Confindustria: con il taglio del cuneo fiscale, salari più alti e imprese competitive

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“Quella di Confindustria è una proposta decisa e quanto mai attuale. Un taglio al cuneo fiscale da 16 miliardi porterebbe nelle tasche degli italiani 1.223 euro in più ogni anno, limando il cuneo fiscale al di sotto del 41%”, ha commentato il presidente di Confindustria Piacenza Francesco Rolleri. Il presidente nazionale di Confindustria, Carlo Bonomi, ha infatti avanzato una proposta di taglio strutturale delle tasse che prevede uno sconto tra imposte e oneri, per due terzi ai lavoratori e un terzo ai datori di lavoro. “In Italia c’è una fascia di cittadini che sta soffrendo, sono quelli sotto i 35mila euro di reddito, quindi bisogna intervenire per mettere più soldi in tasca agli italiani”, ha dichiarato Bonomi. Il taglio del cuneo fiscale potrebbe immediato respiro a tante fasce di lavoratori colpite dal carovita e risponderebbe all’annosa questione di ridurre gli oneri a carico dei datori di lavoro e dei dipendenti.

Il tema della riduzione del cuneo fiscale si collega a quello del salario minimo, ormai affrontato da tempo nel dibattito pubblico sulla necessità di introdurlo anche in Italia (l’ultima proposta è del Movimento 5 Stelle), ultimo grande paese dell’Europa occidentale a non averlo. “Specialmente nell’industria, dove la contrattazione collettiva sancisce retribuzioni superiori ai livelli di un ipotetico salario minimo, l’alleggerimento degli oneri permetterebbe anche di agevolare in maniera rapida una salita dei salari netti”, ha aggiunto Rolleri.

Tra i Paesi OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), l’Italia ha il quinto cuneo fiscale più elevato. Lo ribadisce l’OCSE stessa nel suo rapporto ‘Taxing Wages 2022’, attribuendo al nostro Paese un cuneo pari al 46,5% del salario lordo. Ciò significa che in media il costo complessivo del lavoro in Italia è composto da 46,5% di tasse su redditi e oneri sociali a carico di datori di lavoro e dipendenti. Davanti a noi solo la Francia, l’Austria, la Germania e il Belgio. L’Italia però è seconda solo alla Francia per la più alta percentuale di cuneo fiscale a carico delle imprese (24%), tre volte e mezzo rispetto a quello sui lavoratori (7%). Più il cuneo fiscale è elevato e minore è lo stipendio netto percepito dal lavoratore, in percentuale al suo costo del lavoro complessivo e quindi più oneri a carico di tutti e riduzioni di disponibilità da entrambe le parti.

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