privato, serve a proteggere futuri partecipanti che riconoscendosi potenziali “Tabalori”, volessero contribuire. Perché il blog lo hanno pensato per condividere, per ritrovarsi. Per vivere.




