
Durante l’incontro avuto con la nostra redazione Daniel Negri, presidente provinciale di Confcooperative, ha mostrato una grande voglia di “guardare avanti”. In parte ha sorpreso tutti perché, pur evidenziando le criticità post-covid dopo aver preliminarmente sottolineato il dramma sofferto dalla nostra comunità, le sue considerazioni si sono sviluppate attorno a due concetti ben chiari: coraggio e determinazione.
Questo l’esordio: “Il mondo cooperativo, per le sue caratteristiche, è riuscito a resistere seppur con grandi difficoltà. Utilizzando parte delle riserve patrimoniali abbiamo difeso i posti di lavoro riuscendo così a tenere in piedi il Paese assieme a tutto il sistema imprenditoriale durante il periodo più difficile di lockdown. Mi riferisco soprattutto allo sforzo di garantire i servizi primari: servizi ospedalieri, case di riposo, sistema agroalimentare, filiera logistica, filiera del consumo”.
Concludendo l’analisi dei problemi che si sono accumulati nonostante gli sforzi di tutto il sistema produttivo, il presidente indica una strada: “Penso che ora sia giunto il momento di avere coraggio. Se vogliamo generare lavoro e rilanciare sviluppo, obbiettivi assolutamente sincroni, occorre iniziare eliminando tutte le cause di irrigidimento del mercato del lavoro. Mi riferisco per esempio all’abolizione del Decreto dignità perché, nella situazione di emergenza in cui siamo, non ha senso tutta questa burocratizzazione sulle causali dei rinnovi del contratto a tempo determinato. Questa nostra posizione ci accomuna a diverse altre associazioni di categoria, quindi vorrei ribadire che è un tema anche nostro. Sempre in tema di lavoro vorrei segnalare come lo smart working da assoluta necessità sia poi diventato, dove possibile per il tipo di mansioni, un’opportunità per rivedere l’organizzazione delle dinamiche aziendali. Dallo smart working ha ripreso forza il tema della produttività, mai affrontato pienamente. Infatti, rispetto ad altri paesi europei a forte vocazione industriale manufatturiero, denunciamo un vistosissimo ritardo. Questi ritardi non ce li possiamo più permettere…”
Purtroppo è ancora diffuso l’equivoco che maggiore produttività sia sinonimo di sfruttamento. Andrebbe messa in campo una politica trasparente perché risultino chiari e disponibili i vantaggi.
“La produttività deve essere un valore riconosciuto alla forza lavoro, il sistema cooperativo ha ben chiaro il problema tant’è che proponiamo una detassazione degli straordinari, premialità fiscali ed eventuali altri incentivi da concordare all’interno di trattative sindacali. Occorre assolutamente superare la valutazione della presenza e misurare invece il risultato”.
Un altro tema su cui vorremmo proporre una riflessione responsabile riguarda il cosiddetto Terzo settore. Penso non sia sfuggito a nessuno il forte disagio in cui si sono trovate le famiglie, gli anziani, i bambini, i disabili durante il lockdown quando si è dovuto rinunciare agli asili nido, ai centri educativi, centri diurni, alle più varie forme di assistenza …”
Proviamo a inserirci argomentando che l’emergenza appena descritta ha coinvolto o almeno sfiorato quasi tutti presentandosi in tutta la sua crudezza. Facendoci comprendere quanto la chiusura o la mancata flessibilità dei servizi alla persona sia stata in moltissimi casi destabilizzante.
“Vedete, è come la salute – chiosa Negri – l’apprezzi maggiormente quando soffri la malattia. Il Terzo Settore ci ha ricordato la sua insostituibile funzione. Noi di Confcooperative ci stiamo battendo perché venga rivisto, rivalutandolo, il rapporto misto pubblico-privato. Dove il privato non venga demonizzato bensì considerato capace di esprimere conoscenze ed esperienze che permettano maggiore flessibilità e capacità di colmare vuoti fuori programma. Il nostro modello di società privata con finalità pubblica è sicuramente da potenziare migliorandolo a beneficio del benessere della società.”
Se volessimo spostarci su temi più vicini al nostro territorio Confcooperative manterrebbe la stessa capacità propositiva?
“Più che proposte, siamo impegnati nel rilancio del valore delle aree interne sull’appennino piacentino attraverso cooperative di comunità già avviate, valorizzazione di progetti turistici, valorizzazione del patrimonio boschivo troppo a lungo trascurato. Questo lockdown sposta anche noi necessariamente su un piano autarchico per favorire il rilancio del nostro territorio. Lo facciamo, come si vede, privilegiando le aree più periferiche rispetto ai centri turistici più importanti.
Ma vorrei tornare al tema lavoro proponendo un argomento su cui riflettere per favorirne lo sviluppo, non in modo risolutivo però utile. Mi riferisco all’annoso problema della ricerca lavoro. Credo che occorra ripensare tutto il sistema, soprattutto il ruolo degli operatori privati: Agenzie interinali e consulenti per la ricerca e la selezione del personale, soggetti che hanno dimostrato la loro efficacia al contrario dei Centri per l’impiego. Anche i recenti provvedimenti legati alla strutturazione del reddito di cittadinanza non hanno prodotto gli effetti desiderati. Un ripensamento del sistema anche attraverso il coinvolgimento delle agenzie di collocamento private, unitamente ad un ruolo sempre più attivo delle imprese appare come la via prioritaria per recuperare funzionalità. Parliamone.




