Minori stranieri non accompagnati,
l’assessore Cugini: “Bomba a orologeria”

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ass cugini   foto bellardoUna bomba ad orologeria. Sono parole utilizzate dall’assessore al Nuovo Welfare Stefano Cugini per definire la situazione che il Comune sta vivendo con la presa in carico dei minori stranieri non accompagnati. Ad oggi l’amministrazione non ha più un posto disponibile per ospitarli. Una ottantina di minori di etnie diverse, soprattutto albanesi ed egiziani, sono collocati in parte in strutture del comune e in parte convenzionate, circa 100 euro al giorno il costo per il loro mantenimento; il problema si pone quando nuovi arrivi bussano alla porta dell’assessorato ai Servizi Sociali, proprio come in queste ore. Il corto circuito sta nella legge stessa: una volta che i minori arrivano sul territorio è il Comune a doversene prendere carico al cento per cento anche se non ci sono più posti a disposizione. “In questo momento – sottolinea l’assessore – non c’è una soluzione, non c’è un posto ma i ragazzi arrivano”. Eppure una soluzione si deve trovare, e sarebbe auspicabile, senza arrivare a sgomberi o azioni di forza. “E’ un problema vero e il Comune che applica la legge, come noi, è la parte debole. A volte dietro questi ragazzi c’è il racket – spiega – quando arrivano qui sanno benissimo cosa chiedere, a chi rivolgersi, come muoversi; in alti casi quando arrivano in struttura la devastano pesantemente e noi dobbiamo farci carico della messa in sicurezza loro e degli operatori. In questo momento stiamo gestendo come meglio non si potrebbe la situazione grazie ai dirigenti del settore”.
Una situazione ai limiti di guardia, che rischia di esplodere, e la parte debole è quella dell’amministrazione che oltre a rimetterci penalmente nel caso non si prenda in carico dei minori arrivati sul territorio, spesso si trova anche a dover fare i conti con le critiche dei cittadini. La situazione sarebbe risolvibile se a livello centrale fosse la Regione a smistare le presenze in base alla disponibilità delle province. L’ideale sarebbe se il tutto venisse gestito da un hub centrale come nel caso dei profughi: la Regione dovrebbe farsi carico dell’accoglienza iniziale per poi distribuire le presenza sul territorio in base alle disponibilità.
Un discorso che si lega a doppio filo con un’altra necessità a cui il Comune deve far fronte, ovvero l’emergenza abitativa. A Piacenza sono 700 le persone in lista d’attesa; il Comune sta potenziando l’Agenzia per l’affitto per venire incontro alle esigenze di quella cosiddetta fascia virtuale, circa il 40 per cento, che rimane fuori dal mercato. “Si tratta di quelle famiglie solitamente composte da quattro persone – spiega l’assessore – in cui uno dei due adulti è rimasto senza lavoro, che non rientrano nelle graduatoria per una casa popolare ma che non possono neppure permettersi di pagare un affitto. L’Agenzia per l’affitto permette proprio di incrociare le domande di queste famiglie con l’offerta sul mercato mettendo a disposizione alloggi ad affitti calmierati”. Per quanto riguarda invece le case Erp, il regolamento per l’accesso è molto selettivo a partire dagli anni di residenza nel comune di Piacenza; “secondo le ultime rilevazioni – prosegue Cugini – le domande sono per il 60% di cittadini stranieri, le convocazioni invece riguardano per il 60% cittadini italiani e 40% stranieri, le assegnazioni confermano queste percentuali mentre il livello di rifiuto degli alloggi riguarda i cittadini stranieri solo per il 10%, il resto riguarda esclusivamente cittadini italiani. Un luogo comune e un falso mito – conclude l’assessore – che viene sfatato dai numeri”.

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