
Il rapporto congiunturale del secondo semestre 2020 di Confindustria Piacenza e quello del primo semestre di Piacenza Economia Lavoro e Società concordano nel rilevare come il sistema economico-sociale piacentino sia arrivato ad affrontare la crisi pandemica dopo un 2019 ancora in fase positiva anche se in rallentamento.
L’inversione di tendenza registratasi nel 2020 mette comunque in risalto i migliori dati di resilienza del nostro sistema economico nei confronti dei trend registrati mediamente in Emilia-Romagna tant’è che il presidente di Confindustria Rolleri ha dichiarato: “Oltre che dalle buone aspettative sul contesto, la fiducia nel rilancio arriva in ogni caso anche dalla consapevolezza che, come più volte successo in passato, l’industria piacentina, grazie alla sua resilienza e flessibilità, saprà adattare il proprio modello di business alle mutate condizioni economiche”. Successivamente ha poi motivato come la campagna vaccinale sia il vero punto di svolta per l’evoluzione positiva della situazione ed il contesto politico e macroeconomico sia internazionale che nazionale, apparendo più stabile, favorito anche dalle potenzialità dei fondi della Next Generation EU, contribuisca a guardare il 2021 con maggiore ottimismo.
Rolleri non si fa pregare e inizia mettendo in fila i primi riscontri: “In questo momento possiamo senza dubbio affermare che all’interno del sistema industriale piacentino si registra una fase di ripresa in diversi settori, dal manufatturiero al food ed altri. Una spinta determinata dal ritorno agli investimenti potendo utilizzare le varie agevolazioni: ad esempio il settore edile ha potuto usufruire del superbonus 110%, del bonus facciate e l’eco-bonus. I numeri che registriamo sono molto interessanti e promettenti una ulteriore significativa crescita.
Anche il settore metalmeccanico delle macchine utensili sta iniziando a riemerge dalla situazione difficile, in cui si trovava fino alla fine dello scorso anno, grazie al potenziamento degli incentivi di Industria 4.0: gli ordinativi tornano a salire ed anche in questo caso ci aspettiamo una crescita che continui. In generale, a parte qualche caso particolare, il sistema industriale piacentino sta vivendo un momento di ripresa.
Fuori dal mondo industriale vediamo invece una situazione da incubo: i ragazzi che studiano da casa, bar e ristoranti chiusi, tantissime piccole aziende in difficoltà, dal turismo al commercio, ai servizi, la situazione si presenta drammatica. Il momento è davvero complicato da vivere, ma ora può appoggiarsi ad una ripresa dell’industria che si sta consolidando ed alla accelerazione della campagna vaccinale”.
Presidente questa è una fotografia della situazione venata di un evidente ottimismo tipico imprenditoriale…
Sicuramente il mondo dei prossimi anni non sarà uguale a quello pre-covid. Sarà caratterizzato da forti accelerazioni in alcuni settori legati all’innovazione, alla digitalizzazione ed alle nuove modalità di lavoro che già prima erano in crescita. Si consolideranno processi di miglioramento che offriranno alle aziende la possibilità di utilizzare nuovi sistemi per proporre i loro prodotti nel mondo: fare del webinar e azioni di affiancamento al cliente senza spostarsi, sfruttando le nuove tecnologie. Tutto ciò metterà in difficoltà il settore fieristico contribuendo però a migliorare i conti economici delle aziende.
Presidente proviamo a uscire dai numeri del sistema industriale e affrontare le relazioni socio-economiche e le ricadute sulla società del territorio… Sulla vita di tutti i giorni.
Certamente i cambiamenti in atto nell’organizzazione del lavoro impongono una visione della città più ampia, funzionale alle nuove dinamiche che favoriranno la nascita di nuove professioni e nuovi mercati: stimolando la crescita, sviluppo economico e personale. Sarà necessario riqualificare spazi inutilizzati, fuori e dentro la città, per favorire una sincronia dei luoghi di lavoro con lo sviluppo digitale. Creando in questo modo condizioni migliori per promuovere il sistema produttivo piacentino ed attirare nuovi insediamenti, si spera in ambito manufatturiero, offrendo aree già disponibili o riqualificando aree dismesse, dentro e fuori la città, evitando consumo di suolo agricolo.
Un altro progetto a cui stiamo lavorando è il ripopolamento delle zone montane utilizzando le nuove tecnologie per rendere realizzabile il desiderio di migliorare la qualità della vita trasferendosi in qualche borgo nella nostra bella provincia. Naturalmente non può mancare l’intervento dell’amministrazione pubblica in termini di servizi: sicuramente garantendo il funzionamento delle linee digitali, tenendo scuole aperte in piccoli comuni anche per pochi studenti e un servizio sanitario capillare. Poi noi imprenditori dovremo avere la lungimiranza di trasferire alcune sedi e gestire lo smart working, in modo intelligente, sviluppando una nuova cultura del lavoro legata ai risultati. Riuscire a ripopolare la montagna trovo sia un progetto stimolante in evidente sviluppo dopo l’emergenza covid.
Dal suo racconto emerge come la struttura imprenditoriale piacentina sia in salute ed evidenzi potenzialità concrete di superare questo difficile momento. L’accenno al progetto di rilancio della montagna, cogliendone l’emergenza, apre ad una visione più territoriale della ripartenza. Proseguire in questa direzione, organizzando una analisi delle emergenze createsi e delle nuove opportunità attraverso un lavoro partecipato, non dovrebbe essere un passaggio ineludibile per arrivare ad una visione territoriale di ripartenza e sviluppo?
Rispondo molto concretamente. In collaborazione con l’amministrazione Provinciale si sta ultimando il censimento delle attuali aree produttive, cioè aree dove è già possibile insediarsi, quelle dismesse dove c’è necessità di fare operazioni di risanamento e valorizzazione per renderle disponibili nelle forme richieste oggi dal mercato: non solo collegate al mondo attraverso autostrade digitali, ma caratterizzate da una significativa interazione con l’ambiente e la salute. Perché si realizzino progetti di questo genere non possono mancare incentivi pubblici compresi in una politica di sviluppo di medio-lungo termine di competenza del governo centrale.
Questa è la prima fase di un progetto che sfocia poi nel potenziamento di una operazione di marketing territoriale che ha già nel sito investinpiacenza.com il primo strumento attivo. Investinpiacenza.com nasce dalla volontà di promuovere la conoscenza di un territorio non congestionato, cerniera tra le aree più industrializzate del Nord Italia, in cui una tradizionale cultura dell’attenzione per gli aspetti qualitativi della vita, si riflette nelle attività di una manifattura d’eccellenza.
C’è poi il tema legato alla riqualificazione delle aree militari, nella nostra città particolarmente vaste. L’inaugurazione delle due palestre realizzate negli spazi dell’ex Laboratorio Pontieri è un esempio di come si possa ottenere risultati apprezzabili in tempi relativamente brevi: in questo caso ci sono voluti cinque anni dall’avvio della pratica amministrativa, la realizzazione dei lavori e in fine la disponibilità delle palestre per le scuole superiori. Riproviamoci per altri progetti, se si evitano inutili e sterili contrapposizioni politiche i risultati non mancheranno.
Parlando di territorio, non possiamo dimenticare la crisi delle Camere di Commercio provinciali in fase di accorpamento. Ce ne offre l’occasione la nomina di Filippo Cella quale Commissario straordinario della Camera di Commercio di Piacenza. Il mondo politico sull’utilità dell’accorpamento è diviso. Confindustria cosa ne pensa?
Assieme ad altre associazioni di categoria, a determinate condizioni, avevamo già raggiunto un accordo pro fusione tra le Camere di Piacenza, Parma e Reggio Emilia. Le tre condizioni sono: che vengano confermate le tre sedi, preservati i patrimoni dei singoli territori e rappresentanza paritaria all’interno degli organi. Una sola e più grande Camera di Commercio sarebbe in grado di tutelare gli interessi di tutto il territorio, nelle sedi amministrative di più alto livello, con più efficacia. Oltre ad attendere le decisioni di Parma e Reggio occorrerà vedere quali saranno le decisioni del nuovo Governo: accelerare il processo di accorpamento o tornare indietro.
Dall’accorpamento delle Camere di Commercio al posizionamento economico, culturale e sociale di Piacenza in un’area più vasta. A me pare che fino ad ora si soffra un deficit di relazioni con i territori a noi limitrofi. Con Parma addirittura al limite della contrapposizione…
Già ad inizio mandato ci eravamo detti di non costringere le nostre visioni all’interno dei confini amministrativi perché sarebbe stato un grosso limite in tempi ormai avanzatissimi di globalizzazione. Il nostro lavoro ci porta a confrontarci con il mondo intero, sarebbe stupido non farlo con le aziende di Parma, Milano o Pavia. Vorrei sottolineare che, proprio a Parma, abbiamo aderito a Le Village di Crèdit Agricole, un acceleratore d’impresa per startup che trova la sua spiegazione nel concetto “Collaborare per innovare”. Un incubatore di idee che si fa conoscere anche dagli imprenditori piacentini: il modo migliore per mettere insieme i territori condividendone le potenzialità.
E’ certo che dal punto di vista amministrativo scontiamo come aziende quello che questi confini rappresentano. Si dovrebbe mettere mano ad una riforma della amministrazione dello Stato per adeguarla alle nuove esigenze. Le aziende sono abituate ad adeguare velocemente uffici e organizzazioni alle esigenze di mercato: per noi è naturale è andare incontro alle esigenze dei nostri clienti. Questo sforzo dovrebbe farlo anche lo Stato a favore del sistema Paese. Pur troppo in questo caso entrano in gioco altre dinamiche.
C’è un tema ineludibile, che si presenta a medio-lungo termine, su cui vorrei fare alcune considerazioni: è quello della formazione. Premetto che da anni Confindustria intrattiene un rapporto di grande collaborazione con ISI Marconi di Piacenza sviluppando iniziative nel reciproco interesse, soprattutto nell’interesse dei giovani studenti e di tutto il tessuto imprenditoriale piacentino. Ci confrontiamo sistematicamente con un gruppo di ex studenti “ISI Group” sugli indirizzi dell’attività di formazione, sulle nuove dinamiche che si sviluppano nel mondo del lavoro, su quali sono i settori in crescita che sul nostro territorio offrono maggiori occasioni di impiego e opportunità di lavorare attorno a nuove idee. I risultati si stanno rivelando molto apprezzabili tant’è che sono in aumento le iscrizioni agli istituti tecnici. Ma c’è un vulnus su cui dovremmo impegnarci di più ed è quello della quasi totale assenza femminile nei corsi tecnici. Il problema non è riducibile ad una questione di genere, rientra nelle previsioni, ormai chiare, di un nuovo assetto del lavoro post-covid innescato dal rapidissimo sviluppo del combinato digitalizzazione-automazione. Nei prossimi anni la grandissima parte delle offerte di lavoro sarà per tecnici super specializzati e una crisi di disponibilità potrebbe addirittura mettere in crisi il comparto manifatturiero costringendo le imprese a delocalizzare. La partecipazione femminile ai corsi superiori di formazione tecnica, ingegnere progettista per esempio, diventa così strategica per il settore manifatturiero. Argomento questo su cui dovremo tornare con maggiori argomentazioni e nuove idee.




